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ag_in_the_big_
_soon!!!
Gli esteri sono paralizzati..., alle 21,38 ancora non si sa cosa sarà delle vite di fior fiore di redattori e stagiste... Quindi vi racconterò una storia.
E' sabato sera, il primo d'estate. Il clima è torrido e le lucciole popolano i quartieri di Roma. Quelle intermittenti, di cui "qualcuno" lamentava la scomparsa a causa dell'avanzare delle tecnologie e dell'illuminazione esagerata del capitalismo, restano confinate nelle ville, mentre più frequenti sono quelle che offrono "amore" in cambio di pochi euro. Sono ovunque. Esco dal bunker e ne trovo una decina alla fermata del bus, ma di certo non è l'autobus che aspettano. Ormai è notte fonda e tutto è fermo. Nessuno passa di qua, solo chi cerca la sua lucciola.
Mi sento sola in questo stradone deserto, però l'aria estiva mi tranquillizza. Tutto sembra più rilassante. La mia macchina, ormai il mio guscio, è piena di quotidiani ingialliti dal sole, di scarpe di ogni genere e adatte per ogni eventualità, che non si sa mai cosa ti riserva una lunga giornata/nottata vagabonda. Mi metto alla guida, ebbra di stanchezza e con gli occhi appesantiti da una giornata passata davanti ad un monitor. Apro il finestrino, non serve neanche l'aria condizionata a quest'ora. E' più piacevole respirare l'aria della sera. Uno squillo rompe l'incantesimo.
"Trastevere", passo e chiudo. La comunicazione arriva forte e chiara. La meta era nell'aria dal pomeriggio e a nulla sono valsi i miei scongiuri... Mi innervosisco, inizio a smaniare. Questa proprio non ci voleva, ma che ho fatto di male per meritare questa tortura?! Vabbè, penso, se trovo parcheggio al primo giro di boa mi fermo, altrimenti fuggo via, lontano dal caos e tanti saluti. Ma Roma è crudele e così, a mezzanotte mi ritrovo inscatolata nel traffico, con i vicini d'auto che diventano quasi dei noiosi vicini di casa. La loro musica copre la mia radio. I commenti dei ragazzacci della notte mi costringono a chiudere i finestrini e accendere il condizionatore. Me ne vado a casa, è deciso! Poi una vocina mi chiama, "sto arrivando, tu dove sei?". Mi dispiacerebbe deludere quegli occhi da cerbiatto, che amano questa città quasi quanto la amo io, che sa apprezzare una corsa domenicale sotto i pioppi del Lungotevere... Così lascio la mia testarossa in un vicolo buio e mi avvio.
Camminando ritrovo la tranquillità estiva. Mi sento libera. Guardo le mie infradito con i turchesi, i lacci intorno alle caviglie. Ripenso al'inverno che mi sono lasciata alle spalle e mi sento serena. La gente sorride, le ragazze sembrano più belle con la pelle dorata. I ragazzi le corteggiano e loro sembrano tutte reginette un pò snob, che si sciolgono al primo sorriso. E' emozionante vedere la vita che scorre, semplice e ripetitiva, ma mai uguale. Poi arrivo all'appuntamento o a "quel che resta della notte". Volti amici, volti sconosciuti in questa città. Sì, perchè è strano vederli qui... Appaiono diversi, ma poi, a sentirli parlare, sono sempre loro. Parlano di giornalismo e questo mi fa ripiombare nelle tenebre della mente. Non ce la posso fare, come direbbe una mia biondissima amica, anche lei carcerata in una bunker dell'informazione.
Resisto. Passo in rassegna i loro volti, le loro parole, sorrido, ma dentro urlo! Gelato, passeggiata, scambio di impressioni sulle reciproche attività, poi il silenzio. Basta, è arrivata l'ora. 
"Ragazzi devo proprio andare, mi dispiace". Il mio livello di saturazione paragiornalistica è al colmo. Bacio il compagno Ben, saluto le ragazze, ormai abbandonate sul bordo della fontana, un bacio alla testa matta del gruppo, ormai malato di tabagismo irreversibile e uno al mio Nanni. Un saluto anche a due ragazze, che si mescolano enstusiasticamente a cotanta intellighenzia e a Zeta. "Scappo, a presto".
Mi avvio e mentre lo faccio sento la serenità scendere di nuovo con grazia su di me. E' una notte da solitari. E da quando ho scoperto la beltà della solitudine non posso più privarmene, almeno fino alla meta successiva di questa strana notte stellata.
ag
"Contro chi si fa scudo della parola di Dio, si rimane impotenti", così Ahmad Montazeri, figlio di uno dei più importanti ayatollah iraniani, alla vigilia del ballottaggio che ha portato alla vittoria l'ultra-conservatore Ahmadinejad.
Non c'è insidia più grande della religione piegata al servizio della politica. E' questo il virus letale che contaggia molti paesi musulmani, ma che non risparmia neanche le democrazie occidentali.
E' preoccupante la nuova ondata di fanatismo religioso che si sta diffondendo nel mondo e ancor più preoccupante è la cecità con cui l'occidente guarda in casa d'altri ma non vede gli effetti nefasti delle sue degenerazioni "politico-fideistiche".
Sui giornali ci si affretta a fare il necrologio dell'Iran riformista che voleva essere e che non sarà mai a causa della vittoria di un sergente di ferro dell'islam. I commentatori si consumano i polpastrelli sulle tastiere per descrivere cupi scenari futuri per quel Paese e per tutta l'area islamica.
Senza nulla togliere al senso di sconforto che si prova a veder fallire gli intenti riformisti e l'entusiasmo di tanti giovani iraniani, senza sminuire la gravità di quella vittoria che è e resta una perdita per il mondo intero, vorrei però segnalare alcune notizie che ci riguardano molto da vicino e che sembrano riequilibrare il piatto della bilancia. Non per partigianeria, ma per amor di cronaca. Affinchè la consapevolezza che pensiamo di aver maturato nel guardare gli altri, sia tale anche quando "giochiamo in casa"....
Decine di migliaia di "cristiani rinati" sono giunti a New York da ogni parte degli Stati Uniti per l'"ultima crociata" di Billy Graham, il predicatore più famoso d'America. Una tre giorni di sermoni che, secondo gli organizzatori, saranno seguiti dal vivo da 250.000 fedeli evangelici.
Durante l'happening religioso, costato quasi sette milioni di dollari, i sermoni di Graham saranno tradotti in 20 lingue diverse. L'ottantaseienne leader del cristianesimo evangelico ha lanciato ai suoi seguaci il suo tradizionale messaggio di redenzione e rinascita. "La civiltà umana sta regredendo a causa della tecnologia. Ciò potrebbe significare la catastrofe per il mondo intero. Siamo tutti peccatori, è necessario un cambiamento radicale per tutti", ha ammonito.
Graham è stato consigliere spirituale di presidenti Usa fin dagli anni '50. Il presidente George W. Bush, di fede metodista, lo ha ringraziato per averlo aiutato a "rinascere dopo anni vissuti alla deriva".
ag
Mi preparo a lasciare la redazione. Roma è quieta, il cielo stellato e l'atmosfera pienamente estiva. Amo questa città perchè è la mia casa, inutile nasconderlo, ma anche perchè la trovo unica. Anche nei momenti peggiori di traffico intenso, di caldo afoso, di menefreghismo allarmante, sento che serba qualcosa di inspiegabilmente attraente.
Oggi è stata una giornata un pò moscia agli esteri, poi alle nove il giornale si è messo in moto. E' una certezza che dà tranquillità, un meccanismo così rodato e infallibile, come ce ne sono pochissimi nella vita quotidiana. Pare un grande organismo che respira questo palazzone immerso nel cemento cittadino. Tutto funziona in armonia, senza che neanche si discuta, sembra che tutti sappiano sempre, esattamente, cosa fare. Certo, le tecnologie aiutano, ma i cervelli sono ben allenati e gli occhi vigili. Tutto converge come un imbuto verso le rotative, che dal fragore notturno restituiranno copie ordinate e immacolate del giornale.
Buonanotte,
ag
Una campagna turistica risponde per le rime ai pregiudizi della Francia sulla Polonia.
L'idraulico polacco, agitato come uno spettro dai sostenitori francesi del NO alla Costituzione europea, è divenuto ora un giovane aitante sul manifesto dell'Ente del turismo della Polonia.
"Io resto in Polonia. Venite numerosi"
ag

Tra due mesi, 60 giorni, 1440 ore circa sarò nella Grande Mela
!!!
ag
Alla fermata del treno aspetto la mia Ruth. Poi scorgo i suoi occhi del colore dell'acqua, un ciuffo di capelli castagna, mi cerca, la folla si apre e finalmente ci corriamo incontro nel sole accecante di una tranquilla giornata fiorentina. Idge e Ruth di nuovo insime. La complicità mai interrotta che riesplode. Troppe cose da raccontarsi in così poche ore, troppe emozioni nuove, fresche, inedite da scrivere con un filo di voce su un divano nella penombra di una casetta di bambole. Tanti lettini, che sembra di essere nella casa dei 7 nani o delle fatine, un soffitto dipinto d'azzurro e verde. La solita catasta di giornali che la mia Ruth si porta dietro come una bimba il suo lenzuolino. Quei fogli sono i suoi feticci, la rassicurano.
Si rincontrano i nostri sorrisi e quasi volando sopra i tanti pensieri, ci aggiriamo leggere per le vie di Firenze, ci mescoliamo senza dargli troppo peso alle chiassose comitive di turisti, ai venditori ambulanti, ai fiorentini che abbondano in discorsi aspirati. Ci scambiamo le ultime impressioni di questa strana stagione delle nostre vite e non posso fare a meno di pensare che la fortuna ci ha messe sulla stessa strada. Ci siamo trovate ed è così bello rincontrarci. E' un legame che si rinsalda. La temuta lontananza che tutto cancella, sembra non potere nulla sulla nostra complicità. Siamo diverse e lo saremo sempre, ma questo è uno stimolo e una sorpresa. Non servono tante parole, Idge e Ruth si capiscono raccontandosi le loro storie preferite, anneddoti che si completano, disegnando due esistenze definite, nette, ma piene di colore, tinte che si mescolano e si confondono come il fiume di gente nelle vie cittadine che attraversiamo canticchiando e chiacchierando. Fino a sera, quando esauste cediamo ai piaceri della gola. Bacco, tabacco e ciccia in una piazza su cui cala il sole in una bella serata estiva.
Ora ti aspetto qui piccola Frodina,
ag
Rapita, violentata e ridotta al silenzio. Mukhtaran Bibi è una giovane pakistana. Nei suoi occhi porta il segno di una violenza, non solo fisica, ma psicologica. Un tribunale ha deciso di punirla per le cattive azioni del fratello e così ha autorizzato il delitto d'onore di una banda di balordi che si è vendicato su di lei dei torti subiti. Lei è stata presa con la forza e rilasciata solo dopo giorni di violenze. E' tornata al suo villaggio seminuda, tra le urla di biasimo della sua gente.
Poi non se ne è saputo più nulla e tutti hanno pensato che si fosse suicidata, come fanno tante altre donne che subiscono la sua stessa sorte. Ma lei era riuscita a fuggire, grazie all'aiuto di una guida islamica, per denunciare gli abusi. Tanto che 7 dei suoi aguzzini sono stati condannati. Con i soldi ottenuti dalla causa, Mukhtaran ha anche aperto due scuole, una femminile e l'altra maschile, nella convinzione che per migliorare le condizioni di vita nel suo paese si deve prima combattere l'ignoranza.
Ma ora entra in scena il governo pakistano, che invece di impegnarsi alla ricerca dei terroristi o di occuparsi dei problemi politici in cui versa il paese, si prodiga in divieti alla donna di recarsi negli Stati Uniti per testimoniare pubblicamente la piaga dei delitti d'onore in Pakistan.
ag
Odore di caffè un pò stantio, di giornali freschi di stampa, di computer che gettano fuori aria calda perchè sono accesi già da troppe ore. Entrano ed escono persone di ogni genere, alcuni in giacca e cravatta, altri con le infradito ai piedi e la magliettina di filo alla marinara. Li osservo mentre parlano, ridono, si scambiano battute e discutono dei fatti del giorno con disinvoltura, colorando il tutto con qualche parolaccia, che in bocca ad un giornalista pare non guasti mai. Tra di loro riconosco alcuni dei volti noti del caso: una delle donne che ha fatto lastoria di questa Italietta malata di nanismo e che però ogni tanto sforna qualche mente brillante. Quando parla tutti l'ascoltano, lei si anima e sembra una ragazzina quando urla tutta la sua rabbia per questo "paese nichilista". Al suo fianco il giovanissimo rampollo della ditta R&co. Si accarezza la criniera, biondissimo, i suoi occhi azzurri sorridono senza rughe, è così giovane. L'importanza del suo ruolo non sembra pesaregli, anzi sembra che si diverta, è completamente a suo agio, anche con il capo supremo. Lui arriva, un uomo dall'apparenza mite e un pò guardinga. Tace qualche minuto, sembra che studi i suoi vicini. Poi inizia a parlare, in tono dimesso, ma i suoi occhi sono vivaci ed esprimono molto più delle sue parole. E' contrariato. Spaventato anche lui dall'indifferenza del paese alle "questioni culturali". Rimango impressionata dalla lucidità del suo ragionamento, dalla fermezza delle sue parole, dalla fierezza con cui si assume la responsabilità delle sue scelte, che sono anche quelle del giornale. Non è pessimista, anzi, dice che la disfatta referendaria deve stimolare il giornale a dare il meglio. "i giornali sono organismio vivi, la politica è ormai un guscio vuoto, quindi siamo noi giornalisti a dover aiutare i politici a ridurre la distanza dai cittadini". E aggiunge: "Vorrei che il Papa quando si affaccia da San Pietro parlasse a tutto il mondo cattolico e non si interessasse dell'agenda civile di un Paese che deve rimanere laico". Parla della destra e della sinistra che non ha saputo trovare le parole giuste e valori condivisibili da spendere sul mercato delle idee per aggregare la cittadinanza (in)attiva, e tutti lo stanno ad ascoltare. Lei lo interrompe di quando in quando per gridare la sua indignazione. Mi accorgo che si sta stabilendo la linea editoriale da seguire nei prossimi giorni. Un'autentica lezione pratica di giornalismo. Un termometro della pressione del Paese, che vive le inquietudini contemporanee senza avere la benchè minima idea di come affrontarle. Immaturi e con un passato pressochè del tutto rimosso dal mea culpa di progressisti e conservatori, gli italiani brancolano nel buio e restano a casa convinti che "tutti rubano alla stessa maniera", come diceva un vecchio cantante comunista.
ag