
AUGURI DI BUON NATALE E FELICE 2006
ag

E' iniziata la lunga marcia per sette milioni di residenti e pendolari. Dopo la rottura delle trattative tra governo e sindacato dei trasportatori pubblici, per il rinnovo del contratto, i 33.700 lavoratori che aderiscono al Transport Workers Union hanno incrociato le braccia lasciando a piedi la Grande Mela.
E' il primo sciopero del trasporto pubblico dell'ultimo quarto di secolo. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha lanciato un piano d'emergenza e ha chiesto sanzioni pesantissime per tutti quelli che aderiscono alla protesta: due giorni di paga in meno per ogni giorno di fermo. Lo sciopero è illegale secondo le leggi dello stato di New York.
Secondo l'amministrazione, la protesta costerà alla città oltre 400 milioni di dollari al giorno.
ag
Il Pentagono sta progettando di lanciare un'operazione da 300 milioni di dollari per piazzare messaggi pro-America nei media stranieri e su oggetti come magliette e adesivi per paraurti senza svelare il governo americano come fonte. Lo rivela il quotidiano USA Today. Gestita da esperti di guerra psicologica del Comando per le Operazioni Speciali, la campagna mediatica è mirata a contrastare l'ideologia terroristica e influenzare il pubblico straniero ad appoggiare le politiche americane. Il programma sarà operativo in tutto il mondo, compresi i paesi alleati degli Stati Uniti, e sarà gestito dal SYColeman di Washington,

Suggerimento ai volenterosi: andatevi a leggere il rapporto 2005 della Commissione per la tutela dei giornalisti (http://www.cpj.org/). Gli Stati Uniti si sono piazzati al sesto posto tra i paesi con il maggior numero di reporter incercerati, dietro solo a Cina, Eritrea, Etiopia, Cuba e Uzbekistan. Last but not least, i giornalisti detenuti dal governo statunitense lavoravano tutti per testate di paesi musulmani e sono stati spediti nel carcere speciale di Guantanamo o in prigioni irachene senza avergli contestato nessuno capo d'accusa specifico.
ag

Necessità primaria. Viaggiare, spostarsi, esplorare. L'uomo è nato per questo, siamo fatti per la scoperta. Una ricerca che è metafora del viaggio interiore che ognuno di noi compie dentro se stesso, con frequenti incursioni nella vita di altri. Alla vigilia di un viaggio si sente sempre quel misto di eccitazione e paura, io lo sento. Forse è la stessa sensazione che si prova a lanciarsi con un paracadute. Sospesi ad alta quota si guarda nel vuoto, ti passa davanti tutta la vita in un secondo, poi inspiri a fondo e senza pensare, con il cervello sgombro ti lanci verso l'ignoto. E' una sensazione mostruosa, che ti fa sentire vivo, anche se il tuo cuore ha smesso di battere per qualche istante.
Laciare tutto di nuovo, zaino in spalla e curiosità. Nuovi volti da incontrare, terre desolate, sapori esotici. I ricordi si sovrappongono.
Mi torna in mente Epifanio, otto anni, una sorella e una madre alcolista da mantenere dopo l'abbandono del padre. Ogni mattina ci aspettava davanti all'albergo per venderci il suo quadernino scritto e cancellato, tante di quelle volte che le pagine erano incise. Capelli nerissimi, un poncho colorato che non poteva scaldarlo a quelle latitudini. Ci seguiva, aggrappato alla sedia a rotelle di zio Piero. Tutto il giorno con noi, ci spiegava il suo mondo, fatto di povertà e
ristrettezze.
Camminavamo con lui per le vie di Cuzco, che in lingua quechua si traduce in "l'ombelico del mondo", le vie strette tra le mura degli incas. Gli uomini sempre emborracchados, le ragazze con il viso solcato dalla fatica e dal freddo. Avevo solo dieci anni, ma non riesco a dimenticare quei giorni, sopsesa tra cielo e terra. Ora mi pare di averlo sognato, chissà se Epifanio è anche lui tra gli uomini appoggiati al muro, accanto ai canali di scolo, una bottiglia in mano e gli occhi ingialliti dall'alcol...
...Poi ricordo mia sorella, appollaiata tra i poncho in Chapas. I suoi boccoli che spuntano fuori dai teli. Si nascondeva per non dover più camminare. Era piccola e vivace. Si mescolava tra i bambini del posto e sgattaiolava per le vie del mercato. Come mia sorella, tanti occhi di bambino che spuntavano dai teli intessuti a mano. Guardavi tra le coperte e scoprivi una manina che spuntava, uno sguardo scuro, scuro che ti seguiva... Sento ancora l'odore fortissimo delle spezie e delle pelli conciate. Un bagno di luce, con i colori accentuati dal cielo plumbeo. Ocra, magenta, cobalto...

Tra i banconi cani e agnellini, a pascolare tra i calderoni in cui bollivano zuppe di pollo e frattaglie. Sopra di me i fili della luce, appesi senza criterio tra una casa e l'altra, tra la chiesa gialla e il municipio in stile coloniale. Sulla piazza un gruppo di uomini che prega, con una gallina morente da portare in sacrificio sull'altare della chiesa, rituali pagani diffusi da queste parti, che neanche l'Inquisizione è riuscita ad estirpare. Niente foto, le foto tolgono l'anima alle persone, gliela strappano e gli tocca la malasorte.
ag_in_the_mood_to_travel

Ho nostalgia di un'altra casa...
Per questo non riesco a scrivere, per questo mi sento aliena nella mia città
Per questo tutto mi scivola addosso come la pioggia sull'impermeabile
Per questo mi agito e a volte mi reprimo
Ho voglia di perdermi ma non posso farlo
Ho voglia di silenzio, ma tutto urla
Ho voglia di gridare la mia felicità e il mio dolore, ma devo stare zitta
Aspetto, mentre corro, corro, corro
ag
C'era tutto dentro: Roma, New York, Urbino.
Mi sveglio alle 8 e scendo dal lato destro del letto, come mi ha suggerito la mia saggia amica Pat. Già questo è strano. Mi sento di passaggio, eppure sono a casa mia, nella mia città, con la mia famiglia e i miei amici. Alle 9 la tentazione è irresistibile, devo connettermi, il mio computer mi guarda avido. Un click e sono in Rete. Urbino mi chiama. Uno, due, tre contatti. Tutte le volte mi sorprendo ad avere nostalgia di quel posto, o meglio delle persone che lascio lì. In fin dei conti sono anche loro la mia casa, una famiglia allargata. Mi mancano le consuetudini, le chiacchiere serali, le cene tra cronisti in erba che non sanno parlare d'altro che di questo mestiere frustrante, che come un marito geloso ti controlla la vita. Mi manca il senso di protezione di quel posto senza tempo, che mi soffoca, ma che quando sono nel mondo "reale" mi manca.
Oddio, è tardi, devo uscire... Un'ultimo viaggio virtuale per controllare la posta e poi sarò fuori, pronta per una nuova avventura, nuova gente, ecc. Apro l'e-mail e sono catapultata a migliaia di miglia da qui. New York mi guarda. E anche se là è notte fonda qualcosa mi fa sintonizzare sul suo fuso. Leggo con attenzione una lettera, in un misto di eccitazione e nostalgia. Vorrei esultare, ma non posso. Mi rendo conto che qualcosa stride in questa esistenza di corsa, che al mosaico sono caduti dei tasselli. Chi mi sta accanto mi perde e mi sente distante e io forse sono incapace di trasmettergli le mie SENSAZIONI.
Poi esco. Salgo sul mio motorino da liceale, ancora pieno di steakers, e corro via per le strade di Roma. Il cielo è livido ma pieno di luce, in sintonia con il mio essere.
ag