Ha vinto, ma solo perchè "il re è alle corde". Mi costa ammetterlo, avrei voluto una vittoria schiacciante e tutta in positivo. Invece è stato un trionfo in negativo. B. era fuori tempo massimo a ogni intervento. Sbagliava le parole: la riforma Moratti che tutti ci "criticavano", i "centri civici" invece che sociali. Toppava la camera nell'appello finale, lui, uomo televisivo per dna e formazione. Un disastro annunciato dal suo nervosismo. Si era visto a Matrix contro un Diliberto televisivamente sfavillante e pratico. Era esploso con l'Annunziata, fuggito via come Ombretta sdegnosa.
Ieri l'epilogo. Teso. Neanche il maquillage poteva nulla sul suo volto solcato dalla rabbia e dall'impazienza.
Prodi sembrava un cinese in coma, l'icona dell'antitelevisione. Si vedeva: qualche esperto gli aveva suggerito di "irretire" le audience guardando in camera e chiamandoli "amici". L'effetto era goffo, al limite del ridicolo. Una smorfia che il Professore ha corretto semplicemente tornando politico, ossia se stesso, con tutte le sue incapacità.
Meglio spontaneo che incapace e arrabbattato.
La figura peggiore però la fanno i giornalisti. L'Annunziata domenica si è lasciata risucchiare nel girone infernale messo in piedi da B. Troppo autoreferenziale: parlava di se stessa e dei giornalisti suoi amici. Anche se pienamente in accordo con le sue affermazioni, l'avrei preferita professionale e capace di tenere l'ospite come se fosse il più gradito del mondo.
Sorgi. Semplicemente imbarazzante. Ostaggio di cronometro e telecamere.
L'arbitro M.? Inutile. E quella frasetta gettata là alla fine era pietosa.
Non classificabili i circoli autoreferenziali del giornalismo notturno. Oscar della mediocrità a Studio Aperto, cui si aggiunge la lode per l'intervista "abbatti-par-condicio" di oltre venti minuti al premier con giornalisti schiavi a farne le lodi in diretta.
ag
