
ag_piedi stanchi!!!
Serata/nottata pazzesca ieri sera!!! Esco dalla redazione alle 8 p.m., prendo la metropolitana in direzione Times Square. Scendo e mi precipito nelle vie affollatissime intorno a Radio City. Qualche "commissione" per assicurarmi un tetto per la mia incoming family, spesa con un amico con il frigo vuoto e giretto per le vie fluorescenti della Fifth Av. e Rockefeller. Poi di nuovo negli inferi. Metropolitana fino ad Harlem per incontrare un altro amico/collega. Breve ricognizione tra i dimenticati della Grande Mela, che qui assomiglia piu' a New Orleans che a New York e poi corsa di ritorno verso il centro per trovare qualcosa da mettere sotto i denti... Ma ormai sono le 11,30 p.m. e New York la nottambula ha gia' chiuso i battenti, e per gli affamati non restano che le grandi catene "hamburgerifere". Io e il mio gentile accompagnatore, ormai distrutti e in calo di zuccheri ci sediamo. Ancora una volta penso a quanto e' faticosa questa citta'..., e ancora una volta la trovo bella e ruvida. Io e Mr. X ceniamo e alle 2 di notte siamo ancora a chiacchierare sotto un grattacielo tra Times Square e Rockfeller. La temperatura e' rigida, le nostre gambe senza energia. Mi addormento sul treno, come la maggior parte dei viaggiatori che ogni giorno attraversano questa landa di cemento fuori misura. Non ho mai visto cosi' tanta gente addormentarsi in piedi!!! Ma qui i minuti sono oro e il sonno e' di platino.
ag
Prima Katrina, poi Rita..., Cindy e Lindy!!! Insomma, tutte le donne che cospirano contro Mr President si sono scatenate!!!
Katrina ha fatto oltre 1.000 vittime, lasciando sul terreno anche la popolarita' di Bush.
Rita ha infierito, allagando di nuovo interi quartieri di New Orleans e dimostrando al mondo intero che l'America non e' sicura. In caso di allarme attentato, chi salvera' gli americani dalle code in autostrada?! Sono questi i piani di emergenza che la Cia ha messo a punto dopo l'11 settembre? Cosa succederebbe se si dovesse evacuare New York?!
Cindy, la mamma coraggio, dopo aver perso Casey in Iraq ed essere stata abbandonata dal marito, e' stata arrestata per aver organizzato un sit in pacifista davanti alla Casa Bianca. E guai ad avvicinare la "home sweet home" di Mr President! E l'arresto e' andato in modno visione...
Nel frattempo, in Texas, una giuria condannava una celebrita', la riservista Lindy England. Tutti ricordano il suo faccino sorridente davanti agli iracheni ammonticchiati nella prigione-lager di Abu Ghraib. A 22 anni, la biondina americana vanta un ottimo album fotografico di orrori.
ag
Domenica pomeriggio a spasso per le vie di Soho... Shopping e aperitivo nella riserva newyorkese di "vippame" italiano. Aritisti in cerca di gloria, starlette in cerca di celebrita', sceneggitori a caccia di idee e gli immancabili fotografi in cerca di modelle... Vino bianco, vestiti leggeri, capelli alla moda, risate e bellonaggine!
Poi con calma ci si avvia verso Lower East Side per una fetta di apple pie e un bicchiere di vino californiano in un localino che sembra uscito da un film retro' americano. Cameriera con in grembiulino a scacchi rosso, stivaletto rosso e occhiale a punta con brillantini, cieca come una talpa. Atmosfera deliziosa, un fiume di chiacchiere dopo una settimana interminabile di lavoro a oltranza e qualche preoccupazione, che non bastano mai...!!!
Oggi New York fa i capricci e il cielo e' grigio. La mia meteoropatia e' in azione. Ma domani tornera' il sole e la citta' splendera' di nuovo.
Buonanotte a chi mi legge dall'Italia e dall'Inghilterra...
ag

Aiuuuuuuuuuuuuuuutoooooooooooooooo!!!!!!
Sono nell'occhio del ciclone!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
...Quello informativo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza Rita is killing Gizza
ag
Due serate internazionali. Lunedi': io, un italoamericano, uno svizzero e un americano. L'altra sera c'era anche la mia Annette con il suo boyfriend, sbarcati nella grande mela per qualche giorno. Davvero divertente, un mix di culture, espressioni e punti di vista. Dalla politica alla cucina, si spaziava, e a me sembrava di essere al centro

E intanto ho incontrato Cindy Sheehan, la mamma coraggio che si e' accampata questa estate davanti al ranch di Bush in Texas perche' voleva parlare con lui dell'inutilita' della guerra in Iraq che le ha portato via il suo unico figlio. L'ho intervistata in una chiesa. Gospel e lacrime. Il pastore della chiesetta di

ag
Alzando i miei occhi inquieti non vedro' piu' il suo sguardo profondo e un po' spiritato. Il mio Tot sara' lontano. Non ci sara' la sua voce a dirmi "okei, okei, e' tutto okei, stai tranquilla..." Mio Dio Tot!!! Quanto mi facevi arrabbiare!!! Eppure quando saro' sepolta sotto due metri di neve e mi sentiro' persa, ti chiamero' e ti implorero' di somministrarmi la tua cura da lontano.
Ascoltero' le tue canzoni e ripensero' alle serate romane, sospesi su un ponte trasteverino, le parole dette e quelle sottintese, i discorsi sfiorati e i nostri dubbi. Ho sempre pensato che fossi un fuoriclasse e mi sono affidata a te, piano, piano, giorno dopo giorno, senza il mio solito impeto, con una calma che pochi sono riuscitio a tirarmi fuori.
I ricordi e la nostra amicizia, di cui non mi privero' certo per qualche chilometro di distanza, scioglieranno la neve e mi restituiranno il sorriso mio piccolo cronista in erba.
ag
Chiudendo gli occhi mi sembra di essere tornata a quando avevo piu' o meno dieci anni. Ero alle cascate del Niagara e il rumore dell'acqua era assordante. Stessa sensazione, solo che sono a Manhattan e quello che sento e' il rumore della strada e delle fontane.
la brezza si alza, liberando la citta' dall'afa diurna. Ho camminato per ore, senza accorgermene. Ho perso il tempo. Poi ho alzato gli occhi al cielo e ho riconosciuto la sagoma familiare del colosso che gratta il cielo sopra Rockefeller laza.
Stesso posto, stesso traffico di persone e taxi, stessa atmosfera. Ma quanto e' cambiato il mio sguardo... Mi sembra di essere distante anni luce da quei giorni, dal Natale di due anni fa, dalle persone di "quella vita". L'inverno newyorkese e' lontano, inimmaginabile con l'afa di questi giorni. Eppure se chiudo gli occhi, posso sentire l'odore della pista di ghiaccio e delle caldarroste nei vicoli della Fifth Avenue.

Si perdono i sensi in questa sconfinata distesa di cemento e volti. Il tempo sembra non esistere, ma forse e' solo una delle eccezionali forme di adattamento umano. Per vivere in questi spazi disumani bisogna ignorarli, far finta che non esistano.
Essere qui in questa serata di fine estate mi riempie e mi svuota, mi fa sentire la vita che scorre e nelle vene e nello stesso tempo accresce nostalgie sepolte.
E' un altro viaggio, ma sembra un'altra vita che corre parallela alla mia, messa da parte in una notte newyorkese di milioni di anni fa.
ag
La metropolitana e' piena. Oggi ho adottato un look very American style, mi sento molto Sex&theCity. Abitino cobalto molto svolazzante, scarpa bassa, borsa-valigetta con infradito di ricambio e metrocard alla mano. Pronta per un'altra lunga giornata nella city.
Non so come, ma in questa citta' mi sento a casa, non ho il senso di estraneita' che suscita l'essere distanti da casa, in una citta' che vive a velocita' doppia. Ma forse sono io che sono cambiata. Riesco a ricreare il mio piccolo habitat in ogni luogo. Nuova stanza, nuovi soprammobili, nuove persone e percorsi..., pochi giorni e diventa tutto familiare. La mia casa la porto con me, anche grazie alla tecnologia. E speriamo che non ci siano blackout come a Los Angeles, altrimenti siamo tutti piu' "soli"!!!
Come ogni giorno sfoglio il giornale preso sulla pensilina mentre aspettavo il treno, poi pesco dalla borsa il libro (non poteva farmi dono migliore il mio Gianburrasca!) e mi perdo tra le righe. Arrivata a Grand Central corro veloce tra la gente, ci si sfiora a velocita' pazzesca, ma qui sono abituati allo slalom, e prendo la metropolitana. Il tragitto e' troppo breve, quindi mi limito a guardarmi intorno, a scrutare i volti della gente. E' una delle attivita' che preferisco.
La mappa antropologica e' significativa. Cinesi, indiani, pakistani, ebrei, afroamericani e irlandesi. La metropolitana di New York e' un microuniverso in scala dell'America. C'e' di tutto: gente in giacca e cravatta, poveri in canna, turisti, impiegati, ecc. L'unica cosa che sembra accomunarli e' il bicchierone di caffe' che stringono con fierezza. Le scosse della metro non sembrano minimamente preoccuparli. Bevono, leggono il giornale e tirano dritti per la loro strada. 
Ricordo una scena da Oscar architettata dal geniale Spike Lee. Lui malediceva tutti i newyorkesi, etnia per etnia. In quella scena c'era l'indiano che guidava il taxi, il cinese che cucinava, il pakistano che vendeva tappeti... Luoghi comuni, che pero' trovano conferma girando per la citta'. Proprio l'altro giorno ho preso un taxi, ho aperto il vetro di separazione dall'autista e indovinate... C'era proprio il classico sikh con tanto di turbante!
Insomma, gli americani potranno anche affannarsi a rivendicare la propria "purezza", ma la vera America e' un crogiuolo di culture ed e' proprio questo il segno distintivo.
ag

Non vi raccontero' delle celebrazioni per l'11 settembre, ne avrete abbastanza.
No, andro' indietro di 48 ore e vi raccontero' della mia prima evacuazione newyorkese...
Sabato sera esco dalla Rai e da Tribeca mi avvio, ovviamente in subway, verso Wall Street e il Financial District, la zona che viene chiamata Lower Manhattan, ossia la punta estrema che affaccia sulla statua della liberta'. Risalita in superficie passeggio verso Ground Zero. Voglio dare un'occhiata ai preparativi per il quarto anniversario. Faccio un giro, scatto qualche foto ai pompieri e agli altarini che la gente ha eretto in vari punti della voragine. Alzo gli occhi e vedo l'unico palazzo ancora da demolire, coperto da un guanto nero per evitare che le esalazioni nocive si diffondano nella zona come ultimo alito di morte di quel cimitero cittadino. 
Fa caldo, ma i colori sembrano gelidi. E' la seconda volta che torno a New York dopo il 2001, ma ogni volta stensto a riconoscere il suo skyline. I Gemelli erano un simbolo, l'elemento distintivo del cielo sopra NY. Ed e' stupido pensare a due palazzi con nostalgia, invece che a tutti i sepolti vivi, ma e' l'unica cosa che rimane: l'asettica freddezza di un buco ripulito.
La gente fotografa, i venditori ambulanti vendono le foto di quel giorno, le statuette dei pompieri, le magliette con la faccia di Bin Laden (wanted) e altri oggetti lugubri.
Sono interessata dalle reazioni della gente, alle parole, ai gesti.
Ma i miei pensieri sono interrotti dalle urla dei poliziotti. Stanno evacuando la zona. Chiedo cosa succede, mi cacciano, poi dico che sono una giornalista e allora trovo un agente piu' friendly che mi dice che c'e' un pacco sospetto. Mi chiedo cosa potrebbero mai far saltare in un cratere?! Ma poi mi allontano. In tre minuti sono schierate Cnn, Channel 4, e altre tv americane. E' la mia prima evacuazione a New York, forse la prima nella mia vita, sono impressionata, ma resto perche' in fondo sono diventata un po' squaletto anche io come la giornalista bionda, appena uscita dal coiffeur che sorride alla telecamera mentre fa la diretta da Ground Zero che potrebbe scoppiare di nuovo.
ag