Il mestiere segreto, quello che nessuno ti racconta, quello non impari neanche dopo mille ore di lezione frontale e mille giorni passati in una redazione. Quello che non vedi o non vuoi vedere. Un mestiere che ti cambia. “Più dura, più decisa, meno esitazioni!”
Un mestiere che va avanti a prescindere dalle persone che ascoltano o guardano e perfino dai protagonisti delle storie. Si arriva e si ordina la portata più sfiziosa: “Dì questo, mostra quest’altro, racconta la storia in 40 secondi e concludi con un bel sorriso”. Ma quale sorriso? Forse quello naturale che aveva quella persona quando ci ha visti entrare dalla porta?! Macché, quello è svanito dopo dieci parole del giornalista che ordinava la confezione a modo suo.
Allora, il sorriso a tutto dente della tv… Ma no, neanche quello è rimasto. Ormai c’è solo una smorfia triste. Ma state sicuri: da casa qualcuno se ne accorgerà. E’ l’effetto estraniante che solo un giornalista riesce a metter su così bene. Un enorme baraccone di falsità, di eccessi, di innaturale genuinità.
Ma l’importante è portare a casa il servizio. Non c’è tempo per le esitazioni. Non c’è spazio per l’umanità e tanto meno per le debolezze.
Così ci sentiamo tutti più bravi, ma anche sempre più soli. Isolati come eremiti, ma costretti a stare e raccontare la gente, pur non avendo con questa nessun contatto.
Sicurezza e professionalità!
Ma vale la pena perdere le proprie insicurezze, passare sopra ai dubbi, accantonare le persone e le emozioni per fare un mestiere che ti fa perdere il senso delle cose invece che insegnarti a capirlo e raccontarlo?
Me lo chiedo sempre più spesso, consapevole, però, di aver già scelto.
ag
