
Sembrava un cortile al rovescio. Io e “il venezuelano” seduti su di una panchina, vista lago, con il vulcano striato di nuvole. Calma tutto intorno. A casa era già la mezzanotte. Qualche messaggio, qualche squillo a rompere la quiete delle Ande. All’improvviso i Pink Floyd scatenati. La prima reazione è turarmi le orecchie. Poi mi rivolgo al mio amico, sorride e la tensione si scioglie.
I passanti, compassati come solo i cileni sanno essere in tutto il Sud America, cominciano ad accennare passi di danza. Una bambina muove il bacino a tempo di musica, la via si anima ed è festa anche qui, nell’estrema periferia sud del mondo che si prepara a salutare il vecchio anno e accogliere il nuovo.
Ci voltiamo casualmente. Alle nostre spalle tanti volti affacciati alle finestre con l’espressione della sorpresa, della gioia, della malinconia, alcuni del sonno. Un vecchio balla, in boxer e canottiera bianchi. Un ragazzino si affaccia avvolto nel suo accappatoio giallo, poi arriva anche la mamma, lo bacia mentre lo veste per la festa. Qualcuno ci saluta e sorride delle nostre espressioni meravigliate. Tutti cercano con lo sguardo la fonte da cui proviene la musica. E’ proprio accanto alla nostra panchina, ma dal cortile al contrario non riescono a individuarla. Sono tutti incuriositi e io invento una storia per ognuno dei clienti di quell’albergo. Chi sono questi strani personaggi che festeggiano il giorno più chiassoso dell’anno nel posto più silenzioso della Terra? Alle otto di sera alcuni sono già acconciati per le feste. Gli uomini con il papillon, le donne inguainate in abiti da sera rossi e neri. I miei compagni di viaggio ancora in jeans dopo una giornata tra le montagne.
Nel cortile al contrario non si capisce chi sia la voce narrante e chi il protagonista.
ag
