Giornata primaverile a Roma.
Stanotte, rientrando a casa dopo la nottata amarcord a casa della biondissima Ila, dopo una torta Cameo carbonizzata alle due di notte, un Moricons impazzito che ripete la Costituzione a memoria e si agita nel suo pigiamino grigio-topo in cerca di conforto, dopo una lunga chiacchiera con il saggio Guido, la cui saggezza è superata solo dalla sua statura, insomma dopo tutto, mi sono infilata nella mia Micra testarossa per tornare a casa. Via Teulada era avvolta nella nebbia, risalendo Monte Mario guardavo Roma ai miei piedi e piano piano, salendo salendo ne scoprivo i palazzi e i suoi profili eterni. Arrivata nella via stratta stretta in cui sono cresciuta, tempestata di edera e scalinate eleganti, davanti al mio palazzo Melrose Place, gli uccellini già festeggiavano l'alba. Era troppo presto, ma loro se la annunciavano. Casa mia, questa è casa mia. E il mio pensiero volava oltreoceano, andata e ritorno in pochi secondi. Anche quella è casa e ancora è sera, mentre qui, qui non resta che dormire. Appoggio la testa "divisa" sul cuscino e dormo un sonno tranquillo e pieno di viaggi da questo mondo all'altro. E' bello avere due universi cui appartenere, è bello pensare di avere due case e non volerne abbandonare neanche una.
Instabile e felice.
ag
