Il tempo si è fermato.
Questo blog è fermo a maggio, eppure ho continuato a consultarlo, come se volessi trovarci su scritte parole mie ma senza averle scritte.
Poi stamattina qualcuno mi ha spronato, mi ha scosso l'anima assopita. Così torno a me dopo il silenzio, soprattutto interiore, autoimpostomi inconsapevolmente.
Troppo difficile da spiegare, ma l'itinerario delle ultime settimane è stato pieno di imprevisti che non ho saputo mettere in parole. Tante tappe. Pensieri rimossi per procedere leggera. Le valige non possono attendere, devono essere chiuse in fretta e una volta partiti non si guarda indietro, che altrimenti si perde il treno.
Un po' di indifferenza, quella sì, che è l'unico modo per non restare zavorrati. Una volta, non molto tempo fa, qualcuno mi ha detto: "Il tempo cancella tutto. Ci fai l'abitudine alle persone che se ne vanno, io ne ho viste tante". Non è vero, o meglio, lo è solo in parte. Il tempo non cancella proprio nulla e soprattutto nessuno. Siamo noi a imporci di non ricordare, a rimuovere la memeoria del passato che è troppo bello da ricordare. Come per il gusto di un gelato che ci piace talmente tanto da darci la nausea.
E' vero, cancello ogni giorno quel pensiero, cancello New York, Urbino, le cascate del Niagara, il Cile, un secondo ultimo giorno a Columbus Circle, un secondo ultimo saluto a Times Square. Poi liquido un addio per il corridoio della casa dove sono stata per due anni perchè non ne posso più di saluti, evito di ricordare i trascorsi con qualcuno di troppo diverso da me per stare al mio fianco anche solo per sublimare una bella amicizia. Mi alzo distrutta la mattina, penso che posso anche non truccarmi la faccia, poi però indosso la maschera e ricomincio a nascondere e a tacere. Leggera, leggera volo nella vita della gente che mi circonda. Chi mi vuole fatina, chi jolly con il sorriso stampato fronte e pure retro.
ag
