Ho dovuto aspettare di essere di nuovo nella pancia di un aereo per trovare l’ispirazione e il tempo di scrivere. Non riesco a chiudere occhio nonostante la stanchezza. Sento una morsa allo stomaco e ho la bocca secca. Mi sembra di tornare a casa e comincia a diventare patologico. Un anno fa lo stesso percorso, piu’ o meno negli stessi giorni. Alla ricerca di un isola tranquilla che trovo solo a Manhattan. Gia’ dalla dogana I miei cinque sensi si riattivano, tutti assieme. Pare un risveglio, che non so spiegarmi. Gli odori sopra a tutto. La moquette delle sale di attesa. Il caffe americano che sorseggiano i polizziotti di frontiera. Poi i rumori, le voci. I colori del padiglione dove ci ammassiamo da immigrati. Il contatto con i cartoncini per l’ingresso, uno blu, per tutti e quello verde per i non residenti senza visto. Sei mai stato nazista, terrorista, islamista, drogato, rapitore, ladro o comunista? Ho ancora timore a mettere tutte le crocette al posto giusto. Basta una stanghetta sbagliata e nella terra delle opportunita’ sei schedato come lier, bugiardo.
Ma la sorpresa oggi e’ un salto nel passato. Facendo le valigie ho buttato dentro il classico libro salva-tempo, la ciambella di salvataggio contro I vicini scocciatori e la noia delle ultime ore prima dell’atterraggio. Dentro ci ho trovato due lettere bellissime, datate alla fine di agosto 2005. Erano le parole di arrivederci per la mia partenza di due anni fa, quando in solitario me ne ero partita per l’America. La sera del mio arrivo a New York, prima di chiudere gli occhi me le ero finalmente concesse. Una dopo l’altra. E avevo pianto di felicita’. Di una mi colpisce l’affetto, la stima reciproca, la fiducia nei rapporti di due sorelle che non potranno mai essere divise da nessuna distanza. Dell’altra i pensieri sconnessi che pero’ formano un mosaico perfetto di amore, di cura, di ricordi e complicita’.
Quelle due lettere le avevo dimenticate nel libro dei gialli, forse volutamente perche’ a volte l’amore fa male e ci fa pensare troppo a cosec he prima o poi comunque dovremo lasciare. Piu’ ci si concede piu’ si perde. Ma se non si ama non resta nulla da perdere e nulla davivere. Quelle lettere sono riemerse e a distanza di due anni servono proprio a fare il bilancio delle perdite e dei ricavi. Le parole scritte, come sempre, sono la mia unica ancora alla realta’, mi chiariscono quello che resta latente in me, difficile da decodificare nel mio caos-pensiero.
Due anni dopo tutto e’ cambiato, tranne l’amore dei miei scrittori che non mi hanno mai perso di vista. Io sono sgusciata fuori tante volte dalle loro vite, in punta di piedi quando volevo fuggire, urlando quando giocavo con le mie emozioni positive, con gli amori nuovi, con la vita distratta e piena dei giorni spensierati.
Or ache sono di nuovo in viaggio verso una casa mi sento libera. Dalle paure, dai limiti che noi stessi ci mettiamo. Libera di andarmene e tornare con la certezza di non perdere nulla di cio’ che davvero mi sta a cuore.
ag