"Scrivo perche' non sono mai riuscito ad essere felice. Scrivo per essere felice".
Orhan Pamuk
Mettere nero su bianco le idee. Sdoganare le memorie tribolate. Tessere i pensieri dopo aver districato i fili annodati.
E' l'urgenza di scrivere. Un bisogno naturale e incontenibile che si lega senza soluzione di continuita' con gli stati d'animo. Per Grossman, il dolore e' la scintilla che brucia dentro e porta a consumare la pagina. La scrittura che scioglie il groppo delle lacrime.
Per me e' la nostalgia il motore di tutto. Nostalgia di cose passate o lontane, ma anche di quello che sento talmente vicino da temerne il distacco nell'istante in cui lo stringo. Parlo di istanti felici, di risate, di tramonti, di lacrime e di persone. Quando vorresti fermare il tempo e preghi che l'universo si congeli per l'eternita'.
Scrivo perche' scopro quel languore dentro.
Scrivo perche' cerco l'ordine nel disordine.
Scrivo perche' mi fa sentire viva.
Scrivo perche' e' il solo modo che conosco per conoscere me stessa e realizzare la gioia e il dolore.
In questi ultimi tempi allontano la scrittura. Non me la sento. Sono svogliata, o forse semplicemente in attesa di una nuova nostalgia.
Non ho ancora la forza per allontanarmi da qualcosa che proprio non ce la faccio a lasciare. Ma la vita a volte va da se' ed e' meglio lasciarsi andare, non tentare di risalire controcorrente. Non stavolta.
Questa volta restero' a guardare. Quasi anneghero' nella nostalgia quando l'attimo sara' passato. Ma solo allora ricomincero' a provare il dolore disordinato e nostalgico. Solo allora, scrivere tornera' a essere urgenza e necessita'.
ag