Mi sveglio pensando di essere a Roma. Ancora nel dormiveglia penso: "Oggi non ci torno a Urbino. Parto domani, che un'assenza in più non mi cambia il praticantato". Poi accendo la luce e il cervello. "Orrore: a Urbino ci sono già".
Bene, mi alzo e striscio in cucina. Le ragazze hanno già spalancato le persiane. Fuori la luce è accecante. Bianco, tutto bianco.
La neve, di nuovo...
Fa niente. Colazione, fila al bagno, mi vesto ed esco. Tanto chi ci fa più caso al meteo. Roba da vecchiette come direbbe il Dome.
Arrivo qui, in questo non luogo della comunicazione. Dove tutti pensano di sapere e potere comunicare qualcosa, appunto. E invece è il deserto della comunicazione. Perchè c'è una differenza sostanziale tra l'informare e il comunicare, e qui ormai siamo macchine da guerra sul fronte dell'informazione, ma sempre più scarsi su quello della comunicazione, che richiede una capacità di ascolto che qui è pressochè scomparsa.
Intanto si marcia a pieno ritmo per portare a casa le pagine di domani. Io e la mia Bravi usciamo da una settimana di giornalismo giorno e notte. Speciale radiofonico, inchiesta giornalistica, lavoro di fine corso. h24 del cervello. Attività mentale e poco tempo per pensare: sembra una contraddizione, ma analizzate bene le parole e vi sarà chiaro il distinguo.
Mentre scrivo, telefono, registro, riascolto e impagino, con la cuffia della conference call, si apre la maschera della chat (contatto terreno, grazie). "Tua sorella ha preso un bel trenta e lode con i complimenti dei prof." Quella si che era un'attività seria. il medico. Che bella notizia e fuori è anche uscito il sole. Sono fiera di mia sorella. Dice di tentennare, ma è fuoco che cova sotto una spessa coltre di cenere grigia. E il contrario di me che faccio fuoco e fiamme ma sento sempre l'acqua che arriva a spegnermi.
Lei ed io. Senso e sensibilità. Ragione e passione. Sono un po' di giorni che mi interrogo. Le mie scelte fino a oggi sono state dettate dalla seconda. Ma comincio a riflettere di più e davanti alle sfide mi fermo, prendo fiato. Prima di alzare il telefono mille censure. Prima di lasciarmi andare metto le mani avanti, mi proteggo. Schermata, così voglio. A volte temo di essermi impermeabilizzata. Questo posto, questi mesi, queste persone sulla mia strada, forse a questo sono servite.
Ho sempre creduto che mostrare le proprie debolezze e non verne paura fosse una forza e invece sto imparando che non è così. Che questo pensiero alla gente non piace.
Bene. Sollevo la testa, fuori c'è il sole. E' bellissimo. La neve brilla.
Per strada chiacchiero con la mia amica. Lei lo è davvero. Siamo smarrite.
Bene, passerà quando saremo lontane da qui. Quando saremo come quei due grandi vecchi che si vedono arrivare da lontano. Discutono tra loro, chissà di cosa parlano... Della vita, del giornalismo, della famiglia. Quando anche noi saremo in grado di discutere di tutto questo senza prenderla troppo a cuore, allora saremo davvero noi.
Lasciamo perdere l'epilogo della serata nel non-luogo.
Ora si esce. Ci attende la notte. Tra telefonate, sorrisi, un bicchiere di vino e un pizzico di leggerezza(?).
ag
