
Puerto Varas – 30 dicembre
“Un lago e quattro casette colorate. Uno specchio di acqua blu cobalto e tanti prefabbricati rosso Magenta. Un lago andino alle falde di una schiera di vulcani incisi su di un cielo tagliente e bellissimo. Le nuvole si tingono di ocra, violetto, blu e rosa e al tramonto il blu dell’acqua diventa nero. Il verde delle piante intorno diventa scuro.
Sono sola alla fine del mondo. Sola con un piccolo uccellino nero e bianco. Mi guarda da uno scoglio, poi si lancia sull’acqua. Una breve incursione. Pesca e vola via.
Sono sola alla fine della terra. Una bambina corre verso di me. Ha i capelli scuri, ma la sua pelle bianchissima con le lentiggini tradisce il suo sangue misto. Passa oltre, mi guarda, torna indietro, si lancia sul pontile. Non era me che guardava, ma il pescatore solitario.
Sono sola e non c’è niente e nessuno che possa togliermi questo senso di solitudine mista a pienezza. Domani finisce un altro anno. 365 giorni travolgenti eppure che mi hanno reso letargica. Un anno pieno di eventi, che però mi ha reso quasi insensibile a certi piccoli dolori e ai distacchi che hanno caratterizzato questi ultimi lunghi mesi…”

"Nottata internazionale. Un brasiliano, una tedesca, un ‘venezuelano’, tanti cileni e qualche italiano. Passeggiata lungo le rive del lago. Si recupera qualche amico già emborrachado e si prosegue. Tanti nomi, volti, parole. Faccio fatica a ricordare come si chiama anche il mio vicino al tavolo. Intanto scorre il pisco, la bevanda tipica del Cile, ma io scelgo una caipiroska, mi ricorda un'altra fine d’anno trascorsa lontana da casa, in Brasile. Si corre da un locale all’altro, si finisce a ballare in un posto semi deserto, da film di Tarantino. Qualche passo di danza e l’atmosfera si scalda, uno dopo l’altro, anche i più restii si lanciano. Fa impressione registrare come le dinamiche siano così simili ovunque e come allo stesso tempo i particolari così diversi. Dopo qualche ora si rincasa, nella mia piccola stanza che si affaccia sul lago e sul vulcano”
ag
