sabato, 30 luglio 2005

La strategia del terrore che uccide la quotidianità

Hanno vinto loro. E' questa la prima cosa che mi passa per la testa. Sono in centro, in un posto molto affollato. Discoteche, bar, bancarelle, insomma i normali passatempi estivi della capitale. E' molto tardi e sono stanca, ma ho deciso di andare lo stesso a farmi una passeggiata per rilassarmi dopo una lunga giornata passata in redazione. Con me, due amici, anche loro "sulla notizia". Chiacchiere inutili, risate, poi improvvisamente silenzio. Passa un uomo che indossa un pesante giaccone. Berretto calato sugli occhi e lunga barba incolta. Fanno 37 gradi, che ci fa uno conciato così?!

La gente intorno resta abbastanza calma ma gli sguardi sono eloquenti. E' paura quella che leggo negli occhi della ragazza sfiorata dal passaggio dell'uomo. Qualcuno si allontana cercando di mascherare il panico. Anche una fatalista convinta come la sottoscritta si lascia prendere da una stretta allo stomaco. Poi l'uomo si allontana e passa la paura. Ma è una tortura scoprire la sensazione di panico per qualcosa che un tempo avrebbe suscitato ilarità. Uno con il piumino d'agosto, avrei pensato ad uno squilibrato. Ora ho paura. Ogni volta che mi passa accanto sento la terra tremare.

Sarà la suggestione: tutti i giorni a scorrere agenzie che parlano di terrorismo e bombe. Mi arrabbio perchè non voglio che riescano nel progetto folle di terrorizzare la gente e paralizzare le più banali attività di milioni di cittadini in tutto il mondo, musulmani compresi, dato che sembrano uno dei target preferiti degli attentatori.

Non hanno vinto. Almeno finchè continueremo a credere che esiste un modo pacifico per estirpare le ragioni del terrorismo e che non siamo disposti ad abbandonare le nostre abitudini. Resistere alla paura è un dovere, altrimenti l'avranno vinta.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 20:21 | link | commenti (2)
categorie: brainstorming
giovedì, 28 luglio 2005

In viaggio con la Gizzi...

Ispirata da una conversazione semi-privata...

Ho sempre discusso con certi amici che esaltavano le vacanze nei villaggi, nei posti superturistici e, last but not least, le crociere, per me un autentico spauracchio!!! Centinaia di persone parcheggiate per giorni in un grosso villaggio vacanze in mezzo al mare, e quindi senza possibilità di fuga da quei spacca-cocchi degli animatori!!! Mi sono chiare le cause dell'affondamento del Titanic: qualcuno s'era rotto di stare su quel catorcio zeppo di belloni senza altro da fare nella vita. Anche sul tema cibo etnico non condivido molte proposte "estrose". Non ho mai capito quelli che... "andiamo a mangiare al cinese, sono i migliori ristoratori del mondo", "andiamo all'indiano, che quelli fanno il pane in casa", "stasera perchè non andiamo all'etiope, che si mangia con le mani e ci sentiamo tutti più vicini alla terra", e ultima chicca... "andiamo all'afgano, la zuppa è 'na bomba"!!!!! E io che faccio la parte della guastafeste e ripropongo una banale pizzeria o al max una pastasciutta che sembra ormai al tramonto, tranne poi venire a sapere che a casa tutti se la fanno cucinare da mammà!!! Vabbè, sproloqui in attesa di lavorare, che magari non interessano nessuno, ma intrattengono tra un attentato, una dichiarazione di guerra tra civiltà/"non civiltà" (secondo l'alto parere di un ministro dello stato), una bananata del cavaliere (che oggi sta dando il meglio di sè nell'interpretazione di se stesso, perfetto anche la parrucca di scena...!!!) e una boccata di calura, che in questi giorni non ci facciamo mancare nulla...

Ultima cosa in tema di cibi ed esotismi... Ma 'sta gente avrà mai assaggiato la vera cucina cinese, indiana, etiope e afgana, sul posto dico?! Sono convinta che se lo avessero fatto non si esalterebbero tanto! Provare per credere...  Con questo non vorrei far credere che mi rifiuto di sperimentare..., quando sono sul posto mangio più o meno tutto. Tranne il cane in Cina, adoro l'humus di ceci arabo, i chili rellenos messicani, le focacce marocchine o il tè alle foglie di coca che servono in Perù per sopravvivere a 3.800 metri di altezza... Ma quando sono in Italia, preferisco i cibi indigeni.

 

E poi, un ultimo elemento non trascurabile dei "tristi tropici": le tardone!!! Mi pare che aumentino di anno in anno..., le ho viste a Cuba, come in Brasile, in Marocco e in Thailandia... Se questo è il risultato della parità sessuale..., le donne stanno veramente prendendo tutti i peggiori vizi degli uomini.  Accusata di femminismo in più di un'occasione, condanno chi considera la maschilizzazione delle donne l'unica via all'emancipazione.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 18:00 | link | commenti (1)
categorie: qualcosa di personale, viaggi mon amour
martedì, 26 luglio 2005

W Jane Fonda

Hanoi Jane

Bagdad Jane

ecc....

Per me resta sempre Corie, la meravigliosa sposina bionda di Paul (Robert Redford) in "A piedi nudi nel parco"!!! Quella che decide di trasferirsi per amore in un lucernaio con il tetto tetto sfondato con -10° e la neve in un rigidissimo inverno newyorkese, che sceglie l'appartamento nella palazzina più strampalata del quartiere, che si spara in gola i keniki prima che diventino troppo amari, che urla al marito "sei solo un pinguino impacciato e dignitoso", solo perchè lui si rifiuta di dormire in una stanza giusta giusta per il letto, dove è costretto ad appendere i vestiti al termosifone...

A volte ritornano... Lei è la protagonista di un film che ha segnato la mia vita in più di un'occasione e ieri è successo ancora una volta..., per la mia prima firma su un quotidiano.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 18:16 | link | commenti (5)
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giovedì, 21 luglio 2005

Che mondo stiamo costruendo per i nostri figli?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Occidentali o no, cosa gli resterà? Vivranno nel terrore come e più di noi?

Additati come terroristi o destinati a fare da target, la differenza non è poi così sostanziale...

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 15:52 | link | commenti (5)
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martedì, 19 luglio 2005

Ancora bugie sul fronte americano

Rove is all around You!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roses are red
Now, I'm not naming names,
But, open your mouth
And I'll screw it like Plame's

Tana per Bush, grida il mondo. Ma Bush sembra già aver trovato il cavillo per salvarsi dal Cia-Gate.

Ricapitolando:

Nel 2002, Bush scatena l'offensiva politico-mediatica contro l'Iraq di Saddam. Il rais avrebbe avuto l'intenzione di comprare uranio dal Niger per dotarsi di armi nucleari. Questo basterebbe per legittimare l'offensiva militare alleata in Medio Oriente.

 

Ma Joe Wilson, diplomatico Usa in missione speciale in Niger, deposita un rapporto alla Cia in cui dimostra che la questione uranio è falsa. Il rapporto viene sistematicamente ignorato.

 

A marzo del 2003, gli Usa invadono l'Iraq.

 

Poco dopo esplode lo scandalo. Novak, editorialista conservatore, scrive che alcuni giornalisti hanno avuto la soffiata: l'ambasciatore Wilson, detrattore del presidente Bush, è il marito di Valery Plame, agente della Cia, nella sezione "Armi di distruzione di massa". La notizia nulla toglie alla gravità del Cia-gate, ma certamente contribuisce a screditare lo scomodo diplomatico.

 

Ma il delatore, che ha "cantato" l'identità della Plame resta nell'ombra. Due giornalisti, Judith Miller del New York Times e Matthew Cooper di Time, finiscono in tribunale per non aver rivelato il nome della fonte. La Miller si becca anche una condanna fino a 4 mesi di detenzione. Intanto comincia a girare il nome del consigliere Karl Rove, l'artefice più diretto del trionfo di Bush Jr., sarebbe lui la gola profonda del caso. Ma Mr. President nega con sdegno e dice che chiunque sia coinvolto nello scandalo sarà cacciato.

 

L'Amministrazione Usa nega tutto fino alla fine, fino a quando non è la stessa Miller ha dichiarare, qualche giorno fa: "Fu attraverso la chiacchierata con Rove che appresi per la prima volta che la moglie di Wilson lavorava per la Cia - scrive il giornalista, riportando la sua testimonianza - Rove mi disse che lavorava per l'agenzia su (questioni legate alle) armi di distruzione di massa? Sì".

 

Ora Mr. President gioca con le parole: "Avevo detto che avrei cacciato chiunque avesse commesso un reato", ben consapevole che non è possibile dimostrare la colpevolezza del suo beniamino Rove, dato che l'informazione riservata era già pubblicata nei memorandum interni e chissà quanti occhi indiscreti ci hanno gettato un'occhiatina...

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 18:45 | link | commenti (6)
categorie: esteri
giovedì, 14 luglio 2005

Amici che sbagliano

Compagni di scuola, con uno zaino zeppo di ricordi. I giorni in villa  per evitare l'interrogazione di matematica, le prime uscite la sera con il motorino, estrema concessione strappata ai genitori, i primi amori, timidi e leggeri e le ragazzate che sembrano enormità affrontate con incoscienza.

Occhi verdi e capelli lunghi. Occhi neri e testa rasata. Profili diversi, ma entrambi d'infinita dolcezza. Esistenze lontane che si incontrano e intrecciano per caso e non si abbandonano più. La vita gli ha riservato destini opposti, tra gioie e dolori, a distanze siderali, eppure i loro sguardi continuano ad incontrarsi, a comprendersi non si sa grazie a quale alchimia. Nessuno dei due può razioanlmente capire il percorso dell'altro, ma l'incantesimo riesce, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Anche quando tutto sembra perso e la distanza esistenziale diventa anche geografica.

La vita li ha induriti, i loro sguardi sono meno spensierati, hanno perso l'incoscienza. Uno ha conosciuto la morte di un padre, amato e odiato al tempo stesso, l'altro ha scoperto quanto chi ti ama può ferirti a morte. Un bagno di dolore che li ha lasciati senza forze. Ma poi ci si riprende sempre, si va avanti, si guarda il cielo in cerca di altre stelle gemelle, altri angeli a custodirci.

Ma a volte il destino e la propria storia sono più forti della volontà, e così succede che una mattina i due amici si rincontrino, dopo mesi di lontananza e di chiusura inaccessibile del proprio mondo, due sofferenze vissute in silenzio. I loro occhi si incrociano in uno squallido tribunale e la sofferenza li unisce di nuovo come un esile filo di memoria che non passa. Gli occhi sono lucidi, un nodo in gola, un sorriso che non vuole proprio uscire. Si stringono in un abbraccio proibito e si confortano per tutti i giorni in cui quella stretta è mancata.

Resto lì, attonita, mi mancano le forze, mi sento svenire. E' il dolore di assistere al passato, a qualcosa che non sarà più, che si è strappato per sempre. Una macchia nera del cervello che potrà schiarirsi con il tempo ma che non andrà più via. E' il terrore di non aver saputo alleviare quelle sofferenze e anzi di avervi contribuito seppure indirettamente. Vorrei urlare ma resto muta, la voce si blocca e quel grido mi resta dentro, come un boato.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 18:32 | link | commenti (3)
categorie: qualcosa di personale
mercoledì, 13 luglio 2005

Addio ai "serci"

Via i sanpietrini da Roma. Non esulterò, però non se ne poteva davvero fare a meno. L'antica pavimentazione romana è un cimelio che costa all'amministrazione bei soldoni per la manutenzione e ai cittadini in ammortizzatori e ossa rotte. Passare a Piazza Venezia è come avventurarsi sulle montagne russe... E poi, che tristezza scoprire che ormai i serci della Roma imperiale sono made in China. Ma si sa, la globalizzazione non si ferma..., e neanche il traffico romano, rumoroso e caotico. Da qui la decisione del sindaco di lasciare i sanpietrini solo nelle zone pedonali del centro. Una buona via di mezzo tra praticità e memoria.

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 19:52 | link | commenti (1)
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domenica, 10 luglio 2005

"Una splendida bugia"...

Dopo tanta cronaca, la domenica me la prendo di riposo e mi concedo un po’ di semplice speculazione romantica. Uno dei miei Qualcosa di personale..., che molti già conoscono.

 

Una donna incontra un uomo, si innamorano e vivono una passione travolgente. Ma a quel amore devono opporsi perché entrambi hanno già una famiglia. Lottano contro il destino che li ha fatti incontrare, o che forse li ha fatti incontrare troppo tardi. Poi si lasciano andare.

 

Una storia di ordinario tradimento secondo molti. Una tragedia dell’anima per lui e lei, che di quel sentimento continueranno a nutrirsi per sempre. Almeno così crede lei.

 

Tra omissioni e gioie di cui vergognarsi in casa, i due si amano e si sostengono in questa inattesa avventura che la vita gli ha riservato. Passano 10 anni tra felicità e profondo dolore. Poi la storia finisce e ognuno torna alla sua vita, ma lei scopre di aspettare un figlio dal suo amante e si confida a casa. Non ce la faceva a mentire, le sue passioni, i suoi sentimenti non erano più arginabili.

 

Dopo qualche tempo i due si rincontrano. Stessi odori, sensazioni e pensieri. Lui è rammaricato di non avere più il "loro tempo", lei lo invita a ritrovarsi. Ma lui stavolta le dice che non sa mentire... Lei pensa: "Non è vero", e lo sa perché lei è la sua bugia di tutta una vita.

Questo lo spunto.

 

Una storia di ordinario disamore, in cui colpisce la naturalezza con cui una donna riesce, dopo inaudite sofferenze, ad accettare l’inaccettabile, a convivere con le proprie emozioni che pure le hanno graffiato l’anima. Lei non sa mentire e confessa, mette in gioco tutte le sue certezze, lui invece tace, insabbia con il silenzio e rimuove. Poi dice che non sa mentire.

Mi chiedo, c’è menzogna più grande del nascondere i propri sentimenti a se stessi? Del negare l’importanza che una persona ha o ha avuto nella nostra vita?

 

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 19:10 | link | commenti (5)
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sabato, 09 luglio 2005

Antiquariato metropolitano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Un’ultima sniffata al pesce di Fulton, con una lacrima

Dopo oltre 170 anni, l’antico mercato del pesce di Fulton, luogo dello storico commercio notturno all’aperto, non ci sarà più. L’odore del pesce, che si mescola all’aroma acre del sigaro di Joe Tuna, al sapore di sale del mare, al ghiaccio che allaga i marciapiedi, indicava un luogo inconfondibile nella vastità di New York: una piccola striscia di South Street dove i venditori gridano la loro merce fin dal 1831, mentre tutto intorno a loro è cambiato. Hanno visto passare le stagioni, i presidenti e la città esplodere, hanno sopportato persino che la vista sul fiume fosse compromessa per sempre dalla costruzione del ponte di Brooklyn nel 1883.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma adesso è davvero finita. Il mercato ha le ore contate. La pioggia presto cancellerà per sempre il tipico "aroma" di questo distretto fuori dal tempo. E’ un pezzo storico della Grande Mela che scompare, o meglio si trasferisce, nel Brox, a qualche miglio di distanza da dove si trova ora.

Eppure in quel luogo, rimarrà traccia di un passaggio incancellabile, dei colori forti tipici del mercato, delle tante storie che li si sono incrociate, dei commerci all’alba di New York, da un marciapiede che si affaccia sull’East River.

 

ag

postato da: stellabianca78 alle ore 21:30 | link | commenti
categorie: viaggi mon amour
venerdì, 08 luglio 2005

Londra, 7 luglio 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Steve Bell 2005

 

The Guardian, 8th July 2005

postato da: stellabianca78 alle ore 14:26 | link | commenti
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Chi sono

Blogger: stellabianca78
Viaggiatrice irrequieta e giornalista. Mi piace raccontare delle cose e delle persone. Per farlo mi affido alle mie sensazioni. I cinque sensi: odori, sapori, rumori e armonie, superfici e sguardi. Roma e New York. La mia vita si svolge a queste latitudini, tra crisi da jet leg e sbalzi di "temperatura"...

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