

Arrivano alla spicciolata. Sono i miei tifosi sgangherati.
I primi sono loro, la bella coppia che mi vanto e mi accuso di aver messo assieme. La moretta e il biondinodall'aria intellettualoide. Si discute del più e del meno, di giornalismo, soprattutto. Sono le prime battute di un'estate che inizia svogliata a Roma. Luis ha passato tutto il giorno a fare lo squaletto davanti alla porta del furbetto der quartierino di turno. E' stufo, affamato, ma Pat è lì per consolarlo e l'aria della sera sembra dargli sollievo, gli si coloriscono le guance, a lui, così pallido e compunto, si scioglie e sorride.
Intanto arriva Super-Dado, camicetta verde militare e capelli ingellati al punto giusto. Ride e sorride di noi vecchi che parliamo di cose pallose. Dobbiamo sembrargli un tantino sconclusionati, come anche alla mia sisterina. Ci guardano sorseggiare l'aperitivo e darci qualche aria, ma sanno che è tutta scena, siamo scanzonati come e più di loro, piccoli medici in carriera. Che i giornalisti, si sa non crescono mai.
Intanto la Rossa già scalpita, lei è un bagno energizzante. Dire, fare, disfare, correre, ballare, e stasera, soprattutto TIFARE!!!! Quando arriva la bellezza col pancione inizia a cacciare urletti di gioia e sorpresa. Ma come si fa a non esultare davanti a tanti centrimetri di pelle che nascondono una creaturina? E la sua foto, poi, con i pugni chiusi. E' la lotta per la vita che d'istinto viene fuori già nel liquido amniotico... Maschio, femmina, si accettano scommesse, ma nel mezzo della serata, il "gineceo in cucina", come lo definisce Tot., delibera: "SPERIAMO CHE SIA FEMMINA". E se è maschio ce lo teniamo e lo viziamo ancora di più, che importa!
A platea completa, o quasi, che questi arrivano sempre in ritardo... Unico segno distintivo di chi di professione fa il giornalista...., ci schieriamo davanti allo schermo. Cinque file di sedie e tanta speranza di veder trionfare l'Italia,. almeno ai Mondiali. In galleria il Daddy e la Mammy che vigilano su questo fritto misto di tifosi messi nel frullatore e rimasti distinti.
Fischio d'inizio. La Rossa urla, la platea stringe i denti. Maddy, l'unica mezza avversaria della curva nord, tace e si trincera dietro il doppio passaporto e la diplomazia newyorkese: "Mica gioca il New York, sono tutti gli Stati Uniti, quindi quasi quasi, tifo Italia..." Citofono, suona, una, due volte... Ma proprio ora che stanno attaccando...?! (mi stupisco anche io quando uso termini calcistici!!!!!!! Mih... non ci posso credere, so anche che Rosetti è un arbitro e non un calciatore!!!!)
Gianvecchio è disperso ormai da ore. E pensare che aveva chiamato dicendo che era vicino alla meta... In galleria si vocifera di avvistamenti nei bar della zona per ricavarsi un posticino tra i tifosi in attesa da giorni. Ma poi la sua voce al citofono ci fa capire che erano tutti falsi allarmi. Lui, fedele agli accordi presi, è qui. La partita volge al termine del primo tempo, ma lui c'è.
Ovviamente è lui, Moricon's Show! Per lui non esistono giustificazioni, è il mio adorato disastro! Non c'è cura, non c'è inganno. Lui è così. Arriva e proprio mentre preme il campanello, l'Italia segna. 1 - 0 per noi e prosegue il calvario. Giocano davvero male e io, a volte ho la tentazione, quando vedo inquadrati i tifosi americani avvolti nei bandieroni super-mega-chic di tifare per loro! Ma sto in silenzio e non capisco il mio conflitto d'interesse calcistico... Che senso avrà poi, boh!
Ma poi arriva anche il Dome(è-uscito-dal-gruppo) che porta una ventata di... filosofia. Fine primo tempo, ci si avventa sulla cena e poi ci si concentra di nuovo che bisogna recuperare l'1-1!
Niente da fare, Maddy e i suoi riti vudu chiusa nel bagno a punzecchiare le mie bambole, sono riusciti. la partita è fissa, fino alla fine.
Qualcuno accende la luce. io mi guardo intorno e vedo questa sgangherata platea. Sento che mi sto riabilitando, che l'irrequietezza sta scemando quanto basta per vivere momento per momento.
Dopo anni di accumulo senza mai buttare nulla, ora inizio dalla mia camera, poi via via tutte le stanze. Rassetto, controllo, conservo e getto via quello che non serve, che ho lasciato lì per paura di sentire la privazione. Ma è solo smania di possesso condita e spinta dall'inquietudine. Ora che sono più stabile posso cominciare a mettere mano al tutto. Presto il superfluo scomparirà per lasciare il posto all'essenziale. Cose, giornali e riviste, e persone.
ag
Io sto a te come il limone al latte.
Tu stai a me come il pompelmo alla cioccolata.
Eppure ci capiamo. Di marca differente, ma siamo tutte e due crema vellutata alla fragola. Acidule, certo, ma piene di dolci risorse...
"Metto il vestito a fiori", dice Muller al telefono con il suo accento toscanaccio.
"No gattaccio furastico, non fare la bambinetta. Fagli vedere di che sei capace", risponde cinica Muller. Ma poi ci ripensa. "Sei una fuori classe (la regina degli yougurt), puoi vestirti come vuoi perchè sai sempre come far uscire la tua personalità e il tuo carattere".
"Ho preso il sole". Muller ammicca con il suo fare da gatta. "Allora sei irresistibile e i tuoi occhioni blu, severi, severi, diranno molto più di ogni straccio che indosserai", la rassicura Yomo.
Il mio gattaccio rognoso, che compie il miracolo. Come sempre si trasforma in un attimo in felino arisocratico, che alliscia il pelo e affila le unghie.
Yomo e Muller, sapori diversi, stesso grado di acidità. Ma assaggiali di nuovo e dimenticherai che si tratta di yougurt...
A Muller da Yomo
Il tempo si è fermato.
Questo blog è fermo a maggio, eppure ho continuato a consultarlo, come se volessi trovarci su scritte parole mie ma senza averle scritte.
Poi stamattina qualcuno mi ha spronato, mi ha scosso l'anima assopita. Così torno a me dopo il silenzio, soprattutto interiore, autoimpostomi inconsapevolmente.
Troppo difficile da spiegare, ma l'itinerario delle ultime settimane è stato pieno di imprevisti che non ho saputo mettere in parole. Tante tappe. Pensieri rimossi per procedere leggera. Le valige non possono attendere, devono essere chiuse in fretta e una volta partiti non si guarda indietro, che altrimenti si perde il treno.
Un po' di indifferenza, quella sì, che è l'unico modo per non restare zavorrati. Una volta, non molto tempo fa, qualcuno mi ha detto: "Il tempo cancella tutto. Ci fai l'abitudine alle persone che se ne vanno, io ne ho viste tante". Non è vero, o meglio, lo è solo in parte. Il tempo non cancella proprio nulla e soprattutto nessuno. Siamo noi a imporci di non ricordare, a rimuovere la memeoria del passato che è troppo bello da ricordare. Come per il gusto di un gelato che ci piace talmente tanto da darci la nausea.
E' vero, cancello ogni giorno quel pensiero, cancello New York, Urbino, le cascate del Niagara, il Cile, un secondo ultimo giorno a Columbus Circle, un secondo ultimo saluto a Times Square. Poi liquido un addio per il corridoio della casa dove sono stata per due anni perchè non ne posso più di saluti, evito di ricordare i trascorsi con qualcuno di troppo diverso da me per stare al mio fianco anche solo per sublimare una bella amicizia. Mi alzo distrutta la mattina, penso che posso anche non truccarmi la faccia, poi però indosso la maschera e ricomincio a nascondere e a tacere. Leggera, leggera volo nella vita della gente che mi circonda. Chi mi vuole fatina, chi jolly con il sorriso stampato fronte e pure retro.
ag