L’unico limite della libertà di stampa è l’"educazione" alla scelta dei giornalisti. Solo il saper gestire la propria responsabilità professionale può garantire il giornalista dalla censura e dall’autocensura. Decidere di scrivere o non scrivere, avere il coraggio di pubblicare o non rendere pubblico comporta un’assunzione di responsabilità cui non ci si può sottrarre esibendo bandiera bianca e gridando alla libertà d’espressione. E la satira, se stampata su un organo d’informazione destinato teoricamente a una platea globale, non è esclusa da questo ragionamento, perché parte della costruzione e interpretazione mediatica della realtà. Il limite, prima ancora che nella testa dei singoli, nasce dal contesto storico e sociale e dall’interesse pubblico. Non sempre la libertà d’opinione garantisce il bene comune. Ci sono casi, e le vignette danesi ne sono un chiaro esempio, in cui l’interesse generale e la situazione contingente suggeriscono di veicolare in altro modo idee, che pure possono risultare condivisibili, ma che se pronunciate o disegnate senza rispetto delle precondizioni democratiche possono innescare l’incendio.
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