Sto per lasciare casa.
Sto per tornare a casa.
Saluto i miei amici e la famiglia per tornare da amici e famiglia adottivi
Sensazioni contrastanti, che mi sfuggono tra appuntamenti, cose da ricordare, telefonate e messaggini.
Ricordini e promesse, baci e abbracci.
Dall'altra parte del mondo mi aspetta una casetta calda, calda, un guardaroba che a riaprirlo dopo soli dieci giorni, mi sembrerà nuovo, una cucina con le lettere magnetiche sul frigo per comporre parole in tutte le lingue, un amico a Washington, tanti sorrisi la mattina del mio ritorno in redazione e un cappuccino con tanta schiuma assieme ai miei fratellini...
A presto Italia.
ag
Giornata primaverile a Roma.
Stanotte, rientrando a casa dopo la nottata amarcord a casa della biondissima Ila, dopo una torta Cameo carbonizzata alle due di notte, un Moricons impazzito che ripete la Costituzione a memoria e si agita nel suo pigiamino grigio-topo in cerca di conforto, dopo una lunga chiacchiera con il saggio Guido, la cui saggezza è superata solo dalla sua statura, insomma dopo tutto, mi sono infilata nella mia Micra testarossa per tornare a casa. Via Teulada era avvolta nella nebbia, risalendo Monte Mario guardavo Roma ai miei piedi e piano piano, salendo salendo ne scoprivo i palazzi e i suoi profili eterni. Arrivata nella via stratta stretta in cui sono cresciuta, tempestata di edera e scalinate eleganti, davanti al mio palazzo Melrose Place, gli uccellini già festeggiavano l'alba. Era troppo presto, ma loro se la annunciavano. Casa mia, questa è casa mia. E il mio pensiero volava oltreoceano, andata e ritorno in pochi secondi. Anche quella è casa e ancora è sera, mentre qui, qui non resta che dormire. Appoggio la testa "divisa" sul cuscino e dormo un sonno tranquillo e pieno di viaggi da questo mondo all'altro. E' bello avere due universi cui appartenere, è bello pensare di avere due case e non volerne abbandonare neanche una.
Instabile e felice.
ag
Promemoria per me stessa...

Un grazie a tutti quelli che mi hanno supportato e soprattutto sopportato.
agQualche annotazione dal taccuino dei miei pensieri confusi...
Ieri sera concerto di pianoforte. Stefano Bollani, pianista jazz. Dopo una giornata nera in cui sono stata bollata come "bipolare", "lunatica", pazza e sfuggente, ci voleva proprio un po' di musica per farmi tornare tra i vivi.
Una passeggiata nel campus della Columbia University, tra i ricordi di un periodo che sembra lontano anni luce e invece e' solo la fotografia di qualche mese fa freezata a meno dieci gradi, la temperatura media a New York in questi giorni.
Mentre camminavo per i viali, tra una chiacchiera e una risata, mentre le dita mi si congelavano, il pensiero tornava a fluire e le emozioni facevano capolino. Ho la mente e il cuore paralizzati in questo periodo, come se quello che mi succede scorre in una vita parallela alla mia.
Poi quella musica, la gioia scanzonata del pianista giovane e sorridente, non uno di quei musi-lunghi da musica classica un po' depressi e secchioni.
Silenzio, musica, jazz e applausi.
Si puo' leggere l'animo di una persona dalla sua musica? Questa domanda mi ronzava in testa assieme ai bemolle e ai diesis. Non lo so, so solo che alla fine del concerto ho chiesto al pianista di venire a cena con la mia cricca di amici. In fila tra i suoi fans, senza il suo nuovissimo cd da autografo, mi sono presentata e gli ho detto "Vieni a cena con noi!" Lui mi ha guardato un po' sbalordito, poi ci siamo messi a ridere e ha gentilmente glissato... Lo so, l'ho un po' spaventato, ma che importa?!
Altre emozioni...
Babel. Nella sera piu' fredda dell'anno, io e il mio coinquilino Rodrigo ci siamo spinti oltre il limite della resistenza umana. Abbiamo varcato la porta della nostra casetta di Brooklyn per andare al cinema. Viaggetto a Chelsea per vedere uno dei film piu' tristi e colorati degli ultimi tempi. Bello il film, con qualche eccesso di stereotipizzazione sui messicani, perdonabile a un regista messicano come Inarritu. La fotografia e' eccellente e Rodrigo piangeva come un bambino davanti a Bambi. Emozioni. Forse per questo il film mi ha colpito, mentre ad altri non e' piaciuto. Io ne avevo bisogno.
Pastrami e apple crumble nel deli di Woody Allen. Che delizia! Abbimo festeggiato l'assunzione di Daniel con una cenetta ebreo-americana servita da una cameriera nera di Brooklyn. I suoi occhi stanchi, la faccia imbronciata, i modi rudi. Poi ci siamo incontrate nel sottoscala. "Non posso piu' aspettare - mi ha confidato - ho un lungo viaggio verso casa e fuori si muore di freddo". ...Anche io vivo a Brooklyn e casetta mi aspetta. New York non dorme e io la attraverso come un'ombra.
ag