Ultime parole digitate su questa tastiera...
Punto e a capo.
ag
Ultimi momenti di un venerdì urbinate, l'ultimo dopo due anni.
Lunedì riapriremo la porta della redazione, ci alterneremo davanti alla commissione, come in un rito circolare che rievoca quello della selezione. Poi ci vestiremo per la serata estiva, ceneremo sul lungomare di Fano, balleremo fino allo stremo, tra una chiacchiera e un bicchiere di vino. Scenderà qualche lacrima, ne sono certa. Come sono certa che non potrei stare un giorno di più in questo posto, ma che mi mancheranno le persone, i luoghi e le parole "versate" giorno dopo giorno nel bicchiere comune della nostra esperienza unica e diversa per ognuno.
Ci richiuderemo la porta alle spalle con garbo e un altro capitolo delle nostre esistenze finirà archiviato nella memoria. Inizierà la nostra "adultezza", stavolta sì. Con l'orrore della scelta, un privilegio che ci è stato concesso, croce e delizia dei giovani fortunati. Le nostre vie si allontaneranno, correranno parallele, si incroceranno nuovamente e sarà bellissimo rivedere gli occhi che ogni mattina scurutavo epr capirne gli umori, senza bisogno di domandare nulla, che in questi casi l'essere giornalista si lascia da parte.
ag
Stavolta è davvero il count down finale.
L'ultimo Ducato è uscito sabato, mentre noi ieffegini facevamo l'ultima escursione a Orvieto tra riappacificazioni e incontri con le nuove leve delle scuole di giornalismo.
Oggi, ultimo lunedì, per mesi giorno infausto di sveglia che pian piano si spostava sempre più tardi...
Ultimi servizi per la nostra tv locale, le risate per gli stand-up con la faccia in mezza ombra, i capelli arruffati e gli scoppi di risa. (Ma oggi le ho superate tutte con la mia performance in giacca e infradito!!!) Ultimo articolo del Ducato online che sarà presto in pagina e chiuderà in bellezza il biennio.
Strane sensazioni ci colgono impreparati. Un misto di sollievo e malinconia. Certo non saremmo potuti rimanere un giorno di più, eppure succede di incrociare sguardi e pensare che d'ora in poi saranno distanti. Occhi che abbiamo amato e allontanato, ma che ci restituivano ogni giorno gli umori di ciascuno, le paure e il nervosismo, le soddisfazioni e i traguardi raggiunti.
Due anni fa siamo entrati qui marciando, correndo, battendo i pugni. Ci hanno smontato, fatto a pezzi e ricostruito. Avevamo amori e sogni. Lavati via, coltivati, cancellati, moltiplicati. Certamente siamo cambiati, come quando metti nel frullatore tutti gli ingredienti e poi lo accendi. Il risultato è composto degli stessi elementi ma è tutto diverso: sapore, odore e aspetto. Questo è vero per l'insieme, ci siamo mescolati e scambiati di posto, urtati e accarezzati fino a mescolarci e a influenzare l'uno gli umori e i sapori dell'altro. Ma è ancor più vero per i singoli. Monadi impazzite, sole e insofferenti allo stesso tempo di stare assieme. Ognuno di noi è diverso rispetto al suo ingresso qui. Cresciuti e disillusi, ma anche più forti e - chissà se è bene o male - un po' più distaccati e consapevoli dei propri limiti e dei limiti di questo mestiere.
ag
Non luoghi. Ne ho la collezione completa. Qui, solo pochi mesi fa, ho lasciato qualcuno e ho preso qualcun altro, perchè tutti assieme non si possono avere, perchè le persone entrano ed escono. A volte rimangono, ma siamo in pochi nella stanza centrale, in quella più piccola e nascosta. E' difficlile da trovare e soprattutto è impegnativo rimanerci. A volte è claustrofobica e chi soffre gli spazi apparentemente stretti, non ce la fa.
Gente che va, gente che torna. Avete mai fatto caso che le persone abituate a spostarsi hanno un'aria decadente, sempre un po' stanca, l'aria dell'abitudine, del "sono di nuovo qui".
Guardo fuori dai finestroni dell'aeroporto. Il cielo è livido. Questa volta è scomodo ripartire, sento di lasciare casa, anche se in realtà so quale è la mia. Ma questa volta è la seconda e la fine era già scritta. Scelta da me e quindi dovrei accettarla di buon grado. Ma non sempre le scelte sono felici, anzi, la maggior parte costano fatica e lasciano feriti sulla strada.

Non ho più scritto, non ne avevo la forza, la voglia, lo slancio. Forse non sapevo cosa dire di fronte ai cambiamenti che mi hanno travolto, ancora una volta. Per quanto te li aspetti, ti lasciano a terra, esanime, e devi curarti per riprenderti, devi respirare e capire, archiviare a volte, riscoprire carte dimenticate e ingiallite in altre occasioni.
Così New York è stata ancora una volta un soffio d'aria fredda che ti fa tremare e ti sorprende tra due grattacieli, proprio quando pensavi di essere al riparo.
Può mancarci qualcuno quando è più vicino? Sì, è così. A volte è più facile attraversare le distanze con una parola, che guardarsi negli occhi e sentirsi morire. Così capita di vivere momenti di panico in luogo di giubilo per qualcuno che si ritrova e sentirsi ancora vicinissimi a qualcuno che è ormai distante da anni. E' questo che rende meraviglioso il gioco dei rapporti, delle distanze. E' questo che mi spinge fino al limite, che mi tiene viva e mi fa amare i non luoghi. Sono stanze di preparazione, dove ci si convince di poter vincere ogni distanza, per scoprire poi la stanzetta in fondo al cuore, quella in cui solo pochi arrivano.
Panini express, voli express, metro express. Tutto corre, qui. Eppure ho scoperto anche questa volta che esiste una dimensione locale, fatta di gesti e parole, di silenzi e quotidianità, di sorrisi e intese, di persone che si fermano e restano.
Io, ora, vado.
ag