La vita è un viaggio, viaggiare è vivere due volte
Omar Khayyam,
poeta persiano del XII sec.
Ogni volta che parto sento una stretta allo stomaco, sudo freddo, sono entusiasta e allo stesso tempo ho paura. E' l'ansia che si prova di fronte alla prospettiva di scoprire nuove cose. Mondi, culture, scenari inediti per i nostri occhi. A volte, anche a causa dei tanti stimoli visivi che recepiamo oggi dai media, dalla pubblicità, dalla facilità di spostamento. Crediamo di aver già visto tutto e invece scopriamo che l'universo è infinito. Ci sono tantissime cose da esplorare e anche le cose già viste possono assumere nuove forme ogni volta che le rivediamo. Cambia l'umore, cambia l'esperienza, cambia la persona che ci accompagna, cambiano i colori... E così ogni volta che sono in un aeroporto, in una stazione, in un porto, mi sento elettrizzata e senza forze, allegra ma con malinconia. Lascio la mia casa per una meta predestinata, ma senza sapere cosa troverò.
Ma se partire è un pò morire, tornare lo è allo stesso modo, se non addirittura aumentato dal lasciare posti in cui potremmo non tornare mai. Mi è capitato di ritrovarmi, a distanza di molti mesi dopo il rientro, a pensare con una nostalgia opprimente ai volti di persone lontane, agli odori insopportabili dei mercati orientali, agli scenari struggenti di luoghi incontaminati e vastissimi... Sono stata male, ho pensato di impazzire chiusa tra le mura di casa, davanti ad un computer. Al freddo di gennaio dopo i Tropici, al caldo di agosto dopo i ghiacci.
E' la più bella forma di schizofrenia che si possa provare. E' incurabile. Per fortuna.
ag
