Qualche annotazione dal taccuino dei miei pensieri confusi...
Ieri sera concerto di pianoforte. Stefano Bollani, pianista jazz. Dopo una giornata nera in cui sono stata bollata come "bipolare", "lunatica", pazza e sfuggente, ci voleva proprio un po' di musica per farmi tornare tra i vivi.
Una passeggiata nel campus della Columbia University, tra i ricordi di un periodo che sembra lontano anni luce e invece e' solo la fotografia di qualche mese fa freezata a meno dieci gradi, la temperatura media a New York in questi giorni.
Mentre camminavo per i viali, tra una chiacchiera e una risata, mentre le dita mi si congelavano, il pensiero tornava a fluire e le emozioni facevano capolino. Ho la mente e il cuore paralizzati in questo periodo, come se quello che mi succede scorre in una vita parallela alla mia.
Poi quella musica, la gioia scanzonata del pianista giovane e sorridente, non uno di quei musi-lunghi da musica classica un po' depressi e secchioni.
Silenzio, musica, jazz e applausi.
Si puo' leggere l'animo di una persona dalla sua musica? Questa domanda mi ronzava in testa assieme ai bemolle e ai diesis. Non lo so, so solo che alla fine del concerto ho chiesto al pianista di venire a cena con la mia cricca di amici. In fila tra i suoi fans, senza il suo nuovissimo cd da autografo, mi sono presentata e gli ho detto "Vieni a cena con noi!" Lui mi ha guardato un po' sbalordito, poi ci siamo messi a ridere e ha gentilmente glissato... Lo so, l'ho un po' spaventato, ma che importa?!
Altre emozioni...
Babel. Nella sera piu' fredda dell'anno, io e il mio coinquilino Rodrigo ci siamo spinti oltre il limite della resistenza umana. Abbiamo varcato la porta della nostra casetta di Brooklyn per andare al cinema. Viaggetto a Chelsea per vedere uno dei film piu' tristi e colorati degli ultimi tempi. Bello il film, con qualche eccesso di stereotipizzazione sui messicani, perdonabile a un regista messicano come Inarritu. La fotografia e' eccellente e Rodrigo piangeva come un bambino davanti a Bambi. Emozioni. Forse per questo il film mi ha colpito, mentre ad altri non e' piaciuto. Io ne avevo bisogno.
Pastrami e apple crumble nel deli di Woody Allen. Che delizia! Abbimo festeggiato l'assunzione di Daniel con una cenetta ebreo-americana servita da una cameriera nera di Brooklyn. I suoi occhi stanchi, la faccia imbronciata, i modi rudi. Poi ci siamo incontrate nel sottoscala. "Non posso piu' aspettare - mi ha confidato - ho un lungo viaggio verso casa e fuori si muore di freddo". ...Anche io vivo a Brooklyn e casetta mi aspetta. New York non dorme e io la attraverso come un'ombra.
ag
