Ristrutturo il mio vuoto. Ricostruisco sulle rovine. Ogni volta devo ricominciare da capo. Alle fondamenta. Non resta nulla. Non i mattoni, che si sbriciolano, non i colori. Dove finiscono l'arancione e il blu dei muri quando il palazzo crolla? E le tende, perche' nelle scene di guerra in citta' tra gli scheletri incendiati delle case non si scorgono mai le tende? Qualche peluche, uno straccio da cucina, ma nessuna traccia delle tendine colorate, scelte con cura per lasciare entrare la giusta luce dalle finestre.
E subito piombo nei ricordi. La mattina a New York. Apro gli occhi. La prima cosa che vedo sono le tende e il mobile laccato di un bianco sporco. Le foto a colori, due lampade a strisce verticali colorate di rosso, celeste e giallo. La luce blu della sveglia.
Ancora una volta la mia mente comincia a ricostruire. Memorie di testa, memorie del cuore.
Poi mi alzo, raccolgo le forze, poche, inutili, molli. Vado avanti senza guardare indietro. Almeno ci provo.
La Russia ha accresciuto il mio freddo dentro con il gelo delle sue superfici in bianco e nero. Qualche grigio, soprattutto quello del cielo sopra Mosca, che in questi giorni sembra aver contagiato l'Italia. Forse l'ho portato io...
Forse mi va di ricominciare a scrivere. New York mi ha contaminato ancora una volta.
ag