Mi fai sorridere...

...E allora mi sento così

ag
Siamo condannati a scegliere, e ogni scelta
Può comportare una perdita irreparabile
ISAIAH BERLIN
Mi ha folgorato e ho iniziato a leggere il libro che conteneva questa dedica.
Sono i giorni delle scelte. La fantasia è relegata nel fondo della personalità. Ora bisogna essere risoluti, dare un verso alle cose, raddrizzare i quadri sbilenchi, ridipingere le pareti di tonalità più sobrie.
Sono i giorni degli addii, magari solo proiettati sulle persone. Senza neanche dirselo. E’ un addio provvisorio, a un certo tipo di rapporto, non diretto alla persona.
Basta esitazioni, basta rimandare. Ora che ritrovo un barlume di ragionevolezza e di ordine, mi sento di farcela.
Sono i giorni in cui non si può più trascinare cose e pensieri in una valigia, tra una città e l’altra. Quella scusa che mi sono auto-somministrata per due anni non funziona più.
Quindi mi getto nel lavoro, perché ora è lui il grande assente della mia vita.
Eppure sono strani giorni, perché ancora una volta indugio. Uno sguardo, un sorriso, un messaggio, un invito. Un’amica, i suoi bellissimi occhi blu che ti scrutano. Cerca di capire in poche ore come sto, cosa combino, se ho ancora bisogno delle nostre chiacchiere notturne, mentre lei si stira i capelli e io mi sdraio pigra sul suo lettone, tra mille foto e giornali e libri. Lei doveva essere qui, proprio accanto a me. Sono felice che sia altrove. La immagino mentre pedala leggera per le vie di Firenze, tra i turisti dietro il Duomo. La vedo che alza il telefono agguerrita e convincente. La rivedo alla sera, quando stanca ma felice rientra nella sua casetta. Si ferma in piazza, dove i musichi riempiono le ore della notte e poi sguscia via canticchiando. Mi mancano quegli occhi che non ti danno tregua, che impietosi ti scrutano l’anima. Non posso nasconderle nulla, neanche ora che è lontana. Senza parole ci parliamo in continuazione. Senza guardarci, ci vediamo ogni giorno.
Indugio in questa mollezza di emozioni e risentimento, felicità e insoddisfazione. Continuo a sbagliare e a voler risalire.
L’importante, forse, è continuare a lottare. Ma a volte credo sia solo una nenia che mi ripeto per sentirmi sollevata, soprattutto dalle responsabilità e dalle scelte.
ag
Con due spalle da uccellino
in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu.
...E la vita Caterina lo sai
non e' comoda per nessuno
quando vuoi gustare fino in fondo
tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte
il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie
di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle
che si spezzano in un secondo,
e non ti bastano per piangere
le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti
ti ricordi della mia faccia
quando la notte scende
e ti si gelano le braccia.
Ma se soltanto per un attimo
potessi averti accanto
forse non ti direi niente
ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora
con i riccioli sull'orecchio,
o se guardandomi negli occhi
mi troveresti un po' più vecchio.
Caterina questa mia canzone
la vorrei veder volare
sopra ai tetti di Firenze
Non sono sparita. Continuo a frequentare la blogosfera e a curarmi di questo spazio di fantasia e storie. Alcune vere, altre esagerate, frutto di proiezioni e desideri.
In questo momento però sto riordinando.
Mi alzo la mattina e finalmente so dove sono, i miei abiti nell'armadio, sparsi e sgualciti, ma tutti al loro posto e non in una valigia.
La tazza della colazione, sempre la stessa. La gatta che miagola e fa le fusa. Le piace rubare il cornetto. Anche lei è un po' umana dopo diciotto anni trascorsi in casa.
Mia sorella che studia o gurda la tv. D'estate, a ogni ora passano qualche telefilm o serial americano e quando non è impegnata con formule chimiche e nomi impronunciabili di ossicina umane, si fissa davanti al televisore in trance.
L'altro giorno anche io, per la prima volta dopo più di un anno, mi sono concessa Beverly Hills 90210 di prima mattina. Era una delle prime puntate. Brenda e Brandon, Dylan e Kelly..., erano tutti "molto anni Novanta". Che salto nel mio passato adolescenziale! Che sensazione strana di ritorno al passato.
Poi ieri, il matrimonio di una delle mie amiche del liceo. Rivedo lei sull'altare, la sua compagna di banco con il pancione di nove mesi. E' una femmina. E' festa. E' già in posizione e rischia di uscire sulla piazza centrale dell'antico borgo. A Calcata, tra casette coperte d'edera su cui sventolano le bandiere del Che. Sotto, una saletta da thè alla rosa blu. La mia compagna di banco di un tempo che vive con il suo uomo. Quando sono andata a trovarla, per la prima volta dopo due anni, mi ha aperto con un gattone rosso tra le braccia.
Siamo cambiate. Sono cambiata. Ma non così tanto come pensavo quando ero lontana da qui. Sono diversa ma le mie amiche di un tempo ancora mi riconoscono. Per loro sono ancora quella in fondo alla classe. Ultimo banco, fila centrale. Il migliore per imboscarsi. Per tutte sono ancora la capo-redattrice del Kaimano, il giornalino del liceo. Sono ancora la pazza Gizza che organizzava la discoteca in Sardegna e poi si addormentava sul sedile posteriore senza sapere chi l'avrebbe riportata a casa e in quali condizioni. Che giocava al se fosse, aspettando le due di notte per uscire. Mai stanca, mai noiosa.
Chi mi conosce da poco ignora certe parti di me e a volte, me ne rendo conto, le ho rimosse anche io.
Bello accorgersi che ancora sopravvivono e sono la parte più genuina.
Intanto riordino e organizzo. Includo nuove idee e persone, ne allontano altre.
Al robivecchi ciò che è irrecuperabile.
ag

ag