Potete trovarmi qui!!!

Ma tra una settimana sarò di nuovo a lavoro...
Vi aspetto!!!
Stella (marina)

Temporale su Roma, poi il sole...
Strano tornare a casa e cambiare di nuovo vita.
Partire è un pò morire, tornare anche. Il viaggio di oggi ne è la conferma.
ag
Dopo 7 mesi è arrivato l'ultimo giorno di scuola. A guardarsi indietro riesco a ricordare solo i momenti più belli, come quelli immortalati nello speciale, li vedo scorrere davanti ai miei occhi, con una musica di sottofondo, ogni nota in armonia con i fotogrammi. Accelerazioni, volti sfocati, risate interrotte da qualche lacrima. Un presentatore, magari con una maglia rosa e la sciarpetta gialla, occhialoni da sole per fingersi commosso..., e in fondo un pò lo era. Protagonisti e qualche antagonista. Tante comparse.

Abbiamo avuto momenti di sconforto, quando sotto la tempesta di neve i piccoli reporter del Ducato risalivano le vette di Urbino, quando alle 10 di sera qualcuno ha fatto saltare una pagina intera del giornale, quando avevamo da combattere con uno "sperone" chiamato economia... Eppure abbiamo superato tutto e siamo arrivati a questa mattina che pare sospesa nel tempo, incapaci di renderci veramente conto che oggi è finito parte di questo viaggio e si torna a "casa".
Lascio qui degli amici, ma li porto con me nella valigia dei ricordi...

ag
"Tv criminosa, ma nessun tribunale mi ha mai condannato", così Enzo Biagi stasera a Che tempo che fa, intervistato dal conduttore Fabio Fazio.
"Questa potrebbe essere l'ultima puntata, dopo 814 trasmissioni, ma non tocca a lei Berlusconi licenziarmi". Così Enzo Biagi in diretta, durante la puntata del 18 aprile 2002 de Il Fatto, a Silvio Berlusconi che, nel corso del suo viaggio in Bulgaria, aveva affermato: "Santoro, Biagi e Luttazzi, hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso".
Se è vero che in questo paese si è innocenti fino a prova contraria, allora l'uomo resta nella legalità d'azione e d'intenti.
Le sue colpe? Acume, integrità, serietà e capacità d'analisi, in un paese malato di disgregazione sociale e culturale, che secondo Scalfari attraversa il suo secondo 8 settembre.
Si commuove l'uomo e ci commuoviamo noi con lui, con un pizzico di invidia per la sua passione per la vita e per il suo mestiere.
Strano che in questa Italia malandata e stanca le idee più rivoluzionarie vengono da un ultra-ottuagenario...
"Sono fiero del mio paese, non per i suoi intelletti, ma per la sua gente".
"Ho fiducia nel futuro di questo paese, ma sembra di essere nell'ora del dilettante. Romolo non ha mai avuto un fratello di nome Remolo...."
"Il posto più straordinario in cui sono stato è un carcere statunitense, nel braccio della morte. Uno dei condannati ha passato le sue ultime ore di vita a parlare con me".
"Non ho hobby, la sera vado a letto presto. Ho tante piccole manie, ma non sono mai mancato ad un appuntamento o a una consegna".
"L'indifferenza è il peccato peggiore"
Grazie Grande Vecchio, con la tua vita sei d'esempio per molti.
ag
Acque cristalline, spiagge deserte, bianche come una rovente distesa di neve. Stelle marine che rompono le trasparenze, coralli ricoperti di velluto color panna, pesci blu, rossi e gialli, una natura selvaggia e indomita. Impossibile non ammalarsi di nostalgia dopo aver passeggiato per le vie dell'Avana, tra le auto antiche e la gente dagli occhi tristi. Un'umanità genuina eppure già segnata dalla schiavitù di una "stupida" dittatura, come l'ha definita Guido Rampoldi su La Repubblica di sabato scorso, stupida come tutti i regimi. "Spesso i libri che riesco a farmi mandare da fuori mi vengono sequestrati con la scusa che il pacco eccede il limite di peso e che dovrei versare 100 dollari o più per ritirarlo, soldi di cui ovviamente nessun cubano dispone...", così mi raccontava desolato Juan, un universitario. "Vengo pedinato costantemente perchè pensano che io sia una spia, questo solo perchè tanti anni fa uno dei miei fratelli è fuggito in America, per la nostra famiglia è stata una tragedia il suo allontanamento e ora ci si mette anche la polizia...", Pedro, un ragazzino di Santiago de Cuba, è stanco della cappa oppressiva imposta dal regime.
Francesca Caferri ne aveva raccontato il grido di libertà: "Viva la libertà! Abbasso Fidel". Lei ha avuto il privilegio di presenziare alla prima riunione a porte aperte dei dissidenti anticastristi in loco, incontratisi, non a più di 90 miglia dall'isola, in quel di Miami, ma nel giardinetto di una casa vicino all'aeroporto della capitale. Hanno tentato di fargliela sotto il naso al tiranno, ma la reazione non ha tardato a manifestarsi: giornalisti ed europarlamentari espulsi, cronisti cubani incarcerati. Francesca ora sta tornando a casa e ci racconterà dalle pagine di La Repubblica la sua esperienza, le sue impressioni, dando voce alla gente comune che in quell'isola si sta inventando una transizione pacifica alla democrazia. Quando il tiranno sarà morto, qualcuno dovrà essere capace di guidare il Paese, affinchè non cada nel caos e allo stesso tempo non si trasformi in una "informale colonia americana".
Francesca è uscita da pochi anni dalla scuola di giornalismo che sto frequentando e spesso torna per raccontarci la sua esperienza. Quando quest'estate sarò in redazione con lei ripenserò a questa vicenda che mi ha dato ulteriore conferma delle responsabilità che questo mestiere comporta. A volte lo si fa con leggerezza, ma è bene non dimenticare che le parole sono spade e i giornali il fodero da cui possono essere sguainate.
ag
E' morta con il sorriso. Shaima Razayee, 24 anni, presentava un programma di musica pop in una nuova tv afghana, Tolo tv. Il suo programma faceva tendenza tra i giovani di Kabul. Vestiva da aliena nella terra del burqa: jeans e maglietta, ma in un paese martoriato si muore per poco. E poi quei pezzi di stoffa erano tanto, una conquista, un ideale tenacemente rivendicato, per lei e per milioni di donne prigioniere della paura e dell'ignoranza. Donne schiacciate nel confronto tra le culture, vittime delle guerre e delle paci imposte con le armi.
"Libertà obbligatoria", titola oggi il Manifesto, e non poteva esserci titolo più vero...
"If the Afghans are ready or not, that is really up to the public to decide. It is not up to intellectuals and the academics and the so-called experts." -- Saad Mohseni, Tolo TV founder
ag
"The first time we took him down to the piano he played for several hours, non-stop"
Michael Camp, Social worker
Sheerness, Kent. E' il 7 aprile. Un giovane uomo si aggira smarrito per le vie della piccola cittadina immersa nel verde della campagna inglese. Non ha nome, o forse vuole solo nascondere la propria misteriosa identità. Non ha voce, o magari rinuncia alle assordanti parole. Ma "rivive" nelle note di un pianoforte. Lo disegna, ne sfiora i tasti nell'ospedale dove è stato ricoverato, nella piccola cappella, adiacente le stanze dei malati. La sua musica è magica. Suona per ore, senza sosta. Suona a memoria gli spartiti che porta sempre dietro, chiusi in una busta. Sono il suo bagaglio, non ha bisogno di altro. Tutti si affannano alla ricerca di persone che ne reclamino la scomparsa, ma lui sembra venire dal nulla, da una civiltà lontana, dagli abissi marini.
Solo, nelle frastagliate terre al confine tra il mare e la costa, il pianista si aggira senza nome. Ha perso la memoria o forse gioca, e giocando, si prende gioco del nostro mondo. Di tutte le parole inutili...
E' una storia d'altri tempi, che affascina e incuriosisce. Lascia spaziare la fantasia e per questo è la storia che tutti vorremmo scrivere, una di quelle che potrebbe occupare 15 misere righe oppure sfondare le 90.
ag
Submission, l'ultimo girato di Theo Van Gogh, il regista olandese ucciso da un islamista, ha scatenato ieri polemiche e malumori. Molti gridano all'utilizzo strumentale che se ne è fatto. E' stato Ballaman, leghista, a chiederne la messa in onda, ma solo dopo averlo già proiettato in una sede del suo partito con numerosi affiliati che brandivano cartelli con scritto "Il Corano: se lo conosci, lo eviti".
Secondo me il film va mostrato, ogni forma di censura è aberrante. Ma certe testimonianze, che pure contengono profonde verità, andrebbero accompagnate da un più approfondito dibattito pubblico sul complesso tema dell'integrazione e delle pratiche religiose, culturali e politiche nell'islam, come in altre fedi.
Tagliando corto. Mi son sentita dire che i musulmani uccidono e torturano per motivi religiosi, che vivono il loro Medio Evo, da cui difficilmente usciranno, dato che "non vogliono imparare" e che non c'è dubbio che ci siano differenze di livello tra una cultura e l'altra...
Così si perde di vista il problema, e si evita ogni dibattito. E poi si dimentica tutti i casi in cui la religione è stata strumentalizzata, non solo l'islam, a fini politici e talvolta violenti. In questo forse, tutte le fedi sono uguali, o più semplicemente, è la natura umana che talvolta è miserevolmente cieca, a qualunque latitudine.
10 marzo 1993 - Florida, Michael Griffin, militante 31enne di Soccorso America (RA) uccide David Gunn, un medico abortista di Pensacola. Al processo si difende: “Ho ucciso il dottore per salvare un bambino”. Alcuni religiosi radicali legittimano la violenza. L’ex pastore presbiteriano Paul Hill, in nome di Dio dichiara: "L’omicidio di un assassino (di feti) è un’azione difensiva". E’ il manifesto dell'omicidio giustificabile per motivi religiosi.
Agosto 1993 - Rachel “Shelley” Shannon, un’attivista, ferisce a fucilate un abortista di Wichita in Kansas ed è arrestata in Oklahoma. Confessa dieci attacchi a cliniche del West in un anno. Al processo per l’agguato non si pente, anzi si paragona a Cristo nel aver portato giustizia contro gli abortisti professandosi un soldato dell’Esercito di Dio.
1994 - Baruch Goldstein, fondamentalista ebraico compie una strage alla Tomba dei Patriarchi di Hebron. Israeliani integralisti lodano l’azione.
20 marzo 1995 - Il capo e fondatore della setta neo-buddista giapponese Shoko Asahara (Suprema Verità), Aum Shinrikyo, organizza la strage con il gas sarin nella metropolitana di Tokyo. Nella strage perdono la vita 12 persone e più di 5000 rimangono intossicate o ferite.
Gennaio 1997 - Atlanta (Usa), parte una campagna terroristica contro gay e abortisti. Due organizzazioni rivendicato gli attentati: l’Esercito di Dio, gruppo anti-omosessuale e antiabortista, che in una lettera dichiara “guerra totale” al governo federale e promette altri attentati e i Figli del Klan Confederato. Nel 1997 il terrorismo religioso antiabortista ha raddoppiato gli attentati rispetto al 1996: 13 bombe, 65 atti di violenza, più di duemila lettere o telefonate minatorie. Internet è pieno di siti in cui si predica la guerra santa. E alla fine anche le bombe uccidono, in Alabama, a Birmingham, una roccaforte integralista. 28 febbraio 1998 - Un ordigno scoppia alle 7.30 del mattino, uccidendo il poliziotto che era in servizio di vigilanza e ferendo gravemente un’infermiera in una clinica che da tempo è nel mirino dei terroristi: i medici vanno in camera operatoria con la pistola sotto al camice. L’attentato è rivendicato da estremisti cristiani. Le indagini si indirizzano immediatamente sul trentaduenne Eric Rudolph, fervente cattolico. ag
Nessun dilemma per la prossima estate. Vado a Roma, da giugno a ottobre; a lavorare. Senza il mare non so quanto resisterò. La vespa ce l'ho, mi accontento sperando che siano delle fantastiche vacanze romane.
La libertà di possedere un'arma è importante come la libertà d'espressione e la libertà di religione. Lo ha detto alla Cnn il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice.
Ogni anno negli Stati Uniti vengono commessi oltre 11mila omicidi, un numero decine di volte superiore a quello di altri Paesi sviluppati. Un rapporto del Children’s Defense Fund (Cdf), un’organizzazione che si batte per i diritti dei bambini, rivela che nel 2002 – l’anno più recente di cui siano disponibili le statistiche – le persone sotto i 20 anni morte per colpi di arma da fuoco sono 2.867. Otto bambini e ragazzi al giorno, uno ogni tre ore. Per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, si tratta della seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Il totale comprende 1.830 omicidi, 828 suicidi e 209 casi non ben identificati. La gran parte delle morti riguarda la fascia di età dai 15 ai 19 anni, con 2.451 casi. I bambini sotto i cinque anni uccisi sono 71. Cifre che rendono il tasso di morti per colpi da arma da fuoco sotto i 15 anni negli Stati Uniti superiore alla somma di quello di altri 25 Paesi industrializzati.
Il Cdf accusa l'amministrazione Bush. Si fa riferimento in particolare al divieto decennale di vendita delle armi semi-automatiche, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale – l’amministrazione Bush non ha rinnovato, secondo molti per non rimanere invischiata in un problema che negli Stati Uniti rischia di far perdere i voti delle lobby pro-armi. Il rapporto del Cdf mostra come, mentre la messa al bando delle armi semi-automatiche era in vigore, il numero di morti di giovani per colpi di arma da fuoco sia costantemente calato fino a dimezzarsi: dai 5.793 casi del 1994, record negativo degli ultimi 25 anni, ai 2.867 di tre anni fa.
Ma Larry Pratt, direttore del gruppo Gun Owners of America (una delle tante associazioni statunitensi che si battono per la libertà di possedere armi), sdrammatizza: "Se si guarda ai morti per colpi di arma da fuoco sotto i 15 anni, ci si rende conto che quella cifra è inferiore al numero di quelli che muoiono annegati in piscina o perché sono caduti dalla bicicletta”.
ag