In certi momenti provo vergogna per lo scempio che si fa del mestiere giornalistico.
Sento in me l'indignazione per l'uso improprio della potente arma della carta e della penna, del video, di una voce che irrompe nelle case della gente. Un'arma potente e distruttiva se mal gestita.
E' vero che durante questa campagna elettorale "alla carbonara" se ne sono sentite di tutti colori, però è per me una sofferenza vedere che anche i giornalisti contribuiscono a "sollevare polveroni" privi di utilità e lesivi della deontologia professionale. Inutile chiedere scusa e aggiungere che comunque l'intervistato ha detto quelle cose. Il mestiere del giornalista non è quello di riportare tutto quello che registra, ma quello di filtrare i racconti dopo averli attentamente controllati e averne accertata l'affidabilità e l'utilità per la comunità dei suoi lettori. Chiunque è capace di trascrivere un nastro con un'intervista, non tutti invece possono permettersi di esercitare il loro giudizio critico e professionale su ciò che debba essere pubblicato.
Quello de L'Unità di ieri è un errore grossolano e certamente controproducente per la testata, per i suoi referenti politici e per il giornalismo tutto.
Come mi ha insegnato uno dei miei giovani maestri: "i fatti, i fatti, i fatti"; e poi, "ogni evento va verificato".
ag
