Dopo una settimana NO, è arrivato il momento di risalire. Chi mi era accanto ha vissuto con me questo lavaggio in varecchina.
Bianco, tutto bianco. Colori scomparsi.
Il bianco è molto peggio del nero perchè con le tinte scure è facile nascondere le imperfezioni. Ma il bianco..., è tutto in trasparenza. Ogni neo, un piccolo graffio, una goccia d'acqua. Non sfugge niente. Gli altri ti vedono, almeno chi ti vuole vedere e lo sa fare. Tu stesso ti vedi e lo spettacolo non è sempre gratificante. Ci sono cose di noi che non vorremmo mai sapere, ma che una volta passati davanti allo specchio non possiamo ignorare.
Andare, restare. Avvicinarsi, allontanarsi. Nascondersi, svelarsi. E' stata una lotta continua. Non è finita, ma si va avanti. Duri e senza voltarsi mai, che si rischia di inciampare.
Le emozioni si sono mescolate ai progetti lavorativi, alle complesse riflessioni su questa professione. Chi era distante si è spaventato per la mia tempesta. Questo lavoro è la mia vita, forse è proprio questo il punto. Perchè continuo a credere che una professione non può diventare così totalizzante. Perchè la vita è altro e le scelte non possono essere orientate da un mestiere, per quanto interessante possa apparire nei primi trenta anni della nostra vita.
Roma, New York, Parigi, Londra. Non so dove sarò tra qualche anno. Ma so cosa non voglio. Non voglio muri tra me e le persone che mi si avvicinano. Non voglio rimpiangere i momenti che non ho vissuto. Non voglio confondere la mia personalità con il mio ruolo professionale. Non voglio rinunciare alla semplicità.
Non ho risposte, solo dubbi. Non ho fatto la mia scelta, ma continuo dritta per la mia strada. Cado e mi rialzo.
ag
