martedì, 19 luglio 2005

Ancora bugie sul fronte americano

Rove is all around You!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roses are red
Now, I'm not naming names,
But, open your mouth
And I'll screw it like Plame's

Tana per Bush, grida il mondo. Ma Bush sembra già aver trovato il cavillo per salvarsi dal Cia-Gate.

Ricapitolando:

Nel 2002, Bush scatena l'offensiva politico-mediatica contro l'Iraq di Saddam. Il rais avrebbe avuto l'intenzione di comprare uranio dal Niger per dotarsi di armi nucleari. Questo basterebbe per legittimare l'offensiva militare alleata in Medio Oriente.

 

Ma Joe Wilson, diplomatico Usa in missione speciale in Niger, deposita un rapporto alla Cia in cui dimostra che la questione uranio è falsa. Il rapporto viene sistematicamente ignorato.

 

A marzo del 2003, gli Usa invadono l'Iraq.

 

Poco dopo esplode lo scandalo. Novak, editorialista conservatore, scrive che alcuni giornalisti hanno avuto la soffiata: l'ambasciatore Wilson, detrattore del presidente Bush, è il marito di Valery Plame, agente della Cia, nella sezione "Armi di distruzione di massa". La notizia nulla toglie alla gravità del Cia-gate, ma certamente contribuisce a screditare lo scomodo diplomatico.

 

Ma il delatore, che ha "cantato" l'identità della Plame resta nell'ombra. Due giornalisti, Judith Miller del New York Times e Matthew Cooper di Time, finiscono in tribunale per non aver rivelato il nome della fonte. La Miller si becca anche una condanna fino a 4 mesi di detenzione. Intanto comincia a girare il nome del consigliere Karl Rove, l'artefice più diretto del trionfo di Bush Jr., sarebbe lui la gola profonda del caso. Ma Mr. President nega con sdegno e dice che chiunque sia coinvolto nello scandalo sarà cacciato.

 

L'Amministrazione Usa nega tutto fino alla fine, fino a quando non è la stessa Miller ha dichiarare, qualche giorno fa: "Fu attraverso la chiacchierata con Rove che appresi per la prima volta che la moglie di Wilson lavorava per la Cia - scrive il giornalista, riportando la sua testimonianza - Rove mi disse che lavorava per l'agenzia su (questioni legate alle) armi di distruzione di massa? Sì".

 

Ora Mr. President gioca con le parole: "Avevo detto che avrei cacciato chiunque avesse commesso un reato", ben consapevole che non è possibile dimostrare la colpevolezza del suo beniamino Rove, dato che l'informazione riservata era già pubblicata nei memorandum interni e chissà quanti occhi indiscreti ci hanno gettato un'occhiatina...

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 18:45 | link | commenti (6)
categorie: esteri

Commenti
#1   19 Luglio 2005 - 20:11
 
più che dell'islam, mi sembri la pasionaria dell'antiamericanismo...

Maynard
utente anonimo

#2   20 Luglio 2005 - 15:34
 
in effetti....
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#3   20 Luglio 2005 - 16:06
 
Amo gli Stati Uniti, non per partito preso, ma perchè li ho vissuti. Chi fosse capitato più di una volta su questo blog se ne è certamente accorto. Amo le atmosfere surreali dei parchi, la perfetta capacità organizzativa di un organismo mastodontico che respira e cresce, amo l'ecologismo, il rispetto per la "comunità" e lo spirito di unione dei suoi cittadini. Le città, fuori misura, conservano un che di speciale: New York, scintillante e triste, grandiosa e fatta di piccole realtà, di storie di strada; Boston, così English eppure disinvolta come sono gli americani; Los Angeles, un altro mondo, una giostra sotto sole e palme, piena di vita, coloratissima e sfacciata; San Francisco, nel suo vento che soffia in qualsiasi stagione del mondo, si respira il profumo della libertà, i gabbiani sono tutti Johnatan Livingstone. Tutto questo lo hanno fatto gli americani, c'è il loro spirito e la loro identità dentro. Come potrei non amre questo grandioso Paese.....
Questo non significa che non si possa muovergli delle critiche. E poi, una cosa è l'America, ben altro è la sua Amministrazione. Bush non è per me un esempio da seguire, nessuno può censurare la mia opinione, soprattutto se sostenuta dai fatti. Il caso Cia-gate non è una mia invenzione.
Se qualcuno vuole discutere dell'America, sono entusiasta di farlo, ma per favore, parliamo di fatti.
ag_la_pasionaria
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente stellabianca78

#4   20 Luglio 2005 - 16:26
 
Nessuno mette in dubbio che si possa - e si debba - criticare l'America. E il fatto che tu ami le sue città ecc. non rende più oggettive le tue critiche. Se poi parliamo di Amministrazione, bisogna vedere cosa fanno "loro", ma cosa fanno anche gli "altri". Non tutti i fatti diventano notizie: per questo, bisogna anche saper scegliere a 360 gradi. Nessuno censura, ma attenzione a dire "se sostenuta da fatti": anche la questione uranio era un "fatto". Comunque, eviterò di fare altri commenti sulle tue Verità: potrebbero non perdonarmeli al momento del Giudizio Universale.

Maynard
utente anonimo

#5   21 Luglio 2005 - 12:42
 
ciao stellina baciatrice. Non ci sono dubbi che gli Stati Uniti siano un paese con delle evidenti bellezze, non solo paesaggistiche. Basti pensare alla Costituzione americana, l'unica al mondo che preveda il "diritto alla felicità". Ma converrai sul fatto che si tratta di un paese pieno di contraddizioni. Come quella, ad esempio, che concerne il divieto di "esporre" gli alcolici in strada, quando poi è possibile, con la sola carta d'identità, comprarsi un mitra in un'armeria. Ho solo una domanda per te: sottolinei "l'ecologismo" degli americani, mentre sono il paese più inquinante del mondo, nonchè uno dei tre a non aver aderito al protocollo di Kyoto. Come la mettiamo??
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ventosolare

#6   21 Luglio 2005 - 19:54
 
Parlavo dell'ecologismo dei cittadini, dell'attenzione che nei parchi naturali si hanno nei confronti dei visitatori, del rigore nella raccolta differenziata nelle case private. Appunto, questa è la differenze tra l'ammirazione per alcuni aspetti del popolo americano e il biasimo per le decisioni dei loro governanti, spesso scellerate. E' il caso, eclatante di Kyoto.
Secondo me non esiste una Verità sugli Stati Uniti, di certo io non penso di averla... Penso che dare un giudizio complessivo e monolitico sarebbe impossibile e soprattutto inutile. Come ogni cosa e ogni nazione, ecc., ci sono sapetti positivi e aspetti critici.
ag
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Viaggiatrice irrequieta e giornalista. Mi piace raccontare delle cose e delle persone. Per farlo mi affido alle mie sensazioni. I cinque sensi: odori, sapori, rumori e armonie, superfici e sguardi. Roma e New York. La mia vita si svolge a queste latitudini, tra crisi da jet leg e sbalzi di "temperatura"...

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