New York Ore 10 p.m.
IL PAESE DELLE CONTRADDIZIONI
la gente e` estremamente gentile... quando ti vedono con una cartina, dall`inserviente all`uomo d`affari, ti offrono il loro aiuto; ogni commesso e` tutto un sorriso anche con due poveri giovani turisti; dicono sorry appena ti sfiorano; nessuno oserebbe mai superare la fila; un ragazzo vede una bambina spaesata e la riporta dalla mamma...
eppure sostengono la guerra e il piu` povero non ha diritto neanche alle cure mediche di base.
AMORE E ODIO
guardo l`edificio della rai: non posso far altro che ammirare un luogo che tu ami... eppure mi assale una vena di disprezzo per quel luogo che forse ti portera` via da me
le stesse sensazioni provo per una persona
e lui stesso in 10 secondi trasmette tutto il suo conflittuale rapporto di amore-odio per questa affascinante, caotica, alienante metropoli.
Francesca
Firenze Ore 10 a.m.
"Gizzina... apri gli occhi". La luce filtra dalle imposte solo accostate, sono in una piccola mansarda. E' la mattina dopo aver ritrovato la mia amica, dopo aver conosciuto i suoi nuovi amici, dopo aver tirato fino all'alba tra chiacchiere e confessioni, qualche lacrima e tante risate, è la mattina dopo Paolo e Francesca letto da Roberto Benigni, dopo una cena consumata mentre si progetta il futuro. Domani, per noi, è già qui. Siamo inquiete e felici. Traguardi raggiunti e indecisioni. "...Quanto vorrei essere come te...", "e io come te..." Ma siamo così diverse, caratteri troppo caratteristici e per questo è così utile il confronto, così devastante lo scontro, così forte la rivelazione che l'una fa all'altra sulle rispettive esistenze. Come se io vedessi lei e lei vedesse me da prospettive che da sole non avremmo mai conosciuto. Firenze è un incanto. I fiorentini rudi e superbi si sciolgono s mescolano come "miele nel vino" quando sentono la voce soave di una bambola di pezza che canta con il suo suonatore che l'accompagna e la guarda adorante. E' una sirena arrivata sotto i portici di Firenze dopo una piena dell'Arno. E' magia. E io dimentico le tensioni che ho respirato in questa città. Rumeni e magrebini, senegalesi e albanesi che battagliano per le strade e convivono nei palazzi storici abbandonati dai fiorentini. L'integrazione che non va, ma ora è tardi e il treno non aspetta. Salgo e mi perdo nella campagna fiorentina tra distese di girasoli e il cielo plumbeo. Sulla metropolitana però sento forte quella nostalgia che non mi lascia mai. E' New York che mi chiama...
Alessia