IL DISTACCO
Sorvolo le Alpi. C'e' luce.
Bianco, giallo, azzurro. Nel cielo il sole e la luna si contendono il posto e io li guardo lottare, la pupilla chiusa, gli occhi stanchi.

Le ultime ore sono state "di corsa", non in senso fisico ma nella testa. Ho vissuto gli ultimi giorni a casa mentre ero gia' altrove. Il distacco. Inizia sempre un po' prima. E' un meccanismo di difesa. Piano piano. Passo dopo passo. Non senza esitazioni, ho pianificato questa partenza lunga con meticolosa freddezza. Saluti e baci messi in fila, scientifici. Li ho resi indolore. Ma poi c'e' sempre qualcosa che non puoi contyrollare, che evade la routine, che scardina la strategia. E allora prendi coscienza del distacco, della lontananza, del tempo che scorre e ruzzola via.
"Torni vero?" E mi e' sembrato di essere sul ciglio di un burrone. Troppo tardi per indietreggiare. Mille arrivederci con una persona e mai un addio. Spaventa e rassicura. Spaventa sapere che quella, per quanto ti allontani, e' casa tua e non ne esiste una uguale. Rassicura perche' l'unica certezza dell'allontanamento e' il ritorno che ristora e consola. E' la mia "casa" a darmi la forza di lasciare tutto e ricominciare. Sono i piccoli gesti, gli sguardi, il non sentirsi mai soli... Porto con me le parole e i gesti, gli sguardi e gli odori. Sono le cose per cui vale la pena tornare, sempre e comunque. Sono conferme, amore, felicita' di ritrovarsi e raccontarsi...
ag