
Ho spolpato il mio primo tacchino per il ringraziamento. Sara' valida come prova di americanita'?!
Sono giorni strani, come il tempo a New York. Piove, tira vento, c'e' burrasca. Io sgattaiolo fuori dal letto la mattina, caffe' all'italiana, American style, poi mi vesto veloce e scendo nella metropolitana con la mia copia del New York Times. Otto fermate e sono in redazione.
Oggi e' un giorno come gli altri. Solo morti sul fronte orientale, mentre dalle nostre parti si festeggia questa ricorrenza chich, con Bush che salva il tacchino ma non i suoi soldati al fronte tanto meno le migliaia di civili iracheni. Ottobre e' stato record di morti dall'inizio della guerra.
Noi ci siamo riuniti. Thanksgiving italo-americano. Tacchino, polpette, lasagna, gnocchi, pumpkin cake (torta di zucca) e croissant a non so cosa fatti in casa.

E' davvero tutto nuovo e io sono qui a godermi questa sorta di Natale anticipato, con tutti che scappano a casa e io che una casa comunque non ce l'ho, se non adottiva. Sto con la mia "famiglia" newyorkese, divisa, pragmatica, risoluta e talvolta rude. Imparo a vivere da sola, a tenere dentro pensieri che sono abituata a condividere. Imparo a misurare le parole e a volte i gesti. Chissa' se e' un bene... Pero' la mia famiglia americana mi vuole bene, di questo sono certa, solo che paese che vai, modo di amare che trovi! Intanto mi sono gia' fatta ore di chat e conversazione con la mia famiglia d'origine. Io chiamo casa e loro ci sono sempre. Caldi, accoglienti, consolanti, sempre dalla mia parte. Gli amici, anche loro mi aiutano a superare la solitudine di una vita appena iniziata. Invece di uscire dalla pancia materna sono sbarcata nella grande metropoli dei sogni, un luna park di solitudini che si tengono bene a distanza. La sensazione deve essere molto simile a quella scomoda che prova il neonato appena venuto al mondo. Freddo, paura, troppa luce.
Eppure e' appena iniziata la vita. Tutto da scoprire.
ag

Ci vediamo nei tuoi film
ag

Due canadesi. Il primo ha vissuto per anni in Africa e poi si e’ trasferito qui ma continua a sognare i cieli infuocati e la savana. Il secondo lavora alle Nazioni Unite e nel tempo libero suona la chitarra in una band insieme a un mio amico bolognese. Il loro manager e’ un italiano di Pesaro. E… sorpresa delle sorprese, c’e’ anche un altro pesarese! Le Marche mi perseguitano?! Non diro’ che sembrava di essere a Urbino, pero’ e’ veramente strano quanto sia piccolo questo mondo e soprattutto questa citta’.
Ok, significa che sono arrivata. Voli per l'America = nessuno entri e chi entra e' un sorvegliato speciale!

Le ultime ore sono state "di corsa", non in senso fisico ma nella testa. Ho vissuto gli ultimi giorni a casa mentre ero gia' altrove. Il distacco. Inizia sempre un po' prima. E' un meccanismo di difesa. Piano piano. Passo dopo passo. Non senza esitazioni, ho pianificato questa partenza lunga con meticolosa freddezza. Saluti e baci messi in fila, scientifici. Li ho resi indolore. Ma poi c'e' sempre qualcosa che non puoi contyrollare, che evade la routine, che scardina la strategia. E allora prendi coscienza del distacco, della lontananza, del tempo che scorre e ruzzola via.
Trattengo il respiro.
Dopo la rincorsa rimango immobile sul limite estremo del trampolino. Mi godo questo tempo sospeso tra paure, ricordi e progetti.
Tutto finirà in un tuffo. Dura pochi secondi, ma sembra un'eternità.
Poi l'apnea.
Arrivederci Roma. Ciao New York
ag
Una pila di vestiti e apparecchi elettronici ammonticchiati sul divano.
Ottomila pensieri costretti nella mia testa che in certi istanti mi tolgono il respiro. Il sonno è già andato da qualche tempo.
Sono felice. Quei vuoti mentre parlo, quelle scosse mentre sto zitta. Le sospensioni del tempo che sembra bloccato e rende tutto così astratto. Mi sembra di vivere in uno dei miei sogni, in cui tutto è inconsistente e reale.
Mi sto godendo da spettatrice questi giorni surreali. E' come nuotare nel latte in un cielo di nebbia.
Che nessuno mi riporti a terra, please!
ag