Tante soste, poche notti. Arrivo in un posto, lascio le valige, sistemo spazzolino da denti e trucchi in un armadietto e tento di abituarmi al nuovo letto, all'odore della casa - ognuna ne ha uno particolare - e ai suoi rumori. Due giorni e non mi sveglio più in preda al panico non sapendo da che parte del letto scendere... E' un meccanismo rodato ormai, mi basta poco e mi adatto agli orari, al clima, alle persone e soprattutto a non sentirmi persa.
Ma quanto costerà tutto questo in termini di stabilità? Per ora tanta nostalgia, pari solo alla felicità di questi giorni.
ag_alla_vigilia_di_un_nuovo_viaggio
Siria: scontri tra Marines americani e truppe di Damasco. C'è arrivato per primo il quotidiano israeliano Debka.
A quanto riportato, dopo la scadenza dell'ultimatum americano al governo siriano, in cui si ordinava di consegnare alcuni affiliati di Al Qaida, i Marines hanno passato il confine.
Un'altra violazione che passerà nel flusso informativo, insieme ai calendari delle ultime starlette e alle nuove mode newyorkesi.
ag
P.S. Se vi capita andate a farvi un giro sul blog dei due soldati americani intervistati da Ranucci nella sua inchiesta sul fosforo bianco a Fallujah, potreste trovarci qualcosa di interessante, soprattutto nella sezione "Novembre 2004 - HOLIDAY IN FALLUJA "
Mongolfiera della M&M's crolla sulla gente durante la parata per il Thanksgiving Day. Due feriti.

ag
Mi perdonerà per la citazione il mio amico e compagno di lavoro, il Dome dagli occhi blu e i capelli color ruggine, che guarda il mondo e lo racconta come pochi sanno fare, lucido e visionario al tempo stesso. Passa tra le storie e i personaggi, che gli restano addosso, impressi sulla pelle e che lui ci restituisce come in un film.
Ecco la sua ultima pellicola...
... e allora scrivo della Gizza e la Brava, che ieri - per tre ore - ci hanno rotto l'anima con la loro macchina rossa, parcheggiata fuori dall'ifg, sepolta sotto la prima neve di novembre: 50 centimetri di "precipitazione nevosa", come ha rilevato l'Osservatorio, che hanno paralizzato però la Scuola di giornalismo. La città? Quasi ok: il kaos ha preso più trentuno praticanti lanciati nel primo numero del Ducato che non i montanari con la pelle spessa che qui ci abitano. E così la Gizza e la Brava, due eroine - nel vero senso della parola -, hanno lasciato, di mattina, la macchina parcheggiata con le catene montate (chi sà da chi). Ma quando la sera, dieci ore dopo, un numero del Ducato finito e tante chiacchiere e scazzi passati, le nostre sono tornate per aprire l'auto, alle dieci di sera, la serratura della Micra rossa era congelata. "La chiave non gira!", ha esploso la Gizza. "A piedi ci vai tu", ha risposto la Brava.
Momenti di angoscia. Acqua bollente, acqua ghiacciata, accendini e fiamme e fonti di calore varie non sono bastate a sciogliere la "cortina" di ghiaccio che impediva alla serratura di aprirsi. Uh. Mmmmhhh.... "Chiediamo un passaggio". Ok: e la macchina è rimasta lì parcheggiata, a tre chilometri da casa, davanti all'Istituto, per tutta la notte. Solo che questa mattina, quando siamo tornati a Scuola e la macchina si è aperta, la Gizza ha fatto una scoperta: "Ma la macchina non era la nostra! - ha osservato - Ieri, Brava, abbiamo cercato di aprire quella di Lovito, l'abate priore!" Che, per la cronaca, ha una mini-Micra rossa uguale e un po' imbottata. [...]
Dome, su: http://www.dome.splinder.com/

APRO GLI OCCHI, ALZO LA SERRANDA...
VORREI RIMETTERMI SOTTO IL PIUMONE CON LA CIOCCOLATA CALDA, MA IL DUCATO (ormai è definitivo, porta sfiga!!!) DEVE USCIRE!
OH MY GOD!!!
La mia Micra testa rossa è imprigionata!!!
Io e le mie 4 moschettiere ci armiamo di coraggio, troviamo tre "fusti" urbinati che ci montano le catene e ci mettiamo in strada...
Continua la saga dei piccoli cronisti nella bufera, tra strade chiuse, daini in fuga, spazzaneve molesti. Se riusciamo a trovare le notizie qui e riusciamo anche a confezionarle nonostante la bufera di neve, nulla potrà mai fermarci... Della serie: "Consoliamoci così, che l'inverno ha da passà!!!"
ag
P.S. Non so perchè ma questa neve maledetta conserva sempre il suo fascino... Mistero!
Ci risiamo... Mentre ci apprestiamo a chiudere il primo numero del secondo anno, ricomincia a nevicare e il tempo sembra essersi fermato qui sul Montefeltro...

...Poi però ci rifletto e mi rendo conto che è cambiato tutto. Le persone, il senso della nostra esperienza qui, le relazioni. Tutti più grandi e più "indifferenti". Chiusi nei nostri 31+1 mondi lavoriamo e rimandiamo le nostre esistenze a universi paralleli e spesso lontanissimi.
ag
Riempire i media italiani di spunti e pezzi made in Usa. Il dibattito è urgente. Ogni giorno sui maggiori organi di informazione del nostro Paese, vengono riversati articoli scopiazzati, ovvero tradotti e riportati fedelmente, da quotidiani, televisioni e perfino radio per lo più statunitensi.
1) The New York Times: è la fonte privilegiata dalle redazioni italiane e dai corrispondenti, che spesso si limitano a fare la rassegna stampa e evitano di mttere il naso fuori dagli uffici di corrispondenza per trovare le storie. I lettori non sentiranno mai la puzza del mercato, non vedranno mai la folla che cammina per le strade, non sapranno mai come la pensano le persone di quel paese.
2) Le traduzioni non possono, per un evidente ragione linguistica, rendere il senso di quello che viene pubblicato all'estero. O almeno non fino in fondo. Ci sono una serie di formule linguistiche intraducibili che appartengono in via esclusiva a certe realtà.
3) Il sistema mediatico si autoalimenta a tal punto da rischiare la sterilità e distanziarsi dal pubblico dei lettori nazionale.
4) Dal mondo dei media esteri spesso si traggono solo le storie più leggere, dando un'immagine parziale degli "altri" e fossilizzando certe credenze diffuse in Italia.
5) Omologazione culturale: come per il cinema, la globalizzazione forzosa di certi prodotti (informazione, gusti, mode, ecc.) comporta l'appiattimento delle culture sul modello anglo-americano.
Senza contare che tutto questo è riduttivo. L'immagine che passa degli Usa e di molti altri paesi è semplificata e ridotta ai minimi termini. Così, New York è sempre la città pericolosa, che lancia ogni giorno nuove mode da ricconi come il book fotografico dei cani a 850 dollari o la modella in carne sui cartelloni a Times Square, Londra è ancora quella degli English gentlemen e del gossip regale, e così via con gli stereotipi.
Come disse il saggio MTL: "Meditate gente, meditate" 
ag
Iraq
Fosforo bianco su obiettivi umani a Falluja, arrivano conferme da una rivista dell'esercito americano

http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/body.asp
Qualcuno ancora crede che il giornalismo sia informazione. Quelli che lavorano per darne e quelli che la censurano per convenienza politica.
ag
Un lunghissimo saluto, che dura da tutta una vita. La mia. Solo 26 anni e già ho salutato il continente americano una quindicina di volte. Sento rinnovata ancora una volta la felicità e il dolore di allontanarmi da quella terra, che mi lascia divisa, critica, eppure orgogliosa di sentirmi parte del suo spirito e di condividerne alcuni degli slanci. Non tutti certo, ma gran parte.
Amo l'organizzazione dei nordamericani, ma ne biasimo la rigidità mentale che porta il sistema al collasso non appena, come in un mosaico, si sottrae un tassello. Amo l'accoglienza dei sudamericani, ma mi intrstisco per lo sfruttamento di uomini e bambini nati da quelle parti. Amo il trambusto vivace di New York, ma mi spaventa il suo individualismo. Adoro svegliarmi con il profumo dei pancakes fatti in casa e allo stesso tempo mantengo l'abitudine al caffè "solo", come lo chiamano le cameriere messicane di Starbucks, rigorosamente Italian style.
Forse ho capito. Mi manca l'ibridazione, il metissage..., quel miscuglio di volti, parole, sapori e odori che solo in quel continente ho respirato. Con avidità.
Ora sono a "casa", se questa è ancora casa mia e se mai ne ho avuta una sola..., eppure sento che una parte della mia dimora interiore è rimasta Oltreoceano. Chissà quando la recupererò..., eppure so che prima o poi tornerò indietro a riprendere i "miei fagotti voluminosi".
Le persone che mi hanno accolto, cui mi sono affezionata, che hanno condiviso con me momenti difficili, scelte ardue, crolli ed esaltazioni. Era bello andare a lavorare, era bello tornare a casa la sera, ebbra di stanchezza ma felice. La musica che mi ha accompagnato, da ascoltare e da cantare. Un motivetto che ricorreva, qualcuno lo cantava... Era un messaggio, uno scambio muto fatto di note che solo io coglievo.
I luoghi dove ho camminato, sola o in compagnia, all'alba, con le cuffie alle orecchie o al tramonto. I cieli d'America, come dimenticarne il fascino. Le gradazioni, dal turchese al rosso smeraldo. Il freddo tagliente tra i grattacieli. Forme geometriche di vetro e cemento, freddi, le luci, sovrabbondanti e caldissime.
Tornerò a ripetere gli stessi gesti. Precipitarmi giù nei tunnel della metro, aprire il giornale, alzare gli occhi e scrutare i miei vicini di posto sul treno. La spesa negli immensi non-luoghi del consumismo, lo sguardo che corre lontano dalla terrazza e arriva oltre il fiume, nei quartieri dormitorio di New York.
Adesso la mia vita è cambiata nuovamente e ne sono felice. Ho ritrovato le persone che avevo lasciato "indietro". Il contatto non si è mai interrotto, ma la conferma l'ho avuta al mio rientro. E spero l'abbiano avuta anche loro, nonostante le parole e la paura di perdersi nuovamente.
ag