Smobilitazione? Non ancora.
Si', e' vero, sto facendo il count down alla rovescia per la prima volta. Da New York aspetto Roma. Di solito e' il contrario e la mia ossessione e' sempre stata quella di lasciarmi l'Italia alle spalle per le luci del parco giochi piu' grande del mondo, la mia adorata New York.
Eppure, nonostante la gioia del rientro e sorprattutto l'ansia di riabbracciare chi non mi ha mai lasciato neanche con l'Oceano di mezzo, sono tranquilla. Lo studio, il lavoro, il tempo libero e le persone qui... Non so dire. Ma mi sento libera e in certi momenti leggera leggera me ne resto in disparte sul mio divano blu di Brooklyn che affaccia sul giardinetto del retro a osseravare la mia vita scorrere. E mi sento serena, credo di poter sopravvivere anche lontana dalle mie origini, lontana dalle complicazioni di casa. E' strano, e' molto newyorkese, e' spaventoso e in alcuni momenti penso davvero di aver perso il senso della realta'. E' come se vedessi avvererarsi le "profezie" di chi mi diceva "diventerai come gli altri. Tutti in questa citta' si distaccano". Ma io ho sempre pensato di non volerlo. Ora pero' mi serve per sopravvivere. Devo essere distaccata, altrimenti a ogni crisi prenderei un aereo e a ogni attimo di nostalgia mi sentirei persa. E invece galleggio sul mare dei miei pensieri e delle mie solitudini, dei momenti di gioia e di spensieratezza. Sono a bordo del mio divano blu e guardo il mare sotto di me e il cielo ritagliato dai bordi dell'oblo'. In questa vita fatta di sirene, marinai e mostri marini io resto sul mio sughero e vago tra le onde del destino, di questa esistenza che mi sono ritagliata giusta giusta per me. Mi piacciono le piccole avventure quotidiane e a volte abbandono la bussola e mi lascio trasportare. Fuori e' pieno di squali, ma a volte si lasciano ammaestrare. Pero', non significa che siano meno squali. E questo me lo ripeto in continuazione negli ultimi tempi, tanto che ho finito per non lasciar avvicinare neanche i delfini. Ho paura che mordano.
...Parole sconclusionate? Si'. Deve essermi entrata un po' d'acqua nella testa, oppure sono solo le mie sensazioni che scorrono e che neanche con la scrittura riesco piu' a riordinare...
Ma va bene cosi' e presto saro' su un aereo che prendero' incosciente e felice per poi tornare qui, a alleggiare verso una meta che ancora non conosco ma che non mette piu' paura.
Intanto coloro il mondo di rosso e mi piace poter scegliere ogni sera tra il burlesque e la musica classica, il cinema e la cioccolateria, gli hamburger e il pasta day nella mia casetta nell'enclave polacca della Brooklyn ebrea. La prossima impresa? Jenufa all'opera. Drammone cecoslovacco d'altritempi ma sempre attuale. Lei ama lui e lui la mette incinta per poi abbandonarla. Il fratello buono del fidanzato inaffidabile si innamora della ragazza rovinata, ma lei lo respinge e lui impazzito d'amore le sfregia il volto. La matrigna di lei, nel disperato e perfidissimo tentativo di lavare l'onta e nascondere il misfatto, uccide il neonato della ragazza. La addormenta e le dice che il bambino e' morto mentre lei era in coma. Senza piu' lacrime ne' speranza, Jenufa accetta di sposare il fratello sfreggiatore dell'uomo che l'ha rovinata. Ma prima del lieto fine, la tragedia. Al matrimonio viene fuori tutta la storia di morte e vilta', la matrigna ammette di aver annegato il bambino nelle acque gelide e tutti sono scioccati. Poi la vita riprende e Jenufa, ormai innamorata del futuro marito, ex sfreggiatore, decide di ricominciare a sperare. Per chi avesse difficolta' a capirla consiglio di sfogliare la cronaca nera in un qualsiasi giorno di ordinaria follia.
ag