giovedì, 23 novembre 2006

THANKSGIVING IN NEW YORK

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho spolpato il mio primo tacchino per il ringraziamento. Sara' valida come prova di americanita'?!

Sono giorni strani, come il tempo a New York. Piove, tira vento, c'e' burrasca. Io sgattaiolo fuori dal letto la mattina, caffe' all'italiana, American style, poi mi vesto veloce e scendo nella metropolitana con la mia copia del New York Times. Otto fermate e sono in redazione.

Oggi e' un giorno come gli altri. Solo morti sul fronte orientale, mentre dalle nostre parti si festeggia questa ricorrenza chich, con Bush che salva il tacchino ma non i suoi soldati al fronte tanto meno le migliaia di civili iracheni. Ottobre e' stato record di morti dall'inizio della guerra.

Noi ci siamo riuniti. Thanksgiving italo-americano. Tacchino, polpette, lasagna, gnocchi, pumpkin cake (torta di zucca) e croissant a non so cosa fatti in casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E' davvero tutto nuovo e io sono qui a godermi questa sorta di Natale anticipato, con tutti che scappano a casa e io che una casa comunque non ce l'ho, se non adottiva. Sto con la mia "famiglia" newyorkese, divisa, pragmatica, risoluta e talvolta rude. Imparo a vivere da sola, a tenere dentro pensieri che sono abituata a condividere. Imparo a misurare le parole e a volte i gesti. Chissa' se e' un bene... Pero' la mia famiglia americana mi vuole bene, di questo sono certa, solo che paese che vai, modo di amare che trovi! Intanto mi sono gia' fatta ore di chat e conversazione con la mia famiglia d'origine. Io chiamo casa e loro ci sono sempre. Caldi, accoglienti, consolanti, sempre dalla mia parte. Gli amici, anche loro mi aiutano a superare la solitudine di una vita appena iniziata. Invece di uscire dalla pancia materna sono sbarcata nella grande metropoli dei sogni, un luna park di solitudini che si tengono bene a distanza. La sensazione deve essere molto simile a quella scomoda che prova il neonato appena venuto al mondo. Freddo, paura, troppa luce.

Eppure e' appena iniziata la vita. Tutto da scoprire.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 21:00 | link | commenti (2)
categorie: qualcosa di personale, new york
martedì, 21 novembre 2006

ARRIVEDERCI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci vediamo nei tuoi film

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 23:49 | link | commenti
categorie: qualcosa di personale, new york
lunedì, 20 novembre 2006

Della curiosita' e della scoperta

Ne abbiamo parlato a lungo nel nostro ultimo incontro.
Ci guardavamo negli occhi e pensavamo al tempo passato, alle scoperte fatte assieme. Un passato che non passa e noi a passarlo al setaccio usando altre parole, soggetti fittizi.
La curiosita', di quella parlavamo. E' quella che ci porta a spingerci piu' in la', dove non ci saremmo mai azzardati. E' la curiosita' a farci scoprire la bellezza, le bruttezze della vita, l'amore. Anche il pianto arriva dopo una scoperta inattesa, cosi' come una risata. Tutto nasce grazie alla voglia di scoprire, di oltrepassare il limite conosciuto.
In questi giorni lo sto facendo in continuazione. Scopro che e' meraviglioso confondere le lingue mentre penso, sogno, parlo. E' bellissimo non sentire la stanchezza dopo ore che cammino, oppure ignorarla perche' la voglia di vedere cosa c'e' al prossimo angolo e' piu' forte del bisogno fisico di fermarsi.
Greenpoint, Brooklyn, New York 
Oggi ho marciato per ore tra Brooklyn e il Queens. Chiacchieravamo in spagnolo e in inglese. Intorno a noi ristoranti polacchi a non finire. Poi siamo entrati da un rivenditore di mobili gestito da cinesi con un budda, cui i proprietari del negozio avevano offerto quattro arance grandi come meloni. Stremati dalla passeggiata nella zona industrialissima che marca il passaggio da Brooklyn al Queens, abbiamo avvicinato un tassista dal benzinaio per farci riportare a casa. Era domenicano e ha pure indovinato che il mio accompagnatore era colombiano. "Tienes el fisico de los colombianos", ha detto rivolto a Rod. Intanto, dietro ai capannoni, tra un cementificio e i mucchi di copertoni, si vedeva lo skyline di New York al tramonto. Sembrava di essere nel profondo sud, le terre abbandonate, dove nessuno osa mettere piede, eppure era Lei, inconfondibile e affascinante come sempre, grandiosa e terribile, opulenta e reietta. "No se' porque, pero esta ciudad me gusta siempre. Todos lo dias es una descubierta".
Curiosita', appunto, curiosita' e scoperta.
ag
postato da: stellabianca78 alle ore 03:50 | link | commenti
categorie: new york
domenica, 19 novembre 2006

COME GLI ALBERI D’AUTUNNO

Mi hanno raccontato che le bandiere davanti alle Nazioni Unite sono disposte in ordine alfabetico.
Provero’ a fare lo stesso.
Ieri sera, festa nel village con un cocktail micidiale di gente, di sapori e profumi dal mondo.
Entro nella casetta arredata in stile minimalista newyorkese e vengo investita da un misto di parole, un esperanto corale.
Conosco per primo un violinista albanese che ha studiato a Firenze e ora fa il musicista freelance a New York.
Accanto a lui, un’algerina molto affascinante. Occhi grandi e scuri, capelli nocciola, fronte ampia e fisico affusolato. Una bellezza non scontata, misteriosa, d’altri tempi. Il suo modo di fare e’ opposto a quello dell’unico real American. Biondo, occhi di ghiaccio, sbraitava parole in slang e continuava a offrirmi drink. Abbiamo anche giocato a biliardo. “You’re my partner”. E infatti l’ho fatto perdere in tre mosse.
A che mi sono servite le serata al biliardo di Urbino se manco ho imparato a tirar di stecca?! Vabbe’, ma lui si diverte lo stesso e contina a sbraitare “great, great!”
Due canadesi. Il primo ha vissuto per anni in Africa e poi si e’ trasferito qui ma continua a sognare i cieli infuocati e la savana. Il secondo lavora alle Nazioni Unite e nel tempo libero suona la chitarra in una band insieme a un mio amico bolognese. Il loro manager e’ un italiano di Pesaro. E… sorpresa delle sorprese, c’e’ anche un altro pesarese! Le Marche mi perseguitano?! Non diro’ che sembrava di essere a Urbino, pero’ e’ veramente strano quanto sia piccolo questo mondo e soprattutto questa citta’.
Una francese de Paris che sprizzava francesitudine da tutte le lentigini. Non so, avete mai fatto caso che certe fisionomie sembrano portare il marchio delle origini? Lei era cosi’ simple e al tempo stesso naturelle, proprio come immagino le francesi quando le immagino…
 
A parte i due pesaresi, che forse andrebbero piazzati alla lettera P, oltre a me c’erano altri due italiani, anzi tre. Una veniva direttamente da Maputo, dove ha vissuto per anni. Chissa’ come ci si sente a spostarsi dal Mozambico alla East Coast Americana nel giro di 24 ore?!
E poi c’era un romano come me che lavora a UN e una che lavora a Beirut. Quante domande avrei voluto farle… Ma oggi la rincontrero’, quindi non ha scampo…
 
“I’m from Marocco”. Ricordo solo di aver pensato che non esistono marocchini cosi’ alti. E io che pensavo che fosse arrivato qui direttamente dalla Nba, dove era appena stato Giac! Invece no, era davvero marocchino e davvero cosi’ alto. Due metri? Si’, centimetro piu’, centimetro meno… Ne sono sicura perche’ per salutarlo mi sono arrampicata!
 
E infine, le due serbe. Non si conoscevano a Belgrado, nonostante vivessereo nello stesso quartiere ma si sono incontrate qui. Una lavora in banca, l’altra all’Onu.
 
Insomma, eravamo come le foglie d’autunno di Central Park. Tronchi pieni di nodi e addosso tutti i colori dell’arcobaleno.
 
ag
postato da: stellabianca78 alle ore 16:17 | link | commenti (2)
categorie: new york
venerdì, 17 novembre 2006

RACCONTO POCO SERIO

Per questa volta niente ruota bucata, niente volo cancellato, nessuna sfacchinata da un gate all'altro in cerca dell'aereo per gli Stati Uniti.
Questa volta sembrava tutto liscio. Biglietto ok, valige ovviamente sovrappeso ma la hostess mi fa l'occhietto e pure lo sconto (dimagrito di sette-otto chili in tre minuti), saluti ok, un po' di fila ai controlli, ma va tutto per il meglio.
Arrivata al gate chiedo alla sicurezza se posso comprare una bottiglia di grappa da regalare. "Certo, nessun problema. La fa sigillare e non apre piu' la busta ne' allo scalo ne' sull'aereo".
No problem allora. Mi affaccio al duty free, afferro la grappa invecchiata e vado alla cassa. Carta d'imbarco in una mano, carta di credito nell'altra.
"No signorina, mi dispiace, lei fa scalo in Germania, quindi nessun liquido verso gli Usa".
VERBOTEN, insomma!
Cerco di spiegare che l'uomo della sicurezza diceva esattamente il contrario otto minuti prima, ma la signora in rosa del duty free e' irremovibile. Ok, arrivederci e grazie.
Decido di comprare una stecca di sigarette (merce costosissima negli Usa) per supplire alla grappa mancata e fare sorpresa gradita al mio ospite. Premetto: mi ha sempre imbarazzato l'idea di regalare qualcosa con su scritto a caratteri cubitali "QUESTO UCCIDE". Pensiero ipocrita ma che devo farci? ...sara' un rigurgito di educazione borghese!
Afferro le sigarette e via alla cassa, dove pero' la tipa mi fa presente che le sigarette posso pagarle solo in contanti e io di contanti non ne ho abbastanza. Fine. Mi passa la voglia di regali e me ne vado al gate ad aspettare l'imbarco.
"Ticket please". Poi, pullmino fino all'aereo...
Aereo questo?!
Me, e' una sorta di bimotore azionato dai nani. Se non ci fosse quella scritta "Lufthansa" a rassicurarmi non salirei...
Ovviamente mi requisiscono la cabin bag, e' troppo grande per entrare nel bugigattolo! In mezzo alla pista di decollo apro la valigetta e sfilo la telecamera e qualche altra cosetta che non voglio si frantumi nel lancio dalla pista alla pancia dell'aereo.
Ok, finalmente a bordo.
Mi rilasso. Non so ancora che mi aspetta una corsa contro il tempo a Dusseldorf dato che, me ne rendo conto solo a fine volo, il mio aereo atterra alle 12:15 spaccate e la coincidenza prevede l'imbarco alle 12!
Immaginate una furia bionda con gli occhi indemoniati che si aggira con tre borse a mano tra un fiume di crucchi stipati nell'aeroporto per la fiera del mangiar crucco della domenica. Tedescone alte due metri impellicciate, stangoni biondi con la faccia rossa che assaggiano cioccolata e superalcolici, bambini urlanti su una giostra fatta apposta per l'aeroporto nei "giorni di festa"... Insomma, l'inferno!
Io corro con il mio piumino rosso, alla ricerca dell'aereo. Sono al terminal A e ovviamente il mio e' il C. Manco a dirlo...
"Il diavolo veste Prada"? No, oggi il diavolo ha un giaccone di Mango e trenta chili di bagaglio che trascina tra la folla. ...E mi guardano pure inferociti quando gli faccio notare che si tratta di un aeroporto dove la gente va per partire!
STOP ACTHUNG, LIMITE INVALICABILE
Ok, significa che sono arrivata. Voli per l'America = nessuno entri e chi entra e' un sorvegliato speciale!
Dopo una serie infinita di peripezie arrivo ai controlli. Raggi X, perquisizione corporale, apertura valige, raccolta liquidi e imbustamento di: 1 bianchetto, 1 lucidalabbra, 1 burro di cacao, 1 campioncino di fondotinta. Dopo essere stata bollata come nemica del popolo, mi concedono di arrivare all'aereo. Sono le 13,10.
Trovo il mio posto. Finalmente!
Ora pero' mi vergogno. Che umiliazione. Il regime della paura, non quello della sicurezza, funziona a pieno ritmo. L'uomo della sicurezza mi ha svuotato il beauty case. Ha rovesciato sul tavolo assorbenti, creme, foglietti, ecc. Tutto e davanti a tutti, poi li ha lasciati li', costernato anche lui per aver messo le mani ovunque.
Ora ne ho la certezza, i terroristi hanno vinto. Terrorizzano.
ag
postato da: stellabianca78 alle ore 21:46 | link | commenti
categorie: new york
lunedì, 13 novembre 2006

Il viaggio

SUONI Ogni rumore della notte prima e' un tonfo che rompe il silenzio del buio. Le porte di casa si aprono e si chiudono nervosamente. I primi uccellini cantano gia' alle quattro di mattina. Poi l'urlo scomposto della sveglia che squarcia la notte e fa venire l'affanno. E' ora! ...e di certo non esiti. Oggi e' il giorno della partenza.
 
ODORI All'aeroporto l'aria e' fredda e inodore. Qua e la' annuso la colla dei rulli che smistano le valige. Poi i duty free che sanno di distillati e tabacco, di profumi e dolci. I quotidiani che macchiano i polpastrelli lasciano il marchio inconfondibile della stampa fresca, bella da sfogliare. Le pagine ancora attaccate agli angoli schioccano quando le giri.
Sull'aereo e' forte l'odore dei sedili sovrastato solo dal caffe' riscaldato e dal pane confezionato in minuscole bustine di plastica. Tutto mi provoca un po' di nausea.
 
MEMORIE Durante il viaggio si accumulano dozzine di cose. Etichette per le valige, scontrini, bottigliette (ops, quelle non piu'), pacchetti di noccioline, pretzel e caramelle, biscottini monodose, giornali, salviettine e mille altri inutili gingilli. Sono i resti, la spazzatura dei viaggi, quelli che due mesi, o anche due anni dopo nel mio caso, ritrovi ancora dentro le tasche di valige e cappotti. Allora da spazzatura si trasformano in ricordi e non hai piu' urgenza di liberartene, ma voglia di custodirli assieme alle foto.
ag
postato da: stellabianca78 alle ore 23:12 | link | commenti (1)
categorie: qualcosa di personale, new york, viaggi mon amour

Il tuffo

IL DISTACCO
Sorvolo le Alpi. C'e' luce.
Bianco, giallo, azzurro. Nel cielo il sole e la luna si contendono il posto e io li guardo lottare, la pupilla chiusa, gli occhi stanchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le ultime ore sono state "di corsa", non in senso fisico ma nella testa. Ho vissuto gli ultimi giorni a casa mentre ero gia' altrove. Il distacco. Inizia sempre un po' prima. E' un meccanismo di difesa. Piano piano. Passo dopo passo. Non senza esitazioni, ho pianificato questa partenza lunga con meticolosa freddezza. Saluti e baci messi in fila, scientifici. Li ho resi indolore. Ma poi c'e' sempre qualcosa che non puoi contyrollare, che evade la routine, che scardina la strategia. E allora prendi coscienza del distacco, della lontananza, del tempo che scorre e ruzzola via.

"Torni vero?" E mi e' sembrato di essere sul ciglio di un burrone. Troppo tardi per indietreggiare. Mille arrivederci con una persona e mai un addio. Spaventa e rassicura. Spaventa sapere che quella, per quanto ti allontani, e' casa tua e non ne esiste una uguale. Rassicura perche' l'unica certezza dell'allontanamento e' il ritorno che ristora e consola. E' la mia "casa" a darmi la forza di lasciare tutto e ricominciare. Sono i piccoli gesti, gli sguardi, il non sentirsi mai soli... Porto con me le parole e i gesti, gli sguardi e gli odori. Sono le cose per cui vale la pena tornare, sempre e comunque. Sono conferme, amore, felicita' di ritrovarsi e raccontarsi...
ag
postato da: stellabianca78 alle ore 23:07 | link | commenti
categorie: qualcosa di personale, new york
sabato, 11 novembre 2006

L'apnea

Trattengo il respiro.

Dopo la rincorsa rimango immobile sul limite estremo del trampolino. Mi godo questo tempo sospeso tra paure, ricordi e progetti.

Tutto finirà in un tuffo. Dura pochi secondi, ma sembra un'eternità.

Poi l'apnea.

Arrivederci Roma. Ciao New York

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 22:21 | link | commenti (1)
categorie: qualcosa di personale, new york - roma a/r
giovedì, 09 novembre 2006

L'attesa

Una pila di vestiti e apparecchi elettronici ammonticchiati sul divano.

Ottomila pensieri costretti nella mia testa che in certi istanti mi tolgono il respiro. Il sonno è già andato da qualche tempo.

Sono felice. Quei vuoti mentre parlo, quelle scosse mentre sto zitta. Le sospensioni del tempo che sembra bloccato e rende tutto così astratto. Mi sembra di vivere in uno dei miei sogni, in cui tutto è inconsistente e reale. 

Mi sto godendo da spettatrice questi giorni surreali. E' come nuotare nel latte in un cielo di nebbia.

Che nessuno mi riporti a terra, please!

ag 

postato da: stellabianca78 alle ore 09:47 | link | commenti (2)
categorie: qualcosa di personale

BYE BYE

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 09:39 | link | commenti (1)
categorie: esteri

Chi sono

Blogger: stellabianca78
Viaggiatrice irrequieta e giornalista. Mi piace raccontare delle cose e delle persone. Per farlo mi affido alle mie sensazioni. I cinque sensi: odori, sapori, rumori e armonie, superfici e sguardi. Roma e New York. La mia vita si svolge a queste latitudini, tra crisi da jet leg e sbalzi di "temperatura"...

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