Una giornata di sole. Passeggio per le strade a testa alta. Fa caldo e i ragazzi della New York University sono tutti nel parco a Washington Sq.
L'aria e' fresca ma sotto il sole fa caldo. Cammino piano e respiro la primavera e l'estate che si mescolano gia'.
Dopo la candeggina, torno a dipingermi dentro. Dopo la versione black&white, di nuovo i miei colori, le tinte sature dei giorni belli.
Strano, parlo di colori e sto leggendo un racconto, ambientato a NY, dove i personaggi si chiamano Blue, Black, White e Brown... Ne sono inflenzata? Forse. Ma e' bello lasciarsi conquistare dai libri. A volte e' necessario per recuperare il senso della realta'.

Scendo dalla metropolitana, anzi salgo. Mi ritrovo in un punto che rievoca la mia infanzia. Da un lato i localini del Greenwich Village, dall'altro un campetto di basket con la rete intorno. Dentro tanti ragazzi che giocano e urlano e accanto il parco giochi in plastica del McDonald. Dieci anni fa, da queste parti esisteva un piccolo caffe' italiano, Caffe' Lucca, dove venivo a prendere la sacra bevanda e la pizza rossa, calda, come quella che fanno a Roma. Ero con i miei genitori e mia sorella. Era tappa fissa delle nostre trasferte americane a New York. Ora restano i sexy shop e le paninerie, ma quel angoletto buio non c'e' piu'.
Usciti dal baretto, ci infilavamo nelle vie alberate del Village, piene di negozi con le fotografie sbiadite degli attori. James Dean, Humphrey Bogart, Paul Newman. Vintage a volonta', accessori dark, un posto surreale, soprattutto visto da una ragazzina italiana negli anni Novanta.
Adesso quell'atmosfera e' un po' svanita, o forse sono i miei occhi che sono un po' cresciuti. ...Preferisco credere alla prima.
Intanto corro verso la Broadway e attraverso Washington Sq. con i giocatori di scacchi, gli scoiattoli, i ragazzi che suonano e quelli che dormicchiano sui libri. Mangiano, questa enorme tribu' mista mangia in continuazione. Felafel, insalata, sushi, tzatziki, tutto in scatola, tutto da fast food.
ag
