"Sono andato a votare stamane alle 6 nel mio distretto. Un esperienza vissuta a meta` per la stanchezza e per l'attesa in una fila lunghissima tra ispanici e neri che sparlocchiavano delle elezioni. Poco dietro di me parlavano della nonna di Obama morta ieri, della sfortuna di non poter vedere il suo nipote diventare presidente. Qualcuno ha cominciato a col dire qualcosa di religioso, "Amen alla sua anima, hallelulujah, dio nei cieli! Amen."
Una signora nera davanti a me vestita con quel che sembrava un tappeto parlava con se stessa. Ho chiamato un po` di amici.
Arrivato al seggio sono stato messo in uno standino con le tende piccolissime, tutti vedevano quello che facevo. Dentro c'era macchinario che era tra una slot machine b. Dovevo spostare un enorme leva che stava ai miei piedi da destra a sinistra, come se facendolo avrei azionato un ponte elevatoio. Era spaventosamente grande. Questo mi permetteva di iniziare il voto con una schermata meccanica con i candidati. Dovevo selezionarli con delle "X" attraverso delle strane chiavette speciali. Complicatissimo. Finito di mettere le "X" dovevo rispostare l'enorme leva da sinistra a destra, che emetteva un grandissimo "CLANG". Pareva che stessi riparando la caldaia di una nave, ma in realta` ho solo votato.
Sono uscito fuori che il sole non era ancora sorto del tutto, la fila era interminabile e tutta l'altra gente per strada si fermava a prendere il caffe` americano agli standini dove servono bagel con uova e pancetta. Ovunque c'erano colonne di vapore che uscivano dai tombini e dalle cucine.
Quattro novembre 2008. Ad Harlem ho votato per Obama".
A FRIEND OF MINE
"...Negli ultimi mesi ho visto scatenarsi un´emozione – e una nevrosi - collettiva senza confronti in altri periodi elettorali. Amici ansiosi, timorosi che un´impennata dei repubblicani all´ultimo momento potesse portare Obama alla sconfitta organizzavano serate in cui gli invitati arrivavano armati di cellulare e telefonavano a potenziali elettori in stati chiave come la Florida, l´Ohio, il Colorado. [...] Perché tanta partecipazione emotiva? Per noi che abbiamo votato Obama il motivo è in gran parte legato agli ultimi otto anni di presidenza Bush. Dopo la sua assai opinabile vittoria nel 2000 è stato come entrare in un tunnel: una guerra non necessaria che ha fatto centinaia di migliaia di vittime ed ha incrementato l´estremismo anti-americano; 5.000 miliardi di dollari aggiunti al nostro deficit che potrebbero paralizzarci per una generazione e che avrebbero invece potuto essere usati per garantire la sicurezza sociale, la copertura sanitaria di 46 milioni di americani che ne sono sprovvisti; la stagnazione dei salari, crescenti disparità reddituali, e una catastrofe finanziaria che è la ciliegina sulla torta di ventotto anni di deregulation repubblicana. Di fronte alla politica di divisione di Bush espressa dallo slogan "o con noi o contro di noi" non ci riconoscevamo più nel nostro paese , ci sembrava di vivere in una brutta caricatura dell´America, guidata da leader con cui non ci identificavamo. Al contempo il volto tollerante, cordiale, aperto, innovativo della cultura americana – un paese portatore di straordinaria innovazione sociale e tecnologica , dal jazz al rock and roll, dai diritti civili al femminismo a internet, una terra che ha assorbito e continua ad assorbire milioni di nuovi immigrati ogni anno in uno spirito di relative armonia - quell´America non aveva voce nella nostra vita nazionale. Per questa parte del paese Obama ha rappresentato la possibilità di riavere una vita pubblica, di dare concreta espressione ai migliori impulsi del nostro paese, riacquistare l´idea che gli Stati Uniti non sono solo un paese di feroci ineguaglianze, con una politica estera aggressiva, ma un paese ancora capace di produrre nuovi fenomeni entusiasmanti e importanti come la campagna elettorale di Obama".
ALEXANDER STILLE