
Isola Chiloé - 1 gennaio 2006
“La sua voce era tranquilla, sembrava spensierato. Sa esserlo, ma non lo è quasi mai fino in fondo. I suoi occhi chiari custodiscono pensieri. Non parla l’uomo, è scuro e resta tale anche se sorride e vive di corsa. La sua praticità spinge me ad abbandonare il mio mondo evanescente e complesso…”
ag

Puerto Varas – 30 dicembre
“Un lago e quattro casette colorate. Uno specchio di acqua blu cobalto e tanti prefabbricati rosso Magenta. Un lago andino alle falde di una schiera di vulcani incisi su di un cielo tagliente e bellissimo. Le nuvole si tingono di ocra, violetto, blu e rosa e al tramonto il blu dell’acqua diventa nero. Il verde delle piante intorno diventa scuro.
Sono sola alla fine del mondo. Sola con un piccolo uccellino nero e bianco. Mi guarda da uno scoglio, poi si lancia sull’acqua. Una breve incursione. Pesca e vola via.
Sono sola alla fine della terra. Una bambina corre verso di me. Ha i capelli scuri, ma la sua pelle bianchissima con le lentiggini tradisce il suo sangue misto. Passa oltre, mi guarda, torna indietro, si lancia sul pontile. Non era me che guardava, ma il pescatore solitario.
Sono sola e non c’è niente e nessuno che possa togliermi questo senso di solitudine mista a pienezza. Domani finisce un altro anno. 365 giorni travolgenti eppure che mi hanno reso letargica. Un anno pieno di eventi, che però mi ha reso quasi insensibile a certi piccoli dolori e ai distacchi che hanno caratterizzato questi ultimi lunghi mesi…”

"Nottata internazionale. Un brasiliano, una tedesca, un ‘venezuelano’, tanti cileni e qualche italiano. Passeggiata lungo le rive del lago. Si recupera qualche amico già emborrachado e si prosegue. Tanti nomi, volti, parole. Faccio fatica a ricordare come si chiama anche il mio vicino al tavolo. Intanto scorre il pisco, la bevanda tipica del Cile, ma io scelgo una caipiroska, mi ricorda un'altra fine d’anno trascorsa lontana da casa, in Brasile. Si corre da un locale all’altro, si finisce a ballare in un posto semi deserto, da film di Tarantino. Qualche passo di danza e l’atmosfera si scalda, uno dopo l’altro, anche i più restii si lanciano. Fa impressione registrare come le dinamiche siano così simili ovunque e come allo stesso tempo i particolari così diversi. Dopo qualche ora si rincasa, nella mia piccola stanza che si affaccia sul lago e sul vulcano”
ag
Deserto di Calama, Cile del Nord - 29 dicembre

“Pezzi di vetro
Quattro stracci
Stare bene a metà
Le note si mescolano nella mia testa e intanto sono di nuovo in volo. Decollo, il quinto in sei giorni. Comincio a confondere volti, letti, alberghi, frasi dette e non dette, tutto a tempo di musica. Mi accompagna sempre più di frequente in questo ultimo periodo, una specie di colonna sonora. Se i ricordi si confondono, basta qualche nota e mi tornano in mente pensieri che temevo di aver perso. Sento gli odori, ricordo gli sguardi e i colori.
Tutto corre, come questo aereo che in pochi secondi taglia il cielo e le nuvole . Luce, ombra, luce, ombra e poi si alza al di sopra delle nuvole e resta solo l’azzurro di un cielo qualsiasi…”
.....

Stamattina sveglia alle 4, ma sono riposata. Mi basta poco, essere insonni aiuta in certi casi. Ho chiuso di nuovo il mio bagaglio, stipato di abiti quattro stagioni: caldo, freddo, neve e mare. In questo Paese il clima non perdona, i cambi di temperatura sono repentini. Salgo in auto, attacco la musica e guardo fuori. Un cielo stellato, un filo di luna rosso. Intorno il deserto, poi le montagne innevate, poi ancora i geyser. Non so dove guardare. Troppi colori, sono due giorni che mi perdo nei colori. Il bianco delle saline, il rosa dei fenicotteri, l’azzurro triste delle lagune, il giallo dei cespugli sulle rocce. Sono frastornata. Sarà anche l’aria rarefatta. Siamo a
ag
In volo - 23 dicembre
“Supponiamo dei giorni a creare ricordi…
supponiamo un amore
supponiamo una stanza…
sapresti tacere il dolore e non portarmi rancore…
supponiamo che soffri perché amore non ti do… In volo verso gli Stati Uniti, ancora una volta. Neanche stavolta per fermarmi a lungo. Dieci ore, giusto il tempo di annoiarsi un po’ e ripartire. Un terminal dell’aeroporto. Incroci un volto, lo ami per un istante, ti piace la sua aria nomade. E’ un passeggero. La parola dice tutto. Andare, tornare, baciare, amare, dormire, cantare, salutare e ripartire. Bello, eccitante, triste e devastante…” Santiago – 25 dicembre

L’aria è calda, ma c’è un vento fresco che fa venir voglia di correre per le vie semideserte della città. E’ Natale, eppure sembra una pigra giornata d’agosto. Sono le otto di sera, ma il sole è ancora alto all’orizzonte. Penso di infilarmi le scarpe da ginnastica e andare. Ma in ascensore incontro Fra e decidiamo di scendere verso il fiume.
Incontriamo solo cani che passeggiano. Io e lui parliamo lenti. Da due anni non ci vediamo. Ci eravamo salutati a Rio de Janeiro. Era gennaio e facevano 37 gradi all’ombra. Ci eravamo confrontati: progetti, sogni e paure.
Sulla strada riprendiamo quella conversazione interrotta dalla partenza. Ora tutto ci sembra cambiato. Ci sediamo sulle rive del fiume, accanto a una coppia di cileni che prendono il sole. Ci riposiamo e il cane nero si accuccia dietro di noi. Sembra che ascolti i nostri discorsi. Sotto il ponte le acque impetuose del Mapocho che rompono il silenzio di questo quartiere residenziale della capitale cilena: Providencia. E’ la zona della borghesia, qualche anno fa i ricchi si sono spostati sotto le colline che accerchiano la città, ai suoi margini.
Alle nove ci siamo solo noi e il nostro cane per una notte. “Torniamo che è la sera di Natale”, eppure resto convinta che sia il 15 d’agosto e che in fondo non siamo poi tanto diversi da quelle serate in Amazzonia a fare progetti…”
ag