Silenzio. In questa citta' non esiste.
La ricordavo proprio cosi'. Era lo stesso l'autunno passato. Nell'istante prima di chiudere gli occhi sento quel ronzio incessante. E' Lei, che vive 24 ore su 24. Non c'e' scampo.
La metro fa tremare i palazzi. Non importa che ci si trovi al secondo, al 16esimo o ottantesimo piano, devi abituarti al bicchiere sul comodino che oscilla.
Questa citta' ti toglie le forze e allo stesso tempo ti trasmette energia senza fine. Qui non ci si ferma mai, qui tutto e' provvisorio, scorre e va via. Le persone sono di passaggio. Nessuno potrebbe resistere una vita senza sentire il bisogno di spegnere le luci di Times Square, mandare giu' gli enormi interruttori della metropolitana e bloccare il traffico di taxi e limousine.
Un blackout per dichiarare la pace, per prendere il respiro, per spalancare le braccia.
Eppure la vita frenetica ti strega, ti investe, non puoi piu' farne a meno. Ebbra di pensieri e attese guardo fuori. Dall'appartamento che mi ospita, nuova tappa di un'avventura che mi fa sempre piu' nomade, vedo il Chrysler, il grattacielo con la punta a fontana rovesciata tempestato di luci, sembra una debuttante acconciata, sfoggia cristalli appuntati nella folta chioma d'acciaio.
Mi innamoro, ancora una volta. Perdo la testa. Una volta al giorno. Ogni mattina che mi sveglio e sento il ronzio che mi accompagna in questo posto al centro del mondo.
Non si dorme mai, il mondo assedia New York e New York si concede come se fosse sempre l'ultima volta prima dell'addio.
ag
