Mi pare di vivere giornate che non si chiudono. Quando vado a dormire, per voi che mi guardate da Est è quasi ora di infilare le pantofole e scendere dal letto. Vi avviate verso il bagno e la cucina. Vi vestite, chi in silenzio, chi a tempo di musica, e andate a lavoro, mentre io sogno di voi, di quel che fate, delle giornate trascorse assieme e di cosa fate ora. A stento riesco a raccontarvi di me. Qui proprio non c'è tempo e a volte mi pare di aver perso il controllo.
Il mio "solito Lao" dice che sembro molto vicina al mio cuore, forse lo sono, ma ancora rischio di cadere e farmi male, di sbagliare strada e perdermi. Quante volte ci perdiamo proprio nei pressi di casa. Siamo in un luogo familiare e ci distraiamo. Ci allontaniamo e ci sentiamo piu' persi che se fossimo a migliaia di chilometri da casa.
Ila mi racconta della sua casetta, Ale anche. Tot lo vedo sulla vespa che corre come Nanni verso il suo appartamento, il letto a sinistra dell'entrata, lo stanzino grande tra la camera e il bagno che mi ricorda le case di un tempo con le giacche e il cambio di stagione. Leo con la borsa a tracolla e la sciarpa sul cappotto abbottonato fino all'ultimo. Il giornale in mano e una canzoncina a fior di labbra screpolate. L'aieno con lo sguardo ancora stralunato dopo Lamerica e le sue camicette, la sciarpa di Benetton e gli occhiali appannati. Morris che litiga e batte i piedi, poi si veste a nuovo ed esce nella notte che gli appartiene, un po' "disco" e un po' nostalgy.
Vi vedo rincasare ogni notte, i miei piccoli cronisti. Felici, infelici, truccati e stanchi, con il sorriso spento e la testa sempre occupata. Io intanto cammino sotto la metro di NY, tra la folla impazzita e stanca.
Scendo a Brooklyn ed entro nella mia nuova casetta. Vi porto li' con me, ogni sera. Come voi tolgo la maschera e la lascio sul comodino.
E' notte e voi state per indossarla nuovamente.
ag
