martedì, 02 gennaio 2007

Diario di una trasferta

New York-Miami 17 dicembre


Mi lascio alle spalle New York e il caos natalizio, le bellezze che fanno shopping sui tacchi a spillo, gli arechrishna con i loro campanellini che aggiungono rumore al rumore, i babbo Natale con le barbe posticce, le luci accecanti e gli sprechi.
Sbarco a Miami ed è quiete.
Mille stradoni che si incrociano come lingue di liquirizia. I latini che parlano solo spagnolo. Palme e lucine, qui il Natale è troicale e sottotono. L'aria è umida e la brezza solletica i sensi nella notte stellata. Pochi minuti per godere di questa sospensione temporale e New York sembra un altro continente. Il tassista parla in padua, il dialetto haitiano e a South Beach le cubane si agitano al ritmo della musica che trabocca dai locali in fila sul mare. Le bionde newyorkesi e i sikh che guidano spericolati sulla Broadway sono lontanissimi. Qui solo daiquiri e oyster bar. Mi addormento in un letto altissimo, a tre piazze, dal trentesimo piano si vedono solo grattcieli e palme e oceano.

@@@

Miami, 18 dicembre

Camilo è disertore. Anzi no.
Camilo è un uomo che non vuole piu' andare in guerra.
Camilo ha il diritto di dire basta.

Camilo viene dal Costa Rica ma i suoi genitori sono nicaraguensi. Suo padre è un poeta che ha fatto la rivoluzione e si è compromesso insieme alla sua sposa, Marisa.
Marisa non ha mai accettato che Camilo andasse in guerra. Fiera e dolce lo ha accompagnato per mano, ma non gli ha mai risparmiato rimproveri e avvertimenti. "E' una guerra immorale, non andare in Iraq".

Camilo non ha ascoltatoe ha scelto. Ha deciso di arruolarsi nell'esercito degli Stati Uniti d'America, di combattere per la libertà, di uccidere per la democrazia.
Ma l'Iraq è sporco e le insegne democratiche sono macchiate del sangue americano e di quello iracheno.
Camilo vede cose inimmaginabili. Torture che li' chiamano confessioni. I prigionieri sono rifiuti. Chiusi in un sarcofago e assordati per ore da martellate assestate con tutta la forza sul metallo. Bendati, nudi, spaventati ed esausti. E' la nuova Auschwitz della Santa Alleanza d'Occidente.
Camilo è mite e dentro si sente morire. Le sue origini tradiscono la sua determinazione. Camilo torna a casa per una breve licenza e decide che non può piu' combattere, non può piu' uccidere.
Forse è morto dentro, ma trova il coraggio di combattere una nuova battaglia. E' il primo.
Camilo si consegna. Diventa il primo disertore pubblico della guerra irachena.
Condannato a dodici mesi di carcere, Camilo non si arrende, resta nell'esercito anche dopo la scarcerazione per buona condotta e aspetta l'appello.
E' sereno e triste. Ha trenta anni e ama sua figlia. Non si vergogna delle sue scelte e racconta le sue ragioni contro la guerra mentre gioca sulla spiaggia con Samantha che ha solo sei anni.
Samantha è bella. Samantha è fiera e vivace come la sua stirpe. Samantha è tutto per Camilo che non esce dal Paese per paura di perderla, che vive per lei e si batte perchè almeno la sua bambina non debba vedere gli orrori della guerra civile o globale.
Occhi scuri, portamento impeccabile, Samantha e Camilo guardano l'orizzonte al di là dell'Oceano dalla spiaggia bianca e assolata di Miami la "latinoamericana".

@@@

Cleveland-New York 21 dicembre


L'attesa, poi il caos.
Ora è effetto notte.
Su un aereo tra l'Ohio e lo stato di New York, aspetto di ripiombare nel caos della mia città.
Quante volte in questi giorni ho pensato "voglio tornare a casa", e casa era New York. Lo dicevo senza pensarci, poi, un secondo dopo, realizzavo la differenza.
Casa è vicina, allora. Casa è qui sotto, la sorvolo mentre scrivo. La amo e lei sembra cosi' calda e accogliente. Forse è solo un'illusione, forse è un sentimento passeggero, ma ora che intravedo le sue luci nella nottescura, penso: "Finalmente a casa per il mio compleanno". Ma qui i giorni non finiscono mai e New york è la città che non dorme mai. Qui la stanchezza è consuetudine e il sonno cede il posto all'energia. A tenerti su è l'adrenalina di questa vta impossibile da desrivere.


ag

postato da: stellabianca78 alle ore 17:56 | link | commenti (1)
categorie: qualcosa di personale, new york

Commenti
#1   04 Gennaio 2007 - 19:59
 
Togliti i film dalla testa e prendi tu la regia dei tuoi racconti. Nelle parole l'anima c'è, secondo me. Buon anno e un abbraccio.

Lao_VI
utente anonimo

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Blogger: stellabianca78
Viaggiatrice irrequieta e giornalista. Mi piace raccontare delle cose e delle persone. Per farlo mi affido alle mie sensazioni. I cinque sensi: odori, sapori, rumori e armonie, superfici e sguardi. Roma e New York. La mia vita si svolge a queste latitudini, tra crisi da jet leg e sbalzi di "temperatura"...

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