Ne abbiamo parlato a lungo nel nostro ultimo incontro.
Ci guardavamo negli occhi e pensavamo al tempo passato, alle scoperte fatte assieme. Un passato che non passa e noi a passarlo al setaccio usando altre parole, soggetti fittizi.
La curiosita', di quella parlavamo. E' quella che ci porta a spingerci piu' in la', dove non ci saremmo mai azzardati. E' la curiosita' a farci scoprire la bellezza, le bruttezze della vita, l'amore. Anche il pianto arriva dopo una scoperta inattesa, cosi' come una risata. Tutto nasce grazie alla voglia di scoprire, di oltrepassare il limite conosciuto.
In questi giorni lo sto facendo in continuazione. Scopro che e' meraviglioso confondere le lingue mentre penso, sogno, parlo. E' bellissimo non sentire la stanchezza dopo ore che cammino, oppure ignorarla perche' la voglia di vedere cosa c'e' al prossimo angolo e' piu' forte del bisogno fisico di fermarsi.
Oggi ho marciato per ore tra Brooklyn e il Queens. Chiacchieravamo in spagnolo e in inglese. Intorno a noi ristoranti polacchi a non finire. Poi siamo entrati da un rivenditore di mobili gestito da cinesi con un budda, cui i proprietari del negozio avevano offerto quattro arance grandi come meloni. Stremati dalla passeggiata nella zona industrialissima che marca il passaggio da Brooklyn al Queens, abbiamo avvicinato un tassista dal benzinaio per farci riportare a casa. Era domenicano e ha pure indovinato che il mio accompagnatore era colombiano. "Tienes el fisico de los colombianos", ha detto rivolto a Rod. Intanto, dietro ai capannoni, tra un cementificio e i mucchi di copertoni, si vedeva lo skyline di New York al tramonto. Sembrava di essere nel profondo sud, le terre abbandonate, dove nessuno osa mettere piede, eppure era Lei, inconfondibile e affascinante come sempre, grandiosa e terribile, opulenta e reietta. "No se' porque, pero esta ciudad me gusta siempre. Todos lo dias es una descubierta".
Curiosita', appunto, curiosita' e scoperta.
ag