Preparo le valige con la mente, ma sono già lontana anni luce da qui.
Non importa cosa mi aspetta al di là dell'oceano. Lavoro, affetti, scoperte e delusioni. Parto, come sempre. Come quando da piccola i miei genitori mi infagottavano, mi caricavano prima sul taxi, poi sull'aereo e mi risvegliavo in un albergo. Tutti non-luoghi, da attraversare e lasciare, senza rimpianti, senza attaccamento. Allora era sorprendente quella sensazione di smarrimento, mi dava un'impressione di libertà. Non appartenere a nessun luogo, a nessuna terra o confine.
Tuareg nel deserto
Scalatrice sui ghiacciai dell'Antartide
Tangueira su di una pista da ballo di Buenos Aires
Archeologa tra i resti romani in Siria
Piccola americanina a Disneyland
.....
Tutti e nessuno.
Poi di nuovo infagottata e riportata a casa. Nella testa un po' di confusione - quella me la porto dentro e la custodisco con gelosia, anche se talvolta è scomoda - e tanti ricordi che non cicatrizzano, che non restano a fondo, ma si animano e popolano i miei sogni e la mia quotidianità. Niente è mai rimosso, le immagini e le persone che "vivo" si imprimono e mi impregnano. Non voglio che cambi ed è per questo, forse, che sono già lontana da qui. Non voglio diventare indifferente, non voglio nascondermi, non voglio addormentarmi, non voglio farmi scivolare tutto addosso.
Voglio invece continuare a sentire, a dire, a trasmettere qualcosa e a pretendere da chi mi sta vicino sempre di più. Aspettarsi dagli altri risposte e comprensione, o magari solo un sorriso, così intendo l'amicizia, l'amore, la conoscenza. Non voglio essere convinta del contrario, non voglio cambiare idea, non voglio arrendermi a chi dice che voler bene è non chiedere nulla. NO
ag
Ha vinto, ma solo perchè "il re è alle corde". Mi costa ammetterlo, avrei voluto una vittoria schiacciante e tutta in positivo. Invece è stato un trionfo in negativo. B. era fuori tempo massimo a ogni intervento. Sbagliava le parole: la riforma Moratti che tutti ci "criticavano", i "centri civici" invece che sociali. Toppava la camera nell'appello finale, lui, uomo televisivo per dna e formazione. Un disastro annunciato dal suo nervosismo. Si era visto a Matrix contro un Diliberto televisivamente sfavillante e pratico. Era esploso con l'Annunziata, fuggito via come Ombretta sdegnosa.
Ieri l'epilogo. Teso. Neanche il maquillage poteva nulla sul suo volto solcato dalla rabbia e dall'impazienza.
Prodi sembrava un cinese in coma, l'icona dell'antitelevisione. Si vedeva: qualche esperto gli aveva suggerito di "irretire" le audience guardando in camera e chiamandoli "amici". L'effetto era goffo, al limite del ridicolo. Una smorfia che il Professore ha corretto semplicemente tornando politico, ossia se stesso, con tutte le sue incapacità.
Meglio spontaneo che incapace e arrabbattato.
La figura peggiore però la fanno i giornalisti. L'Annunziata domenica si è lasciata risucchiare nel girone infernale messo in piedi da B. Troppo autoreferenziale: parlava di se stessa e dei giornalisti suoi amici. Anche se pienamente in accordo con le sue affermazioni, l'avrei preferita professionale e capace di tenere l'ospite come se fosse il più gradito del mondo.
Sorgi. Semplicemente imbarazzante. Ostaggio di cronometro e telecamere.
L'arbitro M.? Inutile. E quella frasetta gettata là alla fine era pietosa.
Non classificabili i circoli autoreferenziali del giornalismo notturno. Oscar della mediocrità a Studio Aperto, cui si aggiunge la lode per l'intervista "abbatti-par-condicio" di oltre venti minuti al premier con giornalisti schiavi a farne le lodi in diretta.
ag
Harold e Maude.
E’ giovane e arrabbiato. Contro la guerra, il perbenismo, l’ipocrisia, la falsità sociale e l’amore a comando. La sua unica amica è la morte.
Nel posto più improbabile incontra Lei. Una giovane. Il volto solcato dalle rughe. “Compio 80 anni tra una settimana”.
Un cimitero tutto uguale, di quelli con le lapidi bianche che dall’alto sembrano panni appesi ad asciugare sul prato verde. Una casa piena di cose, oggetti inutili, un vero tesoro. Un albero striminzito, soffocato dalla città, e poi una foresta dove fargli tornare la voglia di germogliare. Scenografie che si colorano a ogni fotogramma. Dagli interni tetri alle scogliere con il mare che sbatte sugli scogli e vive e festeggia con la schiuma in eterno.
Lui le regala un anello trovato al luna park, lei lo getta dal pontile. “Così saprò sempre dov’è”.
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Il mio volto era scuro. Sei arrivato con i tulipani e i girasoli. Ho sorriso e ti ho lasciato entrare nella mia stanza stile liberty. Non ne sei più uscito.
Mi sveglio pensando di essere a Roma. Ancora nel dormiveglia penso: "Oggi non ci torno a Urbino. Parto domani, che un'assenza in più non mi cambia il praticantato". Poi accendo la luce e il cervello. "Orrore: a Urbino ci sono già".
Bene, mi alzo e striscio in cucina. Le ragazze hanno già spalancato le persiane. Fuori la luce è accecante. Bianco, tutto bianco.
La neve, di nuovo...
Fa niente. Colazione, fila al bagno, mi vesto ed esco. Tanto chi ci fa più caso al meteo. Roba da vecchiette come direbbe il Dome.
Arrivo qui, in questo non luogo della comunicazione. Dove tutti pensano di sapere e potere comunicare qualcosa, appunto. E invece è il deserto della comunicazione. Perchè c'è una differenza sostanziale tra l'informare e il comunicare, e qui ormai siamo macchine da guerra sul fronte dell'informazione, ma sempre più scarsi su quello della comunicazione, che richiede una capacità di ascolto che qui è pressochè scomparsa.
Intanto si marcia a pieno ritmo per portare a casa le pagine di domani. Io e la mia Bravi usciamo da una settimana di giornalismo giorno e notte. Speciale radiofonico, inchiesta giornalistica, lavoro di fine corso. h24 del cervello. Attività mentale e poco tempo per pensare: sembra una contraddizione, ma analizzate bene le parole e vi sarà chiaro il distinguo.
Mentre scrivo, telefono, registro, riascolto e impagino, con la cuffia della conference call, si apre la maschera della chat (contatto terreno, grazie). "Tua sorella ha preso un bel trenta e lode con i complimenti dei prof." Quella si che era un'attività seria. il medico. Che bella notizia e fuori è anche uscito il sole. Sono fiera di mia sorella. Dice di tentennare, ma è fuoco che cova sotto una spessa coltre di cenere grigia. E il contrario di me che faccio fuoco e fiamme ma sento sempre l'acqua che arriva a spegnermi.
Lei ed io. Senso e sensibilità. Ragione e passione. Sono un po' di giorni che mi interrogo. Le mie scelte fino a oggi sono state dettate dalla seconda. Ma comincio a riflettere di più e davanti alle sfide mi fermo, prendo fiato. Prima di alzare il telefono mille censure. Prima di lasciarmi andare metto le mani avanti, mi proteggo. Schermata, così voglio. A volte temo di essermi impermeabilizzata. Questo posto, questi mesi, queste persone sulla mia strada, forse a questo sono servite.
Ho sempre creduto che mostrare le proprie debolezze e non verne paura fosse una forza e invece sto imparando che non è così. Che questo pensiero alla gente non piace.
Bene. Sollevo la testa, fuori c'è il sole. E' bellissimo. La neve brilla.
Per strada chiacchiero con la mia amica. Lei lo è davvero. Siamo smarrite.
Bene, passerà quando saremo lontane da qui. Quando saremo come quei due grandi vecchi che si vedono arrivare da lontano. Discutono tra loro, chissà di cosa parlano... Della vita, del giornalismo, della famiglia. Quando anche noi saremo in grado di discutere di tutto questo senza prenderla troppo a cuore, allora saremo davvero noi.
Lasciamo perdere l'epilogo della serata nel non-luogo.
Ora si esce. Ci attende la notte. Tra telefonate, sorrisi, un bicchiere di vino e un pizzico di leggerezza(?).
ag
Non avendo tempo e slancio per la scrittura. Lascio una canzone come un'orma. La traccia del passaggio. L'ho scoperta in questo pomeriggio, mentre fuori infuria la bufera di neve: un po' nostalgia e un po' sollievo. Spaventa e allo stesso tempo nasconde. Qualcuno mi scuote dal mio isolamento: "Nevica anche a New York..."
ag
"Vieni insieme a me stasera, Stella della Strada.
Guardami la notte intera, tienimi a bada.
E ascolta questa nota stonata, come batte nel cuore.
Senti Stella della Strada,
questa musica, questo dolore.
Raccogli i bicchieri e i pensieri, e i vestiti sul pavimento,
raccogli l'amore di ieri e buttalo via nel vento.
È ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che scotta dentro,
è ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che brucia e non è ancora spento.
Vieni insieme a me stasera, dimentica il mio nome,
saremo i pezzi di una storia vera o di una canzone.
C'è una luna che sale ai tuoi piedi, Venere sta crescendo.
La 'Santabarbara' del tuo cuore, lentamente, sta esplodendo.
Raccogli le perle e la pioggia e l'innocenza del pavimento,
raccogline l'ultima goccia e buttala via nel tempo.
E lascia passare quest'uomo, questo amore di serpente,
che certo non ti ha dato molto,
ma in cambio non ti ha chiesto e non ti ha preso niente.
Vieni insieme a me stasera, insegnami la strada,
insegnami la notte intera, dovunque vada"
(Francesco De Gregori)