Acqua, tanta acqua. E una pioggia di colori...

Pioggia battente, ininterrotta. Le cascate, una massa bianca che toglie il respiro. Il senso della potenza, della inarrestabile forza della natura. La stessa che ha travolto le esili e imperfette barriere umane a New Orleans portando morte e devastazione. Ma al Niagara, al margine della regione dei laghi canadese, lo spettacolo e' la vita.
Una pioggia di colori, accesi nonostante il cielo grigio. Boschi a perdita d'occhio, un dipinto impressionista: rosso, giallo, arancione. gni tanto dovevo chiudere gli occhi per non passare la saturazione. Le pupille strette come quelle della mia gatta.
Due giorni di relax e passeggiate, senza orari, e soprattutto senza computer. Mentre camminavo per le vie di Toronto ho alzato gli occhi al cielo, o meglio ai grattacieli e mi sono resa conto di quanto la mia vista in questi ultimi mesi sia stata limitata. Non dalla mancanza di posti da visitare, esplorare e scoprire con lo sguardo, ma dal tempo passato davanti a uno schermo che filtra tutto e che sembra darci infinite possibilita', ma che filtra anche le sensazioni, gli odori e l'aspetto tattile della conoscenza dal vivo. E' stato come riscoprire una parte dimenticata del mondo. Una sensazione che mi ha sfiorto tante volte nell'ultimo periodo, ma che solo ora ho messo a fuoco.
Poi, d'improvviso attraversando la campagna canadese, tra i vigneti, lasciando la via maestra ho incontrato due tipetti niente male...

Anche loro si godevano il panorama aspettando la notte di Halloween per fare baldoria!!!
Ma gli incontri strani di questo weekend non sono finiti a Niagara Lake... Io e Mr. X abbiamo avuto la sventura di imbatterci in scassinatori, possibili killer e, peggio ancora, in un temibile agente canadese con le idee confuse e le sirene spiegate...
ag
Scusate, ma ora scappo alle cascate del Niagara!!!

La tv puo' attendere... I giornalisti possono aspettare... Le news..., non ne voglio sapere per 48 ore.
BLACKOUT INFORMATIVO
LA GIZZA SCIOPERA
Dopo cinque mesi a oltranza e uno speciale su Katrina, si puo' anche fare, o no?!
Bye
ag
Questo e' un pensiero che dedico alle mie ragazze del cuore. L'occasione, se mai ne servisse una, e' il compleanno della biondissima Iac, la mia figlioletta discotecara. Tanti auguri!!!
Siccome pero' e' superfluo cercare occasioni, volevo solo dedicarvi un pensiero da New York. Mi mancate ragazze!!! Oggi e' sabato, sono le 8,30 p.m. e io sono ancora in redazione. Spero di uscire al piu' presto per cena a base di cous cous nell'East Village e poi localino. Il problema e' che oggi sono esausta e vorrei solo buttarmi sul divano come Homer Simpson e trovare uno schiavetto che mi imbocchi la cena!!!
Ma torniamo a noi. Mi mancate ragazze, mi manca quardarvi negli occhi e raccontarvi di me, delle mie incasinatissime giornate e delle mie notti bianche. Mi manca il vedere le vostre espressioni sorprese quando vi dico dei miei pasticci, mi mancano i commenti di "repressione" Frodo e l'approvazione della mia PR d'eccezione. E poi ho bisogno di sentire le vostre storie, di sapere cosa fate al di la' dell'Oceano e come mi vedete da laggiu'. 
Oggi e' stata una bella giornata. E' tornato a splendere il sole sulla Grande Mela e finalmente dalla terrazza della R.a.i. si vedevano di nuovo i palazzi che tagliavano il cielo azzurro. L'aria e' fredda, ma all'ora di pranzo si stava una meraviglia e io mi sono lasciata coinvolgere in un delizioso brunch a base di frittelle e omelette con mozzarellla cheese. Poi una passeggiata sulla Fifth tra turisti e newyorkesi alla moda che facevano shopping. Ragazze, hanno gia' allestito la celebre pista di pattinaggio a Rockefeller Center!!! Non vedo l'ora di andarci, l'ultima volta e' stato a Natale di qualche anno fa con la mia sorellina. Ricordo che siamo sgattaiolate fuori dall'appartamento per andare a metterci in fila e di aver visto anche una proposta di matrimonio con anello in pista!!! Che emozione! Mentre pensavo questo, New York si colorava di spose e damiggelle. Che fortuna, dopo una settimana di pioggia, trovare il giorno giusto. Foto di nozze perfette, vento tra i capelli, colori nitidi. Che allegria! Ero davvero felice e chi mi stava accanto se ne e' certamente reso conto. Pero' avrei voluto vedere voi, incontrarvi per strada e trasmettervi la mia felicita'...
ag
Mi sveglio a Times Square. Sguardo veloce alle news su CNN. A passo veloce marcio verso la metro, facendomi largo tra i turisti che affollano le vie del centro. Mi infilo nella metro.
Lavoro a Tribeca. Esco dalla subway e mi ritrovo a Canal Street: tutti cinesi, l'odore acre del fritto e del carammellato. Le ragazze che offrono sottobanco borse Luis Vuitton.
Appuntamento all'Empire State Building. Piani alti, una chiacchierata di lavoro.
Spesa a Chelsea. Siccome non mi accontento di bagel e hamburger preconfezionati per i turisti che vogliono sperimentare il "cibo americano" e supersizarsi, mi carico sei buste di spesa e un mazzo di girasoli in questo quartiere. I sunflower mi servono a risollevarmi perche' dopo una settimana di pioggia battente ho bisogno di colori. Risalgo sulla metro e torno al punto di partenza: Times Square.
Bucato a Broadway. Siccome anche a New York si fanno le pulizie... Alle 9 di sera mi tocca fare la lavatrice e risistemare casa, ma prima ho bisogno di un break: mezz'ora sul divano a leggere il giornale, poi disgustata dalle vicende italiane che non cambiano mai, mi rimetto in moto.
Cena italiana consumata in the American way. Alle 10:30, ormai esausta mi preparo la pasta. Poi arranco ancora una volta sul divano, perfettamente perpendicolare al televisore e mangio con i miei beniamini della cara mamma tv.
Inverno newyorkese batte Indian summer. Fa freddino e per la prima sera serve la copertina per dormire. Il caldo afoso ha lasciato il posto al fresco. Mi addormento con il rumore della pioggia sui vetri.
ag
Mega festa in stile Fantozziano per inaugurare l’apertura della nuova sede R.a.i. a Tribeca. Il trasloco c’è stato oltre tre mesi fa, ma i lavori si aprono ufficialmente da ottobre. Sono giorni che si lavora sull’effimero. Fiori fino alla nausea, per fortuna i boccioli americani sembrano di plasitica o forse sono modificati geneticamente per non profumare, quindi non moriamo tutti di allergie. Comunque con questo scherzetto da fioraio, ci potrebbero pagare stipendi per i prossimi cinque anni, che però si sa, fanno più scena 2.000 rose che tre dipendenti decenti. Si attaccano quadri solo per coprire pareti rovinate e lì dove è impossibile andar giù di martello ci si arrangia con qualche pecetta messa da un team di muratori venuti apposta solo per dare tre pennellate e pagati meglio dei costruttori di case. Schermi al plasma ovunque, che per avere un monitor in più al montaggio bisogna scrivere al Padreterno, mentre per l’occasione mancano televisioni solo nel bagno… Tartine sofisticatissime, ma chissà cosa ci avranno fatto ingurgitare: fichi mischiati a salsine verdi, mini capresi di un centimetro di diametro piazzate su dei biscottini zuccherosi. Apro il frigo la mattina per il rito del MIO team: Gizza, producer Mr. Vitt. (the musician), C.M.i.n. e cosa trovo, o meglio cosa non trovo più?! Il mio low fat milk, che mi era costato 15 preziosi minuti del mio tempo per essere scelto tra 18 diverse qualità e scremature. Sparito il mio latte per la colazione, il frigo è inondato di vini e champagne che serviranno a far dimenticare le piccole imperfezioni estetiche della sede e, nella diabolica e inetta mente di chi ha curato l’evento, anche le mastodontiche difficoltà in cui versa questo avamposto della tv di stato. Vada per la colazione rovinata, ma che sono queste cariatidi che invadono i corridoi e osservano chi lavora come se fossi tu l’alieno?! Super mega direttore, vice del vice del sottosegretario, ecc. Tutta scena, l’apparenza vince su tutto e affossa ancora di più i problemi e le mancanze che affliggono chi qui dentro lavora sul serio…
Comunque, dopo essere rimasta chiusa in una saletta insonorizzata con il mio prediletto per qualche ora, mi decido ad affacciarmi sullo scempio. Tutti stipati in terrazza con l’abito della domenica. Strette di mano, abbracci, sorrisi scintillanti quanto forzati. Donne acchittatissime che la mattina ho visto abbandonare nella toilette jeans e scarpe da ginnastica per indossare vestitini attillati e tacchi da sballo.
Sorrido, sgattaiolo tra la gente e mi mescolo alla confusione cercando di passare inosservata. Ma davvero il mio lavoro significa fare compromessi contro le proprie convinzioni e sorridere alle facce di bronzo che se ne fregano dei problemi per mostrarsi in abito da sera e portare avanti la politica aziendale delle cene di gala?! Non so se sono disposta a questo… Intanto bevo, tutti mi offrono un calice pieno e senza rendermene conto presto comincio anche io a sorridere. Per fortuna la gente comincia a defluire, le vecchiacce ingioiellate sfilano via. Rimango con qualche amico acquistato sul campo in queste poche settimane newyorkesi. Si balla sulla terrazza, si ride, si canta. La vista è da incanto. La nebbia si poggia sullo skyline di New York: il patto è di non coprirne i palazzi, ma solo di fargli da contorno. Uno spettacolo suggestivo. L’Empire è illuminato di rosso e blu questa sera, l’antenna rossa sembra un enorme termometro che misura la febbre di questa città. Sono felice, mi sento così viva. Non so come farò a lasciarmi alle spalle tutto questo, i giorni passati con l’adrenalina, le notti insonni, che un po’ si lavora, sulle idee e sul futuro e un po’ si gioca con la notte che qui non finisce mai. C’è sempre qualcuno che aspetta, qualcuno che rientra, qualcuno che ti apre la porta, che parte, che arriva…
ag
Allarme terrorismo nella subway newyorkese. I nemici, "i fascisti islamici" come li ha definiti Mr President, sono sempre in agguato e avrebbero pianificato di farsi esplodere su un vagone della metropolitana, magari proprio nelle rush hours, le ore di punta del sistema di trasporti. Risultato: una conferenza stampa del sindaco Bloomberg che dice: "Non vi preoccupate, io usciro' da qui e mi infilero' in un tunnel sotterraneo senza problemi". Citta' paralizzata per qualche ora e presidi di militari con il mitra spianato all'ingresso delle stazioni.
Uno spreco di mezzi e forze, che certo non serve a fermare un terrorista suicida, ma solo a tenere su la politica del terrore, quella del governo americano. Finche' la gente e' convinta di combattere contro "IL MALE", entita' monolitica e devstante, non corruttibile nella sua intima e irragionevole cattiveria, i paladini della giustizia e del bene potranno autoproclamarsi difensori della morale e della sicurezza. Blindatevi americani, blindatevi occidentali e non fidatevi di nessuno fuorche' del vostro presidente e dei suoi vice.
Una strategia perfetta ed esattamente calzante con quella dei Bin Laden mondiali.
ag
Una gita notturna a Long Island con la barchetta di Jerry, un riccone che si diletta a dare lezioni di chitarra quando scende sulla terra ferma. Prelevata alla stazione vengo portata a questo appuntamento al buio nel Bronx, infilata dai miei ex-coinquilini nella stiva e scaricata su un pontile. Nutrita, rifocillata e ingrassata, si inizia l'attraversamento al contrario, in una gelida e stellata notte newyorkese. Una bella serata, resa piu' "brillante" da un bicchiere di vino e tanta stanchezza. Sulla via di casa la conversazione si fa interessante: democratici versus repubblicani, pro-Bush contro detrattori di Mr President, europei inconciliabili con la mentalita' americana e viceversa. Parlo, gesticolo, mi surriscaldo in una lotta all'ultima ragione... Quell'ultima speranza che e' rimasta a questo Paese di non ripiegarsi irrimediabilmente su se stesso e appassire tristemente. Si', perche' il senso di esaurimento dell'"Occidente" qui e' ancora piu' forte che in Europa. Si percepisce il presentimento nefasto del declino, quello che spinge i tiranni a stringere ancora di piu' il nodo intorno alla gola dei sottoposti in un ultimo tentativo di mantenere il controllo. Ma la situazione qui e' gia' in caduta libera, lo ha dimostrato la catastrofe di Katrina, la crescita del prezzo del petrolio, la mancanza di energia in uno stato, il Texas, che ne produce in quantita'. Eppure c'e' ancora chi, medico benestante o politicante in carriera, sostiene fiducioso i teocon. Intanto la gente perde il lavoro e i neri d'America muoiono annegati nelle acque torbide della Luisiana e nei ghetti.
"George, come George W., ma vengo dal Ghana e di cognome faccio Gambu. Abito nel Bronx e da oltre 10 anni, da quando sono arrivato qui clandestino, non mi sono mai fermato. Questa non e' casa mia, ma sono costretto a starci perche' nel mio Paese le cose vanno malissimo, pero' non ho una vita, gli affetti intendo... Mi manca qualcuno con cui parlare, solo lavoro, il questo Paese tutti vanno a testa bassa e lavorano 20 ore al giorno". E' George l'emblema del cittadino americano medio e non il medico ricco con la casa a quattro piani che si pensa un benefattore perche' va a messa la domenica e fa la raccolta differenziata nel vialetto. Ma George, quel George che oggi ha nominato una sconosciuta conservatrice alla Corte Suprema degli Stati Uniti e che si dondola sulla sedia durante il briefing della Fema sugli uragani, quel George non lo sa e continua a giocare a golf e a spostarsi con una formazione di Suv e aerei.
Intanto, tra una riflessione e l'altra io sono di nuovo in movimento. Cambio casa (ormai ogni trenta giorni). Rimpacchetto tutti i miei averi con la maetria dell'abitudine, mi carico il tutto da ernia complex e mi rimetto sul treno dove ogni americano che si rispetti mi chiede se voglio una mano, sorrido e accetto come non farei mai in Italia. Esco dalla stazione, taxi e nuova casa appena dietro Times Square. Nuovo letto, nuove abitudini, compagni di casa, cibo, ecc. Persino cambiare asciugamani e odori sembra ormai facile, anche per una come la sottoscritta, un tempo rigida e impostata. Niente piu'... La vita ora e' un turbine di novita'. Il risvolto della mdaglia?! Vietatio affezionarsi, vietato fermarsi a riflettere su quello che si sta sacrificando, vietato lasciare troppo alle emozioni. Mi diverto, osservo, registro, divoro tutto avidamente, con curiosita' e meraviglia, poi tutto scorre e domani chissa' cosa c'e' all'uscita della metro o all'angolo rimasto inesplorato dietro al nuovo appartamento newyorkese... Un po' clandestina, un po' turista cammino per le strade americane con fierezza e disinvoltura, verso un futuro ancora sconosciuto.
ag