Amo gli Stati Uniti.
Sono stata più volte in Africa, ma ho il "mal d'America".
E' stato amore a prima vista. Arrivata per la prima volta sul suolo statunitense all'età di nove anni non ho potuto più fare a meno di tornare in quel Paese. Amo le sue atmosfere, la natura selvaggia e indomita, amo le sue città così fuori misura e disumane, amo l'odore dei motel ai bordi delle highway. Non riesco a dimenticare la terra rossa delle riserve indiane che conserva in se l'odio atavico dei conquistatori e le storie millenarie degli indiani. Le gole dei canyon che provocano vertigini e ci fanno sentire così piccoli e insignificanti. La potenza devastante delle Niagara Falls, mentre respiravo quell'aria carica d'acqua mi sembrava di soffocare. E poi la gente, un miscuglio di genti diverse e nonostante questo il loro profondo razzismo.
"Che paese l'America!", ha scritto l'emigrante irlandese McCourt. E aveva ragione. E' una realtà allucinata e piena di contraddizioni. Grandi storie e terribili bassezze che s'imprimono sulla pelle del mondo intero. Amore e odio. Attrazione/repulsione. Proprio il sentimento più coinvolgente che esista.
L'11 settembre mentre crollavano le torri gemelle ci siamo sentiti americani, ma anche afgani, iracheni, sudanesi, marocchini e palestinesi. Il dramma del mondo democratico è tutti i giorni, nel rendersi conto di quanta grandezza e di quanta stupidità venga esportata dagli Usa. Ci si sente sinceramente a disagio di fronte alla scomparsa lenta dei valori democratici, corrosi dal rombo delle bombe "intelligenti" contro i civili, dalle parole di Bush e Condoleeza, dalla violenza di liceali che ammazzano perchè soffrono d'indifferenza.
ag
P.S. Curiosando...
In certi momenti provo vergogna per lo scempio che si fa del mestiere giornalistico.
Sento in me l'indignazione per l'uso improprio della potente arma della carta e della penna, del video, di una voce che irrompe nelle case della gente. Un'arma potente e distruttiva se mal gestita.
E' vero che durante questa campagna elettorale "alla carbonara" se ne sono sentite di tutti colori, però è per me una sofferenza vedere che anche i giornalisti contribuiscono a "sollevare polveroni" privi di utilità e lesivi della deontologia professionale. Inutile chiedere scusa e aggiungere che comunque l'intervistato ha detto quelle cose. Il mestiere del giornalista non è quello di riportare tutto quello che registra, ma quello di filtrare i racconti dopo averli attentamente controllati e averne accertata l'affidabilità e l'utilità per la comunità dei suoi lettori. Chiunque è capace di trascrivere un nastro con un'intervista, non tutti invece possono permettersi di esercitare il loro giudizio critico e professionale su ciò che debba essere pubblicato.
Quello de L'Unità di ieri è un errore grossolano e certamente controproducente per la testata, per i suoi referenti politici e per il giornalismo tutto.
Come mi ha insegnato uno dei miei giovani maestri: "i fatti, i fatti, i fatti"; e poi, "ogni evento va verificato".
ag
Mercoledì 23 marzo
Il mio primo GR da Radio Ducato.
Intanto ascoltate la mia intervista ad Enrico Vaime sulla Pasqua degli italiani. Non siate troppo intransigenti, considerate che sono "work in progress"...
http://www.uniurb.it/giornalismo/audiomp3/2005_03_22_Radio/2005_03_22_vaime_gizzi.mp3
ag
Scempio di una città.
Torno nella mia affascinante città e la trovo coperta di cartelloni chiassosi che la deturpano. Siamo nel terzo millennio e nonostante le tante forme di comunicazione, i politici si ostinano a sporcare i muri con i loro vuoti slogan. Lo trovo offensivo oltre che inutile. Intanto nel Lazio si consuma la sfida all'ultimo sangue, a colpi di firme false, spioni e spiati. Roma sembra quasi ripiombata nel clima da diluvio universale della politica del 1948... Berlusconi sarà in piazza al fianco del romanissimo e fasc... issimo Storace. Noi romani subiremo la loro ingombrante presenza, poi ci recheremo alle urne per dare la nostra "fiducia" con la sfiducia nel cuore. E poi dicono che la gente si allontana dalla politica...
Almeno una volta si aveva la decenza di appiccicare sui muri delle immagini più sobrie... Oggi vedo la foto di una bionda che sembra uscita da "Drive in", penso che si tratti di un nuovo night metropolitano di infimo livello, poi scopro che milita per FI.
ag
Il giudizio sugli altri è l'attività più umana che esista. Tutti siamo portati a "impressionarci" nell'incontro con l'Altro. Risentiamo dei nostri e dell'altrui umore, delle nostre esperienze passate, delle paure e delle aspettative che ci portiamo dietro. Un bagaglio pesantissimo di pre-giudizi nel vero senso del termine. Ma conoscere gli altri serve anche a modificare le proprie convinzioni e ad arricchire il nostro punto di vista sulle cose e su noi stessi. Interessarsi all'altrui percezione non significa ricercare approvazione sociale o adattarsi alle aspettative che gli altri ripongono in noi. Ascoltare le motivazioni e le convinzioni che si formano su di noi consente di osservarsi dall'esterno e spesso apre gli occhi su aspetti rimasti all'ombra della nostra personalità.
Tutto questo però è molto rischioso e soprattutto può essere fonte di dolore. Ci si sente messi a nudo, le nostre convinzioni sono rimesse continuamente in gioco e scelte della nostra vita che si ritenevano pacifiche vengono sconvolte e creano nuovi conflitti.
Ma la vita è movimento continuo dentro e fuori. L'alternativa è il deserto e l'isolamento della propria esperienza.
In questi mesi stranissimi qui ad Urbino, una città sospesa in un vuoto spazio-temporale sono state proprio le persone a restituirmi qualcosa. Alcune mi hanno ferito con la loro schiettezza, mi hanno colpito con la loro capacità di affidarsi agli altri, hanno saputo prendersi cura di me in modo non scontato, concedendomi di entrare nel loro mondo segreto. In particolare una persona, mi ha aperto il suo cuore, e vincendo le sue paure mi ha concesso più di ciò che mi sarei mai aspettata. Senza dire nulla mi ha fatto capire che in me trovava un'amica, questa è la cosa più bella che si possa fare.
ag
Oriana Fallaci. Una donna piena di rabbia e di dolore represso dietro la maschera della conversazione veemente, del giudizio gratuito al vetriolo che non aggiunge conoscenza ma fa crescere l'indifferenza alle ragioni e alla storia altrui.
"Sono una storica!", "Il giornalista è uno storico!" Urla in un'intervista rilasciata molti anni fa a Sixty minutes. La storia dunque non esiste: "Come facciamo a sapere che sono vere le cose scritte 300 o 400 anni prima?"
Con una frase si cancella la storia, si fa piazza pulita della memoria.
E' una donna carismatica Oriana, ma anche molto sola. La sua vita è al limite dell'isolamento. Lei e la sua penna, il suo sorriso che negli anni diventa una smorfia triste. Amata e odiata dal mondo. Sull'Apollo 12 sbarca sulla luna, poi si butta nel fango in plaza de las Tres Culturas nel tragico '68 messicano.
In Vietnam è ritratta mentre fugge sotto le bombe, un elmetto le copre metà volto, il suo volto affilato. Poi l'Oriana innamorata di un rivoluzionario greco che morirà lasciandole un altro vuoto dentro. La sua rabbia che cresce, il dolore che le indurisce e pietrifica la coscienza.
Fino all'11 settembre. Oriana chiusa ormai da anni nel suo palazzo di cristallo, incapace di raporti umani, pubblica il suo pamphlet di invettive antislamiche intercettando i sentimenti primordiali di chi la pensa come lei e l'avversione definitiva di chi non si lascia trascinare da facili giudizi e semplificazioni.
Probabilmente la sua figura continuerà a dividere, soprattutto dopo la sua scomparsa. Molti ne faranno un'eroina del giornalismo e questo farà dimenticare che lei non si è mai considerata "una giornalista", ha sempre voluto eccedere, primeggiare sulle persone più che ascoltarne le ragioni e descriverne le storie. L'unica storia che ha raccontato con passione è stata la sua, tragica e clownesca al limite del paradossale.
ag
VI ASPETTO TUTTI SUL SITO:
http://www.uniurb.it/giornalismo/
Io e la biondissima Ilaria abbiamo finalmente pubblicato il nostro primo articolo online!!!
Un grazie speciale al folletto della Rete, il mitico a.sg.!!!
ag