Segni.
Destino.
Scoperte e rivelazioni.
Niente succede per caso? O forse sì.
Credo nel destino e anche nel suo mandarci di continuo dei segnali. Possiamo coglierli o ignorarli. A volte però li interpretiamo in modo sbagliato. Anche questo e le conseguenze che ne derivano fanno parte del destino? O sono delle forzature?
E' il momento dei dubbi, delle domande. Galleggiano sulla superfice delle acque agitate. Galleggiano quando la tempesta sembra passata. E poi ancora quando torna.
Le tue parole mi arrivano consumate dalla distanza temporale, più che da quella dello spazio fisico che ci separa. Scopro le parole che non mi hai mai detto. Scopro quel mondo che proprio non vuoi mostrare. In fondo ho sempre saputo che esisteva, solo che amavo la confusione e non sopportavo l'ostinazione dei tuoi gesti muti.
Segni.
Le cose che ci scuotono devono essere essenzialmente brutte?
Forse.
Forse per scaldare un angolo gelido c'è bisogno di un incendio. Provoca danni, ma quello che non brucia, rinasce più forte, per il solo fatto di essere sopravvissuto.
E' il sorriso tra le lacrime che solo chi è magico riesce a strapparti. Io non ne sono mai stata capace. E' una schiera di folletti che cerca di sollevare un tappeto con al centro un corpo pesante. Non importa il perchè. Non c'è ragione. E' tutta questione di segni, di destini incrociati, di sesto senso. Non c'è bisogno di parole.
Guardo in silenzio gli sforzi dei lillipuziani e sono fiera della loro energia. So che la stanno regalando senza dire una sillaba.
E' il più bel regalo.
ag
Inizio 1959, New York City
La bruttezza di New York. Ma mi piace qui, mi piace persino Commentary. A NY la sensualità si trasforma completamente in sessualità - nessun oggetto che susciti la reazione dei sensi, non un bel fiume, belle case o persone. Odori terribili per strada, e sporcizia... Niente, se non il mangiare, forse, e la frenesia del letto.
...
Adeguarsi alla città piuttosto che far sì che la città corrisponda meglio a se stessi.
Semaforo.
Il cielo è di un azzurro cristallino.
Crudele. Ogni volta che alzo gli occhi al cielo in giornate come questa, il primo ricordo è l'attimo in cui un pompiere alza lo sguardo e vede un aereo di linea che si infila in un grattacielo.
Subito vengo distratta da un altra scena, più in basso, dall'altra parte della starda. Sul marciapiede due lavavetri, probabilmente maghrebini. Aspettano che il semaforo diventi rosso per accostare le auto. Arrivano una donna e un uomo. I due maghrebini lo guardano stupiti. Lui indossa una tunica lunga lunga, tutta rossa e soto si scorge un colletto giallo ocra. E' completamente coperto, ha solo un braccio e una spalla nudi. Capelli rasati e occhialetti.
Procede con le mani raccolte, quasi in preghiera. Trasmette tranquillità in mezzo a tutto questo caos di Roma la mattina. Un "piccolo Buddah" vicino allo stadio Olimpico e due maghrebini che lo osservano.


Avrei voluto avere la macchinetta fotografica con me.
Purtroppo ero troppo assonnata e stamattina, proprio stamattina, avevo lasciato la macchina sulla scrivania, tra le pile di cd, i giornali e i libri per l'esame...
Unica consolazione, finalmente nei miei occhi sono tornati i colori.
ag
Ieri sera, un amico, uno che vive di filosofia orientale e ama il silenzio, che sa osservare e riflette, mi ha scritto che "dobbiamo solo stare attenti a non farci disumanizzare troppo". Ha ragione, ma forse siamo già oltre.
Persone che si blindano per non sentire, capire, soffrire. Atomi impazziti che sfiorano altre monadi e rimbalzano via.
In certi momenti, ne sono certa, ci sentiamo tutti soli. E' come vivere in un bozzetto chiaro-scuro. La luce è sfumata, le ombre sono imperfette.
E' il caos calmo...
E comunque ci sono, a fatica, ma ci sono.
ag